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title: Manovra, tra sogni e realtà
description: Pochi i margini di manovra, poche le speranze di crescita, pochissime le risorse da allocare. Le 3 non verità della Manovra 2025.
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date: 2024-10-16
author: Carlo Fusi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/manovra-tra-sogni-e-realta/
categories: [Politica]
tags: [economia, Italia, politica]
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# Manovra, tra sogni e realtà

![Meloni, Salvini,Tajani](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Meloni-SalviniTajani.jpg)

Pochi i margini di manovra, poche le speranze di crescita, pochissime le risorse da allocare. Le 3 non verità della Manovra 2025

La manovra vien di notte. Preceduta dall’immancabile – appianatorio e risolutivo – vertice a tre: Meloni, Salvini e Tajani. Non porta doni (non è stagione) ma rassicurazioni sì: niente nuove tasse; niente tagli ai Ministeri che contano; niente stop ai sussidi per gli amici, vecchi e nuovi. E dunque la discussione in Consiglio con ritrovata armonia e speditezza d’intenti. Poi la notte finisce e la melassa dei sogni pure: arriva la realtà e cambia tutto. **Se il termine “bugia” è troppo urticante possiamo sostituirlo con “non verità”. **Noi italiani siamo maestri in questo: non sfiducia, non voto, non opposizione et cetera. Mettiamole in fila.

**Prima non verità:** il vertice va bene per i titoli dei tg ma di risolutivo, com’è tradizione, non c’è nulla. Il centrodestra litiga su tutto lo scibile possibile e poi ritrova unità nei passaggi mediaticamente sensibili. Tanto poi al termine ogni volta si ricomincia: e questo non va bene, quest’altro neppure, quell’altro ancora non si può fare e via così, surfando fino a fine legislatura.** Seconda non verità:** la discussione in Consiglio non appiana nulla e non soltanto per le divaricazioni strutturali in seno alla maggioranza ma perché è noto che la manovra deve essere in linea con il bilancio da presentare alla Ue sulla base degli impegni vincolanti sottoscritti dal governo e dal titolare dell’Economia. Hai voglia a essere Fregoli e cambiare d’abito a seconda se parli a “Bloomberg” o sul pratone di Pontida: alla Commissione devi presentare, seppur con i tradizionali ritardi nostrani, cifre e indicazioni vincolanti. **Per cui i contenuti essenziali della legge di bilancio sono stati, primariamente e inevitabilmente, concordati con Bruxelles. **Ai partecipanti al Consiglio restano da discutere le briciole e, volendo, accapigliarsi su qualche voce periferica. Sempre a vantaggio di Tg e talk show. **Terza non verità:** pure l’accapigliamento è più fuffa che sostanza. Primo perché su una spesa pubblica complessiva di 1.000 miliardi l’anno, sostenere che trovarne 4 è complicato è davvero dura. Poi perché nessun governo come l’attuale può godere di una marea di soldi da spendere: centinaia di miliardi – parte a fondo perduto, parte da restituire – che grondano dal Pnrr. Solo che sono soldi che hanno un vincolo ben preciso: devono essere impegnati in investimenti e opere strutturali, meglio se accompagnati da riforme dello stesso genere. Che latitano. Ma anche così la situazione non è tanto male. **Potendo contare su quelle risorse, non rimane che lavorare su riduzioni di spesa e rimodulazione (si dice così?) di entrate.** Magari cercando di ridurre il mostruoso debito che stringe al collo il Paese. Invece niente.

Il governo precedente, quello presieduto da Mario Draghi con Daniele Franco a via XX settembre, aveva immaginato di aggirare le difficoltà puntando sulla crescita del Prodotto interno lordo che, obbligatoriamente, avrebbe trascinato con sé il contenimento del debito. Al contrario, **l’attuale esecutivo ha sbagliato le previsioni (perfino l’Istat ha dovuto certificarlo) e le stime di crescita sono state riviste al ribasso**: inarrivabile l’1%, ora siamo ai decimali tipo 0,8% e spicci. Tirando le fila. **Pochi i margini di manovra, poche le speranze di crescita, pochissime le risorse da allocare.** Giorgetti aveva provato a parlare il linguaggio della verità, almeno in parte. La clip della presidente del Consiglio l’ha zittito e costretto a fare retromarcia: hai visto mai che gli elettori si innervosiscano… Si dirà: per le opposizioni si spalancano praterie. No, grazie. Al Nazareno, come sottolinea sagacemente Mario Lavia, si recitano slogan: più sanità, più lavoro, più scuola et cetera. Perfetto: dove trovare le risorse è secondario. Quanto ai Cinque Stelle di Conte, la parola d’ordine è sì attaccare il governo, che tanto non costa nulla, ma soprattutto sganciarsi dal Pd. «Conte non va pressato» avverte Goffredo Bettini. Per carità, non sia mai.

Di *Carlo Fusi*
