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Meloni al Senato: “L’Italia non è in guerra e non sarà in guerra”

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Giorgia Meloni ha riferito al Senato che “L’Italia resta fuori dal conflitto in Iran e le decisioni sulle basi Usa spetteranno al Parlamento

Meloni al Senato: “L’Italia non è in guerra e non sarà in guerra”

Giorgia Meloni ha riferito al Senato che “L’Italia resta fuori dal conflitto in Iran e le decisioni sulle basi Usa spetteranno al Parlamento

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Meloni al Senato: “L’Italia non è in guerra e non sarà in guerra”

Giorgia Meloni ha riferito al Senato che “L’Italia resta fuori dal conflitto in Iran e le decisioni sulle basi Usa spetteranno al Parlamento

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta oggi in Senato per riferire al Parlamento sulla crisi internazionale legata alla guerra in Iran e sulla posizione del governo italiano. L’intervento avviene a dodici giorni dall’inizio del conflitto tra Iran da una parte e Stati Uniti e Israele dall’altra, in un momento di forte tensione internazionale. Nel suo discorso la premier ha chiarito subito la linea dell’esecutivo: l’Italia non è coinvolta nel conflitto e non intende partecipare alle operazioni militari.

Ha dichiarato davanti all’Aula: “Voglio relazionare al parlamento e relazionarmi con le forze politiche su come affrontare la crisi in Medio Oriente, una crisi tra le più complesse degli ultimi decenni che impone di agire con serietà. L’Italia non prende parte all’intervento di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e non intende prendervi parte”. Secondo la premier, il conflitto rischia di avere conseguenze non solo militari ma anche economiche e politiche per l’Europa e per l’Italia. Durante l’intervento ha anche parlato della minaccia legata al programma nucleare iraniano, affermando che non sarebbe accettabile che il regime iraniano possedesse armi nucleari insieme a una forte capacità missilistica, che potrebbe rappresentare un rischio anche per l’Europa.

Sulle basi concesse agli Usa ha dichiarato: “Le basi concesse agli Usa dipendono da accordi che sono sempre stati aggiornati da governi di ogni colore: nel caso in cui dovesse giungere la richiesta spetterebbe sempre al governo, ma ribadisco, la decisione in quel caso sarebbe affidata al Parlamento. Ribadisco anche allo stesso modo che a oggi non è pervenuta alcuna richiesta.”

Meloni ha poi risposto alle critiche delle opposizioni che, nei giorni scorsi, avevano accusato il governo di non aver chiarito la posizione italiana. La premier ha ribadito: “Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese. Io mi auguro sinceramente che possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che banalizzando non aiuta nessuno a ragionare con profondità”. Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare, è in questo contesto di crisi del sistema internazionale nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano”.

La presidente del Consiglio ha sottolineato la “strage delle bambine nel Sud dell’Iran” chiedendo che “si accertino le responsabilità. Va preservata l’incolumità dei civili e dei bambini”. Ha proseguito: “Riguardo all’attuale aumento dei prezzi dei carburanti. Il messaggio che voglio dare agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese è: consiglio prudenza. Perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi compreso se necessario recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili”.

Infine, la premier è tornata ad attaccare i giudici sui trasferimenti in Albania: “Oggi l’Europa ci dice chiaramente, e nero su bianco, che il Governo italiano ha tutto il diritto a far funzionare i centri in Albania. Anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo, e che non cesseranno le ordinanze di revoca dei trattenimenti. I migranti irregolari condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo, e  violenza sessuale su minore, che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale. Decisioni che non trovano giustificazione neppure nel buon senso”.

Di Camilla Parigi

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