I trentacinque missili russi deflagrati nel centro di addestramento militare di Yavoriv sono caduti a venti chilometri dal confine polacco. Dunque a un tiro di schioppo dal territorio di un Paese della Nato. A Varsavia si è convinti che Putin non abbia alcuna intenzione di rispettare le linee rosse tracciate dall’Alleanza Atlantica e che, con questo attacco nel cuore dell’Ucraina occidentale, abbia voluto saggiare la reazione della Nato.
Quel che i polacchi sospettano dei russi viene adesso preso molto sul serio dagli alleati occidentali. È finito il tempo in cui i politici di Varsavia venivano considerati dei paranoici, afflitti dai traumi dell’occupazione sovietica e dai fantasmi della Guerra fredda. Da quando la Russia ha avviato la “speciale operazione militare” in Ucraina, le analisi delle Cassandre polacche sono diventate normali argomenti di discussione in area Nato e la stessa Polonia ha visto crescere il suo ruolo specifico all’interno dell’Alleanza.
Il Paese è diventato il fulcro dello sforzo occidentale per difendere l’Ucraina e scoraggiare la Russia, un ruolo tanto importante quanto pericoloso. Dalla Polonia passano le centinaia di missili Stinger e di armi anticarro Javelin nonché le altre munizioni che irrobustiscono la resistenza ucraina e il governo polacco stesso è molto attivo nell’invio di armi oltrefrontiera. Attraverso i dodici valichi del lungo confine (530 chilometri) transitano i volontari provenienti da tutto il mondo che formano le legioni dei foreign fighter. Una settimana fa Varsavia aveva proposto di dare i suoi caccia Mig-29 a Kiev in cambio di F-16 dalla base Usa di Ramstein in Germania. Ma gli americani, dopo una prima risposta possibilista, si sono poi tirati indietro temendo che il trasferimento dei jet potesse dare il via a una ulteriore escalation. I missili su Yavoriv confermano che l’ipotesi di un allargamento del conflitto sia tutt’altro che scongiurata.
Per alcuni analisti militari è anzi solo una questione di tempo: i russi estenderanno lo spettro degli attacchi colpendo le linee di rifornimento che dalla Polonia si riversano in Ucraina. E potrebbero farlo anche sul territorio polacco. Tra i possibili obiettivi l’aeroporto di Rzeszow, ad appena un’ora di macchina dal confine ucraino, dove convergono gli aerei che trasportano gli aiuti bellici per Kiev. È per questo che gli americani stanno inviando le batterie di difesa missilistica Patriot in Polonia e, il mese scorso, avevano rafforzato il dispