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Nuove elezioni tra lo xanax della Gelmini e i balli di Casalino

La classe politica in queste ore ha dato il meglio di sé: tra la Ranzulli che consiglia uno Xanax alla Gelmini e Rocco Casalino che balla tra le strade di Roma rispondo “beato lei” a Draghi che si è detto “fiero di essere italiano”.

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Questa volta non ci ho azzeccato. Avevo profetizzato che il governo Draghi avrebbe proseguito la sua corsa, al massimo con un vecchio e classico rimpastino di ministri. Ho sbagliato, non ho tenuto conto del fatto che Draghi, pur avendo ottenuto la fiducia, sarebbe andato da Mattarella per dirgli: «Chiudiamola qui».

La classe politica in queste ore ha dato il peggio di sé e non è ancora finita. Perché questa crisi? Boh! Conte aveva dato la fiducia e 40 minuti dopo ha fatto dietrofront. Sconcerto nel mondo, giubilo tra i putiniani. I loro investimenti politici, morali ed economici hanno dato i loro frutti.

Abbiamo assistito a scene che voi umani… Già, boh! Interiezione perfetta per il momento che stiamo vivendo: esprime incertezza o incredulità ma anche – Treccani dixit – disprezzo, riprovazione. Che la signora Ronzulli consigli uno Xanax alla ex collega Gelmini fa parte delle tante risse da pollaio che negli anni si sono verificate nei lugubri emicicli del potere. Più commovente Rocco Casalino che balla felice per le afose strade di Roma, novello Bolle. Il suo mentore Conte non prenderà certo il posto dell’odiato usurpatore Draghi, ma non fa nulla. Lui, Casalino, è «troppo felice» perché ora potrà farsi candidare ed entrare in Parlamento con l’apriscatole, per aprirlo come promesso un tempo ormai lontano da Beppe Grillo.

Il 12 ottobre 1960 il premier sovietico Nikita Krusciov sbatté ripetutamente la scarpa sul banco del suo scranno all’Onu, per protestare contro il delegato filippino che accusava l’Urss di imperialismo in Europa Orientale. Altri tempi, altre tempre. Dobbiamo accontentarci dell’ex portavoce di Conte e del suo gaudio incontenibile.

Il dramma vero è che dovremo andare a votare e per un democratico liberale questa è una affermazione dolorosa. Il voto dovrebbe essere l’espressione più alta di una democrazia ma il problema è complesso: visti i precedenti risultati, chi mandiamo in Parlamento? Certamente un governicchio che deve portare a casa la manovra, sperando che i frugali d’Europa non si freghino le mani: volevate più soldi degli altri? A Roma c’è una colorita ma efficace espressione, chi la capisce la capisce: «Stica…». Educatamente tradotto: ‘Sti cavoli.

Draghi ha detto: «Sono orgoglioso di essere italiano». A guardare certe facce e a sentire certi non memorabili discorsi, caro presidente, beato lei. Alla milanese le dico che io mi sento un povero “pirla”. La chiudo qui: vado a buttare la monnezza.

No, più tardi: padre, madre e cinque figli stanno rovistando tra i cassonetti. Sono cinghiali e non ho il coraggio di disturbarli.

 

di Andrea Pamparana

 

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