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title: L’opposizione svegliata da Ghali
description: "Ci troviamo in una situazione di assenza nel nostro Paese: quella dell’opposizione. Che segue i trend di turno: il caso Ghali, per esempio"
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date: 2024-02-14
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/lopposizione-svegliata-da-ghali/
categories: [Politica]
tags: [musica, Musica italiana, pd, sanremo, sanremo2024, schlein]
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# L’opposizione svegliata da Ghali

![Opposizione Ghali](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Opposizione-Ghali.jpg)

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2024-02-12 07:37:31

2024-02-12 06:37:31

La polemica sulla frase "Stop al genocidio" del cantante Ghali: nessuna superficialità ma, semmai, una evitabile forzatura

Partiamo da qui: personalmente non ho apprezzato l’estrema e inevitabilmente semplicistica frase “Stop al genocidio“, con cui Ghali ha concluso la sua esibizione nella serata finale del Festival di Sanremo.

Per un motivo semplice: le posizioni, le idee e le opinioni sono ovviamente legittime quando espresse in modo civile, ma provare a definire una crisi e una tragedia come quella che si sta sviluppando dallo scorso 7 ottobre (quella data non può essere dimenticata) con due parole è inevitabilmente una forzatura.

Una semplificazione buona per i tempi di uno show, ma non tutto può essere show. Soprattutto per quel riferimento al “genocidio“ che già in altre occasioni ho avuto modo di ricordare come sia rivoltante da accostare allo Stato di Israele. Agli ebrei, per essere più precisi. Sono aggiornato del procedimento in corso all’Aia, che ricorderei agli ultras di una parte e dell’altra essere alle fasi preliminari, prima di essere utilizzato come clava.

Torniamo, però, a Sanremo e a Ghali: l’ambasciatore israeliano in Italia ha usato parole dure nei suoi confronti e più in generale del Festival reo - a suo dire - di non aver ricordato le vittime del 7 ottobre (aggiungiamo che l’Ucraina è praticamente sparita: l’anno scorso ci fu gran polemica per l’eventuale intervento del presidente Zelensky, ma evidentemente ci si abitua a tutto e tutto rischia di diventare routine). In particolare, di aver dimenticato la strage perpetrata da Hamas al rave nel Sud in Israele.

L’annotazione ha un fondamento: un evento dedicato alla musica che ha trovato il tempo di occuparsi per una settimana dei trattori - senza sapere bene cosa fare - un riferimento a quella tragedia avrebbe potuto farlo, ricordando magari la profanazione anche della musica come strumento di pace e dialogo. Non si sono avuti questa forza e questo coraggio: meglio non toccare temi potenzialmente incandescenti.

Così sono rimasti gli inviti al cessate il fuoco e più genericamente alla pace, che suonavano - siamo onesti - come condanne delle operazioni militari israeliane. Che noi abbiamo stigmatizzato non so più quante volte, nella speranza che gli anticorpi democratici di Israele prendano il sopravvento sulla mancanza di strategia di un leader che si sta dimostrando una sciagura per il suo Paese. Eppure non si può semplificare così, non si può dire e non dire.

Quanto a Ghali, ribadita la critica a quella frase, ci andremmo cauti nel descriverlo come un personaggio superficiale o alla caccia della polemica “facile”. Ha ribadito di aver scritto il pezzo portato a Sanremo, con tutti i suoi riferimenti alla pace, ben prima del 7 ottobre e non abbiamo motivo di dubitare delle sue parole.

Ha le sue idee e non le sposiamo sempre, ma è un artista che ha avuto in tante occasioni la voglia e il coraggio di sottolineare la propria italianità con un’energia che tanti, presunti “veri” italiani (in che senso?! Boh…) non si sarebbero mai sognati. Che sia occasione di dialogo.

di Fulvio Giuliani

Ghali, l’ambasciatore e l’equilibrio

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2024-02-12 07:39:49

2024-02-12 06:39:49

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2024-02-13 17:04:57

2024-02-13 16:04:57

Si è conclusa con momenti di forte tensione e polemiche la manifestazione di oggi davanti alla sede Rai di Napoli dopo le parole di Ghali al Festival di Sanremo. Diversi i feriti

Si è conclusa con momenti di forte tensione e polemiche la manifestazione di oggi davanti alla sede Rai di Napoli organizzata "contro l'atteggiamento di censura della Rai sul genocidio in corso a Gaza e sugli episodi legati alle dichiarazioni di Ghali al festival di Sanremo ed al comunicato di scuse a Israele fatto leggere a Mara Venier durante ‘Domenica In’", questo quanto dichiarato dai promotori.

