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title: "Macron, Meloni e &#8220;la diplomazia della sedia&#8221;"
description: Quanto accaduto ieri al Consiglio europeo tra Giorgia Meloni e Emmanuel Macron descrive appieno un antico incubo italiano
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date: 2023-02-10
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/macron-e-meloni-la-diplomazia-della-sedia/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, politica, UE]
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# Macron, Meloni e &#8220;la diplomazia della sedia&#8221;

![Macron e Meloni e la diplomazia della sedia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/02/Evidenza-sito-1-4.jpg)

Quanto accaduto ieri al Consiglio Ue tra Giorgia Meloni e Emmanuel Macron descrive appieno un antico incubo italiano: essere esclusi dai grandi appuntamenti

L’ineguagliato Enzo Jannacci di “Vengo anch’io, no tu no” descrive alla perfezione **l’antico incubo della diplomazia e dei governi italiani: essere esclusi dalle stanze**, dalle riunioni, dalle cene, dai vertici in cui si definiscono le grandi questioni internazionali. Vizio antico con radici che si arrampicano sino alla fine del XIX secolo e poi alla sciagurata gestione della conferenza di pace di Versailles, successiva al primo conflitto mondiale. **È la “diplomazia della sedia”**, l’angoscia italica di avere uno scranno – anche uno strapuntino – grazie al quale rivendicare la propria presenza e il proprio peso. Non una leggenda, solo una cruda analisi della realtà e di un provincialismo che non ci ha mai abbandonato del tutto.

Premessa necessaria, per arrivare a quanto accaduto in queste ore, **con il Consiglio europeo e la visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky**. Dopo la trionfale tappa londinese, **l’invito a Parigi rivoltogli dal presidente francese Emmanuel Macron ha fatto andare su tutte le furie la presidente del Consiglio Giorgia Meloni**, che ha mascherato il fastidio per la mossa francese dietro un appello all’unità europea, che nel suo caso continua a mantenere una qualche strutturale debolezza congenita. Ci siamo così presi l’acido rimbrotto dell’Eliseo, che ha ricordato la «posizione particolare» di Francia e Germania. *Game, set, match*.

È tutto un darsi di gomito fra gli avversari della presidente del Consiglio, sogghignano all’opposizione e nei *media* a lei più sfavorevoli, **perché le è stato riservato ‘soltanto’ un bilaterale**. Dalle parti della maggioranza c’è la malcelata ansia di smentire questa lettura, si sottolineano la posizione italiana (non un merito personale di Giorgia Meloni, semmai il suo merito è aver confermato un posizionamento rigidamente atlantista e occidentale del Paese dal primo giorno di questa follia), i nostri aiuti, il peso personale del capo del governo e così andare… Uno spettacolo già visto mille volte, a parti invertite, quando era un capo del governo di centrosinistra a partecipare o meno a determinati incontri. **Uno *show* che apparirebbe ben ridicolo, visto da fuori, se qualcuno vi fosse interessato**. Interessa se siamo noi a segnalare goffamente la nostra presenza, come ieri o con la meravigliosa trovata di far ‘valutare’ le parole di Volodymyr Zelensky dal direttore del *prime time* di RaiUno Coletta.

Nessuno, in fin dei conti, ha mai dubitato della fedeltà e affidabilità italiana nel campo occidentale. Da questo punto di vista, a dirla tutta, **è stata molto di più la Germania ad avvicinarsi alla Mosca di Putin che un Paese come il nostro**, fermo più al folklore di taluni politici. Non amiamo meno l’Italia se ne ricordiamo la caratura internazionale di media potenza regionale. In condizioni *standard*, siamo una grande forza economica ma non altrettanto un protagonista politico. Allo stesso modo, non significa tifare per nessuno **ricordare come durante i 17 mesi del governo di Mario Draghi il prestigio italiano sia oggettivamente cresciuto a velocità esponenziale**. Resta l’iconografia del viaggio in treno dell’ex presidente della Bce – con Macron e Scholz – verso Kiev in guerra, ma molto più la sostanza di un progetto politico europeo nei confronti dell’Ucraina che è stato pensato e illustrato prima di ogni altro proprio da Mario Draghi.

**È una questione di preparazione, formazione culturale e professionale, esperienza sul campo**. Ricordarlo, sottolineare le differenze, non significa criticare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni o lasciarsi andare a semplificazioni ridicole sulla diffidenza nei suoi confronti. È la realtà l’obiettivo a cui tendere nell’interesse dell’Italia, non del *leader* di una parte. **Resteremo un grande Paese anche così, ma si può dare di più**. Come si dice a Sanremo, arena molto più familiare ai nostri politici dei grandi consessi internazionali.

*di Fulvio Giuliani*
