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title: Non si fanno più processi ai nazisti
description: Per il principio di immunità giurisdizionale di ogni Stato non è più possibile fare processi contro i crimini di guerra nazisti.
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date: 2021-10-15
author: Vasco Ferretti
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/non-si-fanno-piu-processi-ai-nazisti/
categories: [Politica]
tags: [Italia, politica, società]
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# Non si fanno più processi ai nazisti

![Non si fanno più processi ai nazisti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/10/nazisti-sito.png)

La Corte internazionale di giustizia dell'Aia ha dichiarato inviolabile il principio di immunità giurisdizionale di ogni singolo Stato, per questo motivo, non è più possibile svolgere processi per crimini di guerra nazisti avvenuti nel nostro Paese.

**Sono trascorsi dieci anni dalle ultime due sentenze emesse da tribunali militari italiani contro le stragi naziste compiute nel 1944 dall’esercito di occupazione tedesco in Italia**. Nel primo caso il **tribunale di Roma**, con sentenza del **settembre 2011** condannava all’ergastolo (in contumacia) tre ex ufficiali della 26ma Panzedivision Wehrmacht per l’eccidio di 175 vittime civili nel Padule di Fucecchio. Nell’altro, ad appena un mese di distanza, il **tribunale di Verona** emetteva uguale verdetto di condanna contro sei ex ufficiali ancora in vita appartenenti alla famigerata Divisione Hermann Goering, responsabile di una di una lunga, brutale e sanguinosa catena di rappresaglie contro i civili sul versante degli Appennini tosco-emiliani.

La ragione per la quale **da un decennio a questa parte non è più stato possibile svolgere altri processi per crimini di guerra nazisti avvenuti nel nostro Paese** è dovuta al fatto che in data** 20 febbraio 2012 la Corte internazionale di giustizia dell’Aia**, accogliendo il ricorso avanzato dalla Repubblica federale tedesca, **ha giudicato l’Italia «responsabile di aver violato l’immunità giurisdizionale di cui gode la Germania in virtù del diritto internazionale»**. La sentenza – che sanciva inoltre il divieto ai tribunali italiani ad aprire nuovi processi contro la Germania per altri simili crimini di guerra e giudicava, in virtù del principio di giurisdizione, prive di effetto tutte le sentenze pregresse adottate nel nostro Paese – non fu deliberata all’unanimità. Il giudice Trindade, pur accogliendo quest’ultima richiesta, espresse parere contrario riguardo agli altri capi della sentenza; i giudici Gaja e Yusif riconobbero, invece, il diritto dell’Italia ad aver aperto procedimenti giudiziari basati sulla violazione di diritti umani. Vi è inoltre da dire che in sessanta e più anni i tribunali militari tedeschi non hanno mai proceduto, salvo pochissimi casi, ad allestire processi per i crimini di guerra compiuti dalla Wehrmacht nel nostro Paese.

Ma al di là di tutto questo, l’aspetto più doloroso di quella sentenza resta ancor oggi il fatto che** la Corte di giustizia dell’Aja abbia respinto perfino la richiesta, avanzata dall’Italia, di condannare la Germania al risarcimento dei danni in favore delle vittime per i crimini di guerra nazisti compiuti in Italia dal 1943 al 1945**. In compenso i giudici dell’Aja hanno invitato Italia e Germania, in quanto Stati di diritto, a «negoziare direttamente tra loro tali indennizzi per le vittime di guerra e i loro famigliari». Si tratta di una formula che non ha chiuso né sembra destinata a chiudere una volta per tutte un contenzioso che dura ormai da oltre mezzo secolo. Come già detto allora da **Marco De Paolis** – il procuratore militare che dai tempi della scoperta del cosiddetto ‘armadio della vergogna’ ha portato a termine decine di processi per crimini nazisti – non si può, infatti, pensare che una sentenza possa rimarginare una ferita profonda come quella che ancor oggi segna i numerosi parenti delle vittime di quelle stragi.

Aggiungerei che** in un’epoca come la nostra, di fronte a crimini di guerra contro i civili equiparabili a crimini contro l’umanità, il richiamo all’inviolabilità del principio di immunità giurisdizionale di un singolo Stato appare sempre più difficile da sostenere**, come hanno dimostrato gli interventi armati dell’Onu nelle guerre contro i civili in Iraq, Serbia e Libia.

di *Vasco Ferretti*