Ghali - lo ricordiamo - sul palco dell’Ariston, durante la 74esima edizione del Festival di Sanremo, aveva infatti detto “stop al genocidio”; parole che hanno portato alla reazione dell’ambasciatore israeliano (“Ritengo vergognoso che il palco del Festival di Sanremo sia stato sfruttato per diffondere odio e provocazioni in modo superficiale e irresponsabile”, le sue parole) e a un comunicato dell'amministratore delegato Roberto Sergio letto da Mara Venier nel programma “Domenica In”.

Secondo le prime ricostruzioni, alcuni manifestanti avrebbero voluto affiggere uno striscione ma il tentativo è stato immediatamente bloccato dalle forze dell’ordine. Poi, spintoni e manganellate.

Gli attivisti denunciano: “Ancor prima che si potesse creare una delegazione per chiedere un'intervista, il presidio è stato violentemente caricato, provocando diversi feriti”.

di Filippo Messina

Napoli, scontri e feriti nel presidio per Ghali davanti alla sede Rai

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2024-02-13 17:04:57

2024-02-13 16:04:57

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9926

2023-05-03 07:47:02

2023-05-03 05:47:02

Il problema è che non si capisce proprio dove la nuova segretaria voglia portare il partito d'opposizione. Una politica che non c'è

Sul serio qualcuna ha pensato che il problema del Partito democratico e di Elly Schlein fosse l’armocromista? Che valesse la pena interrogarsi pensosi sul perché avesse concesso una delle sue rare interviste a Vogue Italia, invece che a un quotidiano o a un classico talk politico?

Come avemmo già modo di scrivere - non per citarci, ma per rafforzare il concetto - il problema è che non si capisce proprio dove la nuova segretaria voglia portare il principale partito d’opposizione. Oltre i sondaggi del momento, si intende, che hanno registrato uno scontatissimo recupero sull’onda della novità e anche di fenomeni radical chic sempre utili con un certo pubblico. Poi, però, arriva il decreto sul lavoro del 1’ maggio e la povertà della linea politica di Elly Schlein emerge in tutto il suo “splendore“: le critiche sono comprensibili e prevedibili (pure troppo), ma è sconcertante che non si riesca a cogliere un dato di fatto persino banale: mettere più soldi nella busta paga dei dipendenti dagli stipendi più bassi non può essere considerato dai medesimi una brutta cosa, neppure immaginando questi ultimi per diritto divino militanti del Pd.

Basterebbe ricordare l’effetto avuto - anche elettorale - dai mitologici “80 euro“ di Matteo Renzi, per suggerire a Elly Schlein un po’ di sana prudenza politica. Anche sui voucher e sui contratti a tempo determinato schiacciarsi su una posizione già abbondantemente occupata dal Movimento Cinque Stelle di Conte fa sorgere spontanea la domanda su quale sia l’indirizzo e soprattutto il punto d’approdo di una politica che non c’è.

Ancora per un po’ si potrà andare avanti a generici richiami sui diritti, ma non molto. Ora che è stato scavallato il 25 aprile, anche l’arma retorica dell’antifascismo non può garantire ossigeno a una politica del giorno per giorno. Bisognerebbe pure decidersi - dalle parti del Pd e di Elly Schlein - a osservare il Paese per quello che è oggi, non per quello che si vorrebbe fosse, in un confuso mix di richiami novecenteschi e passioni da next gen fortissimi sui social, ma pallidi nella vita reale.

Di Fulvio Giuliani

Elly Schlein e la politica che non c’è

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2023-05-03 07:47:02

2023-05-03 05:47:02

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