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title: "Meloni visita hotspot per migranti a Shengjin: &#8220;Con l&#8217;Albania un accordo di grande respiro europeo&#8221;. Blitz di Magi"
description: "Protocollo fra Italia e Albania sulla gestione migranti: Meloni visita hotspot di Shengjin. Blitz del parlamentare di +Europa, Riccardo Magi."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Meloni-visita-hotspot-Albania.jpg
date: 2024-06-05
author: Matilde Testa
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/meloni-visita-hotspot-per-migranti-a-shengjin-con-lalbania-un-accordo-di-grande-respiro-europeo-blitz-di-magi/
categories: [Politica]
tags: [esteri, Italia, politica]
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# Meloni visita hotspot per migranti a Shengjin: &#8220;Con l&#8217;Albania un accordo di grande respiro europeo&#8221;. Blitz di Magi

![Meloni visita hotspot Albania](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Meloni-visita-hotspot-Albania.jpg)

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2023-11-10 11:42:57

2023-11-10 10:42:57

La gestione dell’immigrazione e l’accordo Albania-Italia. Il commento di Davide Giacalone. Da Omnibus del 9 novembre 2023

La gestione dell’immigrazione e l’accordo Albania-Italia. Il commento di Davide Giacalone.

Da Omnibus del 9 novembre 2023.

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2023-11-10 11:42:57

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2023-11-07 07:27:37

2023-11-07 06:27:37

Il significato dell'accordo con Tirana rivelato ieri da Giorgia Meloni: due strutture di accoglienza nel territorio albanese

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiazzato completamente l’opposizione - ma crediamo anche qualche ambiente della sua stessa maggioranza - annunciando ieri l’accordo con il governo di Tirana per la creazione di due strutture di accoglienza in territorio albanese, nel quale ospitare i migranti salvati in mare e in attesa delle decisioni sulle richieste di asilo (o dell’espletamento delle procedure di rimpatrio).

Prima di passare ai contenuti, non può non colpire la capacità di mantenere segreto un accordo risalente - a quello che è stato riferito da Palazzo Chigi - addirittura allo scorso mese di agosto, quando Giorgia Meloni si recò in Albania ufficialmente per una vacanza. In realtà, oltre qualche sacrosanto aperitivo su cui non è mancata una nota polemica della stessa presidenza del Consiglio, Meloni avrebbe incontrato il premier Edi Rama proprio per mettere a punto l’accordo poi firmato ieri.

Oggettivamente non male per una struttura che solo pochi giorni fa è stata costretta ad assorbire il colpo della figuraccia dello scherzo telefonico in cui i consiglieri diplomatici del capo del governo hanno fatto cadere Giorgia Meloni.

Quanto alla sostanza, una “mossa di destra“, fortemente identitaria innanzitutto per il partito della presidente del Consiglio, il suo elettorato di riferimento e le ali della maggioranza di governo più rigide sul fronte immigrazione. La risposta cercata e voluta al termine di un anno terribile sul piano dei numeri, che ha visto sbarcare in Italia più del doppio dei migranti dell’anno precedente. Un problema che il primo governo di destra-centro della storia repubblicana non poteva assorbire senza contraccolpi.

Ecco, allora, il coniglio dal cilindro, con la creazione delle due strutture in territorio albanese, in modo da poter gestire la fase di analisi delle singole posizioni dei migranti non in Italia. Un modo molto politico di alleggerire la pressione, considerato che potranno andare in Albania soltanto i migranti che non siano riusciti a toccare il suolo italiano (e dunque dell’Unione Europea).

Quanto alla sostanza, continuiamo a ritenere che l’unica, reale strada percorribile sia proprio quella europea. Difficile e impervia quanto si vuole, ma pur sempre la sola che - a nostro modesto avviso - può permettere una qualche soluzione a medio e lungo termine. Anche la via albanese, politicamente vincente e “clamorosa”, è giocoforza un tampone: potrà riguardare al massimo qualche migliaio di migranti, ma difficilmente scoraggerà le partenze. La politica è un conto, insomma, la realtà rischia di essere un’altra.

