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SaràToga

Le parole del ministro Crosetto sulla magistratura pongono problemi circa la tempistica, la politica, la cultura e le istituzioni
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Le parole del ministro Crosetto sulla magistratura pongono problemi circa la tempistica, la politica, la cultura e le istituzioni

Gli “attacchi giudiziari” non li ha subiti o subisce soltanto la destra, come suoi esponenti vanno dicendo. Per quelle ragioni sono caduti governi di sinistra. Il che rende ancor più stupefacente che non imparino mai e cadano sempre negli stessi errori. Le parole del ministro Guido Crosetto pongono problemi circa la tempistica, la politica, la cultura e le istituzioni.

Quando Crosetto paventa l’ipotesi – lui dice fondata su credibili voci che gli sono giunte – che una parte della magistratura si sta organizzando per fare il mestiere dell’opposizione, ovvero colpire il governo, non fa che rilanciare quel che la presidente del Consiglio aveva già detto nel luglio scorso. Sanno qualcosa che gli altri non sanno? Sarebbe anche normale, visti i loro ruoli. Ma se le loro parole fossero una strategia preventiva, appare loffia in partenza. Crosetto, però, aggiunge un concetto passato inosservato: da una parte afferma che il governo può cadere «solo» per un attacco giudiziario, dall’altra avverte che la Lega sta facendo inghiottire a Meloni rospi, come ieri li inghiottì Berlusconi. La tempistica apparentemente intempestiva, insomma, ha forse una radice in casa loro. Ma ha ragione o no?

Dice il vero, nel senso che il campo giudiziario è già stato causa d’inciampo per diversi governi. Però, che diamine, avrebbero dovuto capirlo che non serve a niente difendere sé stessi, mentre è preziosa la difesa dell’avversario. Non posso affermare che il Tizio sia onesto e innocente, ma devo ritenerlo tale e non speculare, finché non lo condannano. Purtroppo il buon senso non fa breccia nella faziosità politica.

Il che porta al tema culturale. Non si può certo impedire a una Procura di aprire un’inchiesta sol perché potrebbe lambire il governo o la politica in generale. Quel che si può fare è ricordare costantemente che la presunzione di colpevolezza è incivile e la presunzione d’innocenza, oltre che costituzionale, è baluardo di civiltà. Se ci abituassimo a questo – informazione compresa – gran parte del problema sarebbe risolto. Ma è difficile accada se poi il medesimo governo che teme l’assalto delle accuse non fa che varare (inutili) aumenti di reati e pene nonché allargare le maglie delle custodie cautelari. Che riguardano presunti innocenti. La contraddizione è evidente.

E si arriva alle istituzioni e alle riforme. Non è che perché un amico mi ha detto che ci sono magistrati che complottano allora facciamo la separazione delle carriere. Così è persa in partenza. Anche la faccia. La separazione delle carriere è uno dei pezzi che rende funzionante la giustizia sicché più veloci i procedimenti, quindi meno devastanti le accuse campate in aria. Le accuse fondate si spera arrivino a condanna. E se metti in cantiere quella che viene chiamata la “pagella dei magistrati” – ovvero la costante valutazione del lavoro di ciascuno – abbi cura di avvertire che ogni potere comporta una responsabilità e ogni lavoro una valutazione, mentre l’indipendenza della magistratura è garantita dal fatto che i parametri del giudizio sono oggettivi: i tempi dei procedimenti e le revisioni delle sentenze (operate da altri magistrati). Avverti i cittadini che arrestare innocenti non è un danno collaterale, ma devastante. Mentre è ridicolo che le autovalutazioni dei magistrati siano il trionfo dell’autopromozione di massa. Altro che 6 politico, qui si pratica il 10 giudiziario.

Sul tema giustizia il governo Meloni è partito bene, con Carlo Nordio. Ha proseguito in direzione opposta, ergo ha posposto la separazione delle carriere al bislacco e falso premierato. Occhio a non cercare di coprire l’incapacità e lo sbandare con lo scontro e il polemizzare. Di tutto abbiamo bisogno, meno che di personale politico che all’opposizione fa il giustizialista, al governo l’innocentista e in Parlamento mai il riformista. Una cosa è affrontare una battaglia alla Saratoga, di reciproca indipendenza fra politico e giudiziario, altra regalarci un’altra stagione in cui sarà la toga a menare la danza.

di Davide Giacalone

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