---
title: "L&#8217;Europa alla ricerca della centralità"
description: Dalla politica estera ai rapporti commerciali, l’Europa affronta la sua sfida alla centralità. Non basta più saperci costituire in Unione
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/05/europa-centralita-1024x639.jpg
date: 2025-05-30
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/leuropa-alla-ricerca-della-centralita/
categories: [Politica]
tags: [esteri, Europa, guerra, politica, russia, Ucraina, UE]
---

# L&#8217;Europa alla ricerca della centralità

![europa-centralità](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/05/europa-centralita-1024x639.jpg)

Dalla politica estera ai rapporti commerciali, l’Europa affronta la sua sfida alla centralità. Eravamo compiaciuti di saperci costituire in Unione e dell’essere ambìti come area nella quale entrare. Ora non basta più

Dalla politica estera ai rapporti commerciali, **l’Unione Europea affronta la sua sfida alla centralità. L’Ue nella quale viviamo è stata costruita con successo. Galleggiando nel mondo generato dal secondo dopoguerra e allargandosi trionfalmente in quello succeduto al benefico crollo dell’Unione Sovietica. **Eravamo compiaciuti del fatto stesso di saperci costituire in Unione e dell’essere ambìti come area nella quale entrare. Ora non basta più.

Ciò [non dipende da noi](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/i-dazi-europei-non-esistono/), ma dal brutale isolazionismo che ha ammaliato gli Usa. Un isolazionismo che dovrà fare marcia indietro – giacché non è consentito dare le dimissioni dalla storia – ma che per il solo fatto di essersi affermato in quelle forme ha spostato l’attenzione sull’Ue. **Le tante critiche degli antieuropeisti hanno sempre lasciato il tempo che trovavano, il loro illogico reclamare l’Ue che non c’è, salvo volere demolire quella che c’è** (da noi la destra voleva anche uscire dall’euro, mentre la sinistra non voleva entrarci),** era propaganda sterile** e, difatti, quando hanno avuto ruoli di governo facevano il contrario di quel che andavano dicendo. La sfida odierna non è contrastare loro, ma riempire lo spazio occidentale che gli Usa lasciano scoperto.

**Il mondo della ricchezza e della libertà non è fatto di sopraffazioni e rotture, ma di diritto e cuciture. È in quel ruolo che possiamo essere calamita non soltanto per i capitali spaventati dall’aria che tira oltre Atlantico** – fra i quali i nostri stessi risparmi, che esportiamo perché abbondanti e non interamente e convenientemente investibili solo dentro i confini europei – ma anche per intelligenze e ricerche, che sono il propellente dello sviluppo tecnologico e della crescita economica. E per potere navigare questo mare occorre essere una nave, non un insieme di gusci di noce.

Quindi **ci serve il mercato unico dei capitali e ci servono campioni produttivi in scala continentale e non nazionale. Ci servono università d’eccellenza** che attirino finanziamenti per la ricerca e ci serve un mercato in cui l’innovazione sia premiata. **E siccome la potenza ha bisogno di essere difesa, ci serve la difesa comune. **Cosa che ci è stata resa chiara dall’aggressività russa.

C’è il piano Draghi, certo. L’impressione è che molto personale politico non lo abbia neanche letto. Già tanto se ne ha scorso l’indice. **Quel piano è colmo di forza culturale, ma è scarso di forza politica. Nelle democrazie non basta una buona idea, bisogna procurarle il consenso.** Altrimenti finisce come il governo Draghi: un sarebbe potuto essere e non fu.

Avere un solido baricentro politico, in Ue, non significa averlo monocolore, men che meno di destra o di sinistra. Significa averlo consapevole e non mentitore verso l’opinione pubblica. **La storia dei “dazi europei” indigna non soltanto perché ignorante, ma perché ideata per ingannare gli ignoranti. **E gli inganni non costruiscono la forza, semmai provano a nascondere la debolezza.

Dal punto di vista difensivo la Germania e l’Italia sono nella stessa condizione storica: **pensare di tenersi discosti dalle coraggiose iniziative del cancelliere Merz significa destinarsi alle retrovie. Dal punto di vista del debito, la Francia e l’Italia hanno moltissimi interessi in comune ed è demenziale vivere l’imminente visita del presidente Macron come se fosse una questione di rapporti personali,** perché perdere quel legame significa relegarsi a spettatori stizziti e dispettosi.

**Si possono inseguire le vibrazioni di protesta, facendo finta di non sapere che sono spinte dal nemico politico e militare di ieri e di oggi: Mosca. **Ma se facevi il comunista non potevi governare profittevolmente un Paese occidentale, *idem* se fai il sovranista e rinunci al baricentro europeo per attaccarti al pendolo trumpiano.

**L’Italia cresce se aggrappata alle Alpi e inserita in Ue, altrimenti galleggia alla deriva e si ritrova sulle rive infide del Mediterraneo africano**. L’ora delle scelte è adesso ed è drammatico che non se ne parli con la chiarezza e l’onestà che il momento richiede.

Di* Davide Giacalone*
