Meritato
Trump gli americani lo hanno voluto e se lo sono meritato. Diversi europei vorrebbero meritare altrettanto
Meritato
Trump gli americani lo hanno voluto e se lo sono meritato. Diversi europei vorrebbero meritare altrettanto
Meritato
Trump gli americani lo hanno voluto e se lo sono meritato. Diversi europei vorrebbero meritare altrettanto
Il mondo ricco si racconta povero e con ciò stesso s’impoverisce. Le democrazie s’indeboliscono non quando devono affrontare problemi anche drammatici, ma quando pretendono di nasconderli in zone d’ombra, in immagini sfocate, quando si preferisce l’ipocrisia alla schiettezza. Quel che succede negli Stati Uniti non è poi così diverso da quello che vediamo anche dalle nostre parti, ma osservarlo dall’altra sponda dell’Atlantico dovrebbe servirci a capire che in quel modo ci s’imbastardisce e perde.
Donald Trump prese poco meno della metà dei voti quando fu eletto la prima volta (2016), ne prese la metà quando fu sconfitto (2020), ne ha presi poco più della metà con la rivincita (2024). Dodici anni (e distruggendo il Partito repubblicano) non sono un fenomeno passeggero o un inganno. Semmai sono figli degli inganni. Quella roba c’è anche da noi e porta molto male ignorarla: va affrontata.
Si prenda l’immigrazione, con molti tratti comuni fra noi e loro, fino alle squadre assassine. C’è l’immigrazione regolare, che è un bene, che c’è sempre stata e di cui abbiamo bisogno. Genera un certo grado di razzismo, perché cattiveria e deficienza sono parte della realtà, ma si può tenerlo fra gli scarti della civiltà. Poi ci sono immigrati che commettono reati, con un tasso superiore a quello dei nativi (com’è sempre stato, per ragioni ovvie), ai quali si dedica la macchina repressiva. Può essere più o meno efficace, ma c’è eccome. In ogni caso non è vero che ci sia tolleranza. Però c’è la zona grigia, quella degli immigrati in modo irregolare che non fanno male a nessuno, che si sono integrati e mandano i figli a scuola.
Quella zona è coperta da ipocrisia: in effetti è fuori dalla legge, ma spesso è anche dentro le nostre case a far da aiuto alle famiglie. La si tollera perché non nuoce e torna utile, ma la propaganda dei demolitori assimila il non essere in regola con una norma amministrativa all’essere fuorilegge pericolosi. Dai oggi e dai domani, a forza di parlare di sentimenti e non governare gli eventi arriva un Trump, li fa deportare e se ne vanta (ne espulse di più Obama, ma non se ne vantava). Nelle nostre lande trova estimatori che vogliono rimpatriare tutti gli immigrati. Gli immigrati si spaventano e a protestare sono i bianchi nativi, difatti ne hanno già accoppati due a sangue freddo.
Trump gli americani lo hanno voluto e se lo sono meritato. Diversi europei vorrebbero meritare altrettanto. Chi crede di non meritare un tale imbarbarimento non può limitarsi a sentire estraneità: deve attivare la contrarietà. A cominciare dal discorso pubblico, dalla cultura e dalla politica.
Se si danno per scontati il benessere, la sicurezza e la libertà, ci si è messi nella condizione di perderli. Non è ammissibile che nelle aree più ricche del mondo ci si descriva poveri, in questo modo producendo la condizione ideale per impoverirsi. Che i costumi, le culture e financo le canzoni vincenti nel mondo si sentano sopraffatte e soccombenti. Che dove c’è la massima libertà possibile si consideri negazione della libertà di parola la condanna delle parole di odio e razzismo. E se questo capita è perché tanta cultura e tanta politica hanno cavalcato il benessere e la liberà per accudire i malesseri, le rabbie e le paure anziché elaborare idee di crescita. Le rendite elettorali sono divenute ‘contro’ e il discorso pubblico s’è fatto cattivo. Una cattiveria che poi si presenta come rimedio a sé stessa.
Non è possibile che in pochi mesi la Commissione europea chiuda gli accordi con il Mercosur e l’India e qui si stia alla litania degli europei divisi. E non è pensabile che sia in nome della libertà che si consente a pochissimi oligopolisti di dominare l’informazione e i quattrini digitali (tema su cui Trump s’accorda al volo con Xi).
Se non vogliamo meritarci la discesa agli inferi si deve tornare capaci d’orgoglio per il mondo che s’è costruito, la cui perfezione consiste nell’essere gravemente imperfetto. Si può migliorarlo, ma si può anche perderlo.
Di Davide Giacalone
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