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title: "&#8220;Nazionalità&#8221; al posto di &#8220;razza&#8221; negli atti pubblici"
description: Un parlamentare del PD ha presentato un emendamento che prevede la sostituzione del termine “razza” con “nazionalità” negli atti pubblici
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date: 2023-06-05
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/nazionalita-al-posto-di-razza-negli-atti-pubblici/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia]
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# &#8220;Nazionalità&#8221; al posto di &#8220;razza&#8221; negli atti pubblici

![Nazionalità al posto di razza](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/06/Nazionalita-al-posto-di-razza-1.jpg)

Un parlamentare del PD ha presentato un emendamento al decreto legge riguardante la pubblica amministrazione che prevede la sostituzione del termine “razza” con “nazionalità”

**Sul termine** “**razza**” **s’è raggiunta una strana razza d’unanimità**. **Un parlamentare**, **del** **Partito democratico**, **ha presentato un emendamento al decreto legge riguardante la pubblica amministrazione** (saluti alla prevista e dimenticata omogeneità) che prevede: «A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, **negli atti e nei documenti delle pubbliche amministrazioni il termine **“**razza**” **è sostituito dal seguente**: “**nazionalità**”». **Votato da tutti**. Commentato poi con sacrale rispetto. Per vocazione e sollazzo eretici, **mi pare una sciocchezza**.

Lasciamo perdere il caso in cui si debba prendere un quale che sia provvedimento pubblico a proposito delle mucche, talché si sarà costretti all’assurdo della “nazionalità chianina”, così come si dovranno promuovere i cani di razza pitbull ad autonoma nazionalità ove mai si voglia imporre loro la museruola, senza per questo – con insensata equanimità – obbligare a metterla anche a quelli di nazionalità chihuahua. **Si troverà un rimedio**. **Veniamo al dunque**: **usare** “**razza**” **è da razzisti**? **Sicuramente no**. Non è la parola che sporca il pensiero, è il pensiero sporco che deturpa la parola.

**Articolo 3 della Costituzione**: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Dite che è razzista? **È vero l’opposto**: venendo dalla vergogna e dall’infamia delle leggi razziali, quel «senza distinzione (…) di razza» afferma la civiltà opposta. Toglieteci “razza”, metteteci “nazionalità” e non significa più nulla.

**Appartiene all’elaborazione culturale largamente successiva a quel 1948 l’acquisizione che non esistono distinzioni biologiche di razza**, ed è successiva a quel passaggio l’individuazione dell’uso di “razza” quale negazione di quell’uguaglianza. Ma è puro costume della parola. **E quando si cominciano a cancellare le parole si prende una strada pericolosissima**, **che non porta affatto all’eliminazione del male**. Ad esempio: se dico che voglio far entrare esclusivamente immigrati di religione cristiana e di nazionalità canadese, non ho tirato in ballo la “razza” ma ho espresso un concetto razzista e ho calpestato la Costituzione. Dall’altra parte: se vado a denunciare d’essere stato scippato (almeno per poi fare la copia dei documenti e bloccare le carte di credito) e mi chiedono di descrivere lo scippatore io non ho idea di quale sia la sua nazionalità, ma magari ho visto che era bianco o nero: non è razzista dirlo, è demente non metterlo a verbale.

[Siccome le vittorie elettorali delle destre, in giro per l’Europa](https://laragione.eu/esteri/germania-e-austria-il-ritorno-dellonda-populista/), hanno incuriosito sul pensiero di taluni supposti ispiratori della cultura di destra (che non credo c’entrino nulla con i successi elettorali), sarà bene **fare attenzione al significato delle parole**: nel nostro mondo siamo «**tutti uguali davanti alla legge**» e «**la legge è uguale per tutti**»; ciò non toglie si sia **diversi l’uno dall’altro**, sempre e comunque, talora in modo profondo; non toglie che usi e costumi diversissimi convivano dentro lo stesso alveo istituzionale, che poi è **un riflesso di civiltà**; non toglie che la pigmentazione vari, e non poco, anche in Europa, immigrati esclusi. Il nostro non è affatto il mondo del tutti uguali, ma **il solo mondo in cui si ha diritto d’essere tutti diversi**. **Uguali** sono, invece, **i diritti e i doveri**. Anche se i secondi tendono a essere dimenticati. E questo crediamo sia un ideale di civiltà e umanità.

Siccome si può essere di nazionalità israeliana e non essere ebrei, così come di nazionalità italiana e non essere bianchi, gli unanimi del vocabolario si convincano che restringere il numero delle parole utilizzabili serve soltanto a **restringere la diversità dei pensieri pensabili**. E benché loro non ci abbiano pensato, il razzista non è solo quello che se la prende con neri o ebrei, ma quello che pensa di cancellare dalla propria vita i ‘diversi’, dirazzando dalla civiltà.

 

di *Davide Giacalone*
