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Nato

Nato coesa e compatta

Il sogno di Berlusconi (una Nato di fratellanza globale) oggi non è più possibile e la responsabilità di questo ha un nome e un cognome: Vladimir Putin

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Il sogno di Berlusconi (una Nato di fratellanza globale) oggi non è più possibile e la responsabilità di questo ha un nome e un cognome: Vladimir Putin

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Il sogno di Berlusconi (una Nato di fratellanza globale) oggi non è più possibile e la responsabilità di questo ha un nome e un cognome: Vladimir Putin

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Il sogno di Berlusconi (una Nato di fratellanza globale) oggi non è più possibile e la responsabilità di questo ha un nome e un cognome: Vladimir Putin

Non aveva torto l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi quando sosteneva che si dovesse trasformare la Nato in un’alleanza di fratellanza globale, provandoci pure a Pratica di Mare (nel 2002) con l’aggiunta di un posto al tavolo per il presidente russo Vladimir Putin.

Parecchi anni dopo, nel 2019, non si sbagliava neppure il presidente francese Emmanuel Macron nello sferzare la Nato, in un’intervista al settimanale inglese “The Economist”, per il suo encefalogramma piatto (alla lettera, un’espressione ancora più forte: «La Nato è in stato di morte cerebrale»). Negli Stati Uniti governava Donald Trump e il francese sollecitava gli alleati – soprattutto europei – a prender atto del disimpegno americano e a prendersi cura del proprio vicinato, dal Medio Oriente stesso alla Russia, diventando una potenza di equilibrio con una propria difesa e una visione strategica sul piano sia economico che tecnologico.

Oggi un autorevole esperto di relazioni internazionali come Charles Kupchan (docente della Georgetown University di Washington ed ex consigliere di Barack Obama per gli affari europei) non vede possibile il rischio, anche in caso di vittoria alle presidenziali di novembre di Donald Trump, di un disimpegno Usa dalla Nato che equivarrebbe – questo lo aggiungiamo noi – a un suicidio geopolitico a stelle e strisce. Anche per questo ha ragione da vendere l’attuale presidente Usa Joe Biden quando afferma, come ha fatto nel vertice Nato in corso a Washington e che si chiude oggi, che l’Alleanza Atlantica «è più potente che mai» e che prosegue e persegue l’impegno per cui è stata fondata 75 anni fa: proteggere la democrazia.

In questi anni – e qui sta la novità sostanziale di cui il vertice di Washington ha preso atto – è però cambiato il mondo, con le relazioni internazionali del passato fatte saltare in aria da un detonatore preciso: l’invasione russa dell’Ucraina. Il sogno di Berlusconi (una Nato di fratellanza globale) oggi non è più possibile e la responsabilità di questo ha un nome e un cognome: Vladimir Putin. Poiché in politica estera nulla è per sempre, questa mutazione epocale cambia pure il ruolo dell’Occidente e della Nato che oggi rinasce, fedele al Patto fondante del 1949 ma con gli occhi ben spalancati sulla realtà e sul presente. La nuova Nato (dove sono entrate anche Finlandia e Svezia) ha infatti già preso atto di alcuni cambiamenti irreversibili: la via commerciale, adottata sinora per tessere rapporti e diplomazia con la Russia e pure con la Cina, sembra non bastare più. Di certo non basta più verso Mosca, il che si porta dietro un mutamento radicale: il ritorno della forma militare come tutela dei Paesi dell’Alleanza e delle democrazie.

Davanti a un’aggressione armata, di fronte a un’invasione, non sono certo i commerci quelli che salvano gli aggrediti bensì gli eserciti e le capacità di difesa. Questo è il cambiamento odierno della Nato. Un cambiamento – e non sembri un paradosso perché non lo è affatto – concepito da Putin in Russia. Rispetto alle critiche di Macron del 2019, tutto è mutato. Sosteneva allora il presidente francese che c’erano «degli alleati che sono insieme in una stessa regione del pianeta e non c’è alcun coordinamento delle decisioni strategiche degli Stati Uniti con questi alleati. Assistiamo a un’aggressione portata da un altro partner della Nato, che è la Turchia, in una zona dove i nostri interessi sono in gioco, senza coordinamento». Pare un secolo fa.

Pur nelle sfumature delle differenze fra i diversi Paesi membri, oggi la neoNato è coesa. Compatta. A cominciare dalla questione in questo momento più dirimente per il presente del mondo libero: l’Ucraina, il cui ingresso nell’Alleanza Atlantica è irreversibile. Concentrarsi sulla data, che ancora non c’è poiché è ovvio che si dovrà aspettare la fine del conflitto, è guardare il dito anziché la Luna. Irreversibile significa sostegno occidentale e alleato per Kiev. Senza scadenze. Il resto è fuffa.

di Massimiliano Lenzi 

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