Giorgia Meloni ha segnato un punto su un’opposizione sempre più stordita e sfilacciata (probabilmente un altro anche all’interno della sua stessa coalizione), ma farebbe bene a continuare a cercare alleati nell’Unione per creare un fronte comune e soluzioni molto più ambiziose e strutturali.

di Fulvio Giuliani

Migranti, la mossa albanese di Meloni

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2023-11-07 07:27:37

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10438

2023-11-08 15:00:45

2023-11-08 14:00:45

Centri di raccolta in Albania: l'idea è buona ma si rischia di sprecarla. Affrontare il tema dell’immigrazione a botte di propaganda è inutile e autodistruttivo

L’idea è buona, ma si rischia di sprecarla. Appostare centri di raccolta in Albania, per gli immigrati ancora da identificare e classificare, non ha nulla a che vedere con la smargiassata fallimentare del Ruanda fatta dagli inglesi (per la cronaca: non ce li trasferirono, in compenso si sono buttati soldi del contribuente). Quella parte della sinistra che ha tirato in ballo Guantanamo ha tutta l’aria di sapere poco sia di Guantanamo che degli eventuali centri albanesi. Affrontare il tema dell’immigrazione a botte di propaganda non è soltanto inutile ma anche autodistruttivo, come dimostra il fatto che non si riesce a fare nulla che anche lontanamente somigli alle suggestioni che si alimentarono. Veniamo all’Albania e ai problemi che pone, cercando di mettere a fuoco l’opportunità che offre.

Il meccanismo resta quello di sempre: quanti si trovano in mare e in pericolo vengono salvati – dalle imbarcazioni della Marina militare, della Guardia costiera o da altre che si trovano a incrociarli, Ong comprese – per essere quindi condotti in un punto di raccolta che li metta in sicurezza e dove procedere all’identificazione. Tutto come prima. Gestione e costi dei centri in Albania saranno italiani e su questo si tratta di capire, perché attualmente, per i centri in Italia e per il trasferimento degli sbarcati, disponiamo di contributi europei. Da anni sostengo che sarebbe saggio creare zone extraterritoriali, meglio ancora se a gestione e giurisdizione europee, proprio per non far sbarcare le persone nella giurisdizione italiana, il che comporta vincoli che scattano immediatamente. Ad esempio: il provvedimento d’espulsione e l’ordine di rimpatrio sono provvedimenti amministrativi, in quanto tali ricorribili al Tribunale amministrativo e tanti saluti all’efficacia. Sostenendolo da tempo non ho nulla da obiettare all’Albania, ma se poi si aggiunge che la giurisdizione sarà italiana si sarà fatta un’operazione costosa e inutile. Non cambia niente.

L’Albania, del resto, è oggi fuori dall’Unione europea, sicché una persona che uscisse da quei centri non sarebbe, come capita in Italia, sul territorio europeo, così innescando tutte le problematiche dei movimenti secondari (da un Paese Ue all’altro, senza permessi in quello di primo arrivo). Ma l’Albania è prossima all’ingresso, sicché questo ‘vantaggio’ sarebbe temporaneo. La cosa ha un senso se la si pensa, fin da subito, come permanente, dato che permanente è e sarà l’immigrazione. Illustrando l’iniziativa, la presidente del Consiglio ha sottolineato non soltanto la sua coerenza con le norme e la solidarietà interna all’Ue, ma anche la sua esemplarità nella collaborazione fra Paesi Ue ed extra Ue. Il cambio di linguaggio, rispetto ad appena ieri, merita il plauso. Ma il punto delicato dell’intera faccenda è stabilire chi decide chi fare entrare e chi ha la forza di respingere gli altri. Su questo il protocollo fra Albania e Italia non ci alleggerisce minimamente. Allora lo si usi come innesco di una decisione europea, creando una giurisdizione specifica per gli ingressi in massa dentro i confini comuni, velocizzando l’accoglienza per i profughi e per quanti abbiamo bisogno e convenienza di accogliere, rendendo realistica la prospettiva di respingimento per gli altri. Non potranno essere contrari gli europei che cercano lavoratori e che credono nell’umanità del diritto. Non potranno essere contrari gli europei che reclamano chiusure, senza avere la forza di praticarle.

Se non così concepito l’accordo sarà un boomerang: 39mila persone sono una frazione degli sbarcati; mantenerli e gestirli in Albania costerà più che farlo in Italia; l’indotto economico sarà degli albanesi; i centri, una volta riempiti, diventeranno piaghe. Non si deve avere l’alterigia, la boria, l’albagia di far credere di avere la soluzione immediata per tutto. Serve l’affidabilità delle cose che si fanno per limitare i danni e coprire i bisogni nazionali. Che sono crescenti. Il resto è propaganda, che diventerà delusione.

Di Davide Giacalone

AlbaGia

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2023-11-08 14:32:22

2023-11-08 13:32:22

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