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title: "Meloni: “L’astensione è un diritto. Contrarissima a dimezzare i tempi per la cittadinanza”"
description: "“Andrò al seggio perché penso sia giusto dare un segnale di rispetto nei confronti delle urne e dell'istituto referendario”. Lo dice Meloni"
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date: 2025-06-05
author: Mario Catania
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categories: [Politica]
tags: [governo, Italia, Meloni, Referendum]
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# Meloni: “L’astensione è un diritto. Contrarissima a dimezzare i tempi per la cittadinanza”

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2025-06-04 08:04:35

2025-06-04 06:04:35

Quello che sta andando in scena con questo referendum, benché per un pubblico ristretto, è il ritratto della classe politica: pusillanime e trasformista

In perfetto stile latinorum, specialità dell’Azzecca-garbugli, scatenando i costituzionalisti di debole costituzione, si può ancora sperare di non dovere dire nulla circa il merito dei quesiti referendari e puntare al vero e unico obiettivo collettivo: la mancanza del quorum. Ma ‘ndo vai? Quo vadis? Quello che sta andando in scena, benché per un pubblico ristretto – visto che quello più vasto non se ne interessa punto – è il ritratto della classe politica: pusillanime e trasformista. Da una parte e dall’altra.

Vado e non voto, la dottrina esposta da Meloni, ha due finalità: a. mettere una pezza allo sproposito della seconda carica dello Stato (La Russa) che invita a non votare (anche la formula Meloni è un non voto, ma cercando di sfuggire all’idea della diserzione); b. evitare che qualcuno chieda quale sia la posizione del proprio partito circa il merito dei quesiti referendari. La qual cosa sarebbe imbarazzante, visto che talune norme furono approvate dalla maggioranza del governo Renzi e l’attuale maggioranza non le votò, quindi si dovrebbe ipotizzare una coincidenza di vedute fra la Cgil landinizzata e il governo melonizzato. Sovrapposizione inappropriata, che è meglio svicolare non toccando le schede, appestate dal passato.

Il che vale, in senso opposto, anche per il Partito democratico, che quelle leggi votò compattamente (anche la minoranza riottosa alla fine si allineò) e ora chiede agli elettori di abrogarle. Un salto indietro all’epoca pre Luciano Lama, caldeggiata da Landini. Neanche da quelle parti, dunque, c’è una gran voglia di discuterne nel merito. Anche perché da quelle norme la precarietà non fu accresciuta ma diminuita. In quei meccanismi c’è una delle ragioni per cui i nuovi contratti di lavoro sono prevalentemente a tempo pieno e indeterminato. Cosa di cui il governo Meloni si vanta, avendo avversato quelle norme; mentre chi le approvò ora chiede di cancellarle, sostenendo che i risultati siano stati opposti a quelli reali. Roba da confondere le idee a Pirandello. Per forza che nessuno ha voglia di discutere nel merito.

Il mancato quorum sarebbe il trionfo collettivo. Chi ha chiamato l’astensione (per carità di Patria nessuno andrà a contare quante decine saranno gli elettori che adotteranno la dottrina Meloni) si dirà trionfatore, in realtà cavalcando l’astensione di cui poi tornerà a dirsi affranto. Chi ha chiamato i referendum dirà che la percentuale dei votanti favorevoli alle abrogazioni è altissima, così cavalcando il fatto che gli altri manco se li sono filati. Il solo risultato che potrebbe annichilire tutti sarebbe quello per cui il quorum scatta e prevalgono i No. Sarebbe una bella lezione impartita ai commedianti ed è la ragione per cui andrò certamente a votare, nel senso indicato. Ma non accadrà. Quei referendum sono suicidi, fin dall’inizio. E sono anche referendumcidi.

La diatriba sulla legittimità o meno di chiamare l’astensione è tanto poco interessante quanto poco significativa. Certo che è legittimo e, a turno, lo hanno fatto quasi tutti. Peccato che la memoria poi falli sulle conseguenze: sono andati male, perché quella chiamata è in sé una dimostrazione di debolezza. Si evita la pugna e si suggerisce la siesta, solo che poi ti ci lasciano, a riposare.

Tutto questo racconta di un mondo politico che non soltanto vive pressoché esclusivamente di contrapposizioni, ma a forza di contrapporsi senza elaborare idee e proposte finisce con lo scambiarsi le bandiere. Si guardano a vicenda, ma non guardano il resto. Tanto per dirne una: il mondo del lavoro è radicalmente diverso e la partita della sicurezza e prosperità si gioca nel campo della formazione e della ricerca.

P.S. Diverso è il quinto referendum, sulla cittadinanza, voluto da +Europa. C’era stata un’apertura di Forza Italia. Sarebbe stato ragionevole incalzarla in Parlamento e, in quanto opposizione, evidenziarne le contraddizioni. Invece si sceglie il referendum suicida, così neanche di questo si discute nel merito.

Quo vadis? Un’idea ce l’avrei.

Davide Giacalone

Referendum, quo vadis?

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2025-06-04 08:13:44

2025-06-04 06:13:44

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2025-06-03 08:50:56

2025-06-03 06:50:56

Non sarò fra quanti voteranno per i prossimi cinque referendum. Non per una questione ideologica ma perché mi trovo fuori dall’Italia. E pur non potendo votare, di fatto voterò

Non sarò fra quanti voteranno per i prossimi cinque referendum. Non è per una questione ideologica che rinuncio a mettere i miei Sì e i miei No. Semplicemente non sono in condizione di poterlo fare. Trovandomi fuori dall’Italia, non potrò recarmi alle urne come di solito faccio. Ancora non è contemplato il voto elettronico o per corrispondenza. Avrei soppesato i pro e i contro dei vari quesiti, magari scelto di astenermi per qualcuno annullando la scheda. In ogni caso, giusto o sbagliato, avrei scelto di recarmi al seggio, non sarei rimasto a casa.

Ai referendum si vota anche se non si può votare

Pur non potendo votare, di fatto voterò. Non scegliendo, sceglierò. Non posso votare. E per questo verrò considerato come chi, volendosi opporre all’abrogazione dei quesiti, mira a far saltare i referendum facendo mancare il quorum richiesto. Già è sgradevole che i referendum – quesiti specifici su cui si può essere d’accordo o contrari a prescindere se si sia conservatori, reazionari o progressisti – giorno dopo giorno assumano connotazioni politiche. Se si vota Sì si è oppositori del governo, se si vota No si diventa sostenitori del governo. Se prevalgono i Sì si è d’accordo con la parte del Partito democratico che poi farà i conti con l’altra... Non è contemplato che si possa avere un’idea su una determinata questione senza per questo voler esercitare un’opzione partitica?

Chi non vota può "scegliere"

Chi come me non voterà può scegliere. O intruppato con i sostenitori di Meloni. Oppure parte di quell’elettorato che da anni non ha più fiducia nello strumento della scheda con cui esprime il proprio voto. Peccato che non sia vero né l’uno né l’altro caso. Non è corretto che chi si astiene venga automaticamente aggregato ai fautori del No. Si possono comprendere le ragioni che hanno indotto i costituenti a prevedere un quorum così alto, la metà più uno degli elettori. L’Italia era ‘giovane’, uscita dalla dittatura e dalla guerra. Si voleva impedire che leggi importanti venissero abrogate da minoranze. Inoltre democristiani e centristi si guardavano in cagnesco con il Pci. E con una sinistra allineata alla Mosca di Stalin. Ognuno mirava a mettere quanti più paletti di garanzia possibile, temendo gli abusi degli uni contro gli altri e viceversa.

I referendum e il problema del quorum

Sono trascorsi ottant’anni. Siamo o dovremmo essere più maturi. Il quorum, almeno per come è stato inteso, non ha più ragion d’essere. Lo si abolisca o lo si riduca sensibilmente. Magari accompagnando questa ad altre modifiche. Aumentando il numero delle firme necessarie per indire un referendum, garantendo che sia fornita adeguata e neutra informazione sui quesiti (l’esempio viene dalla vicina Svizzera). Si adottino insomma tutti quegli accorgimenti e provvedimenti per rendere il cittadino consapevole che cinque minuti per deporre una scheda nell’urna non sono una perdita di tempo. Soprattutto si faccia in modo che chi non può votare Sì non si ritrovi sommato a quanti fanno dell’astensione un’arma impropria per battere gli avversari.

Si sia ‘evangelici’: il vostro sia un Sì o un No. Chi non vota non conta, punto e basta.

di Valter Vecellio

Vanno riformati i referendum

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2025-06-03 08:51:03

2025-06-03 06:51:03

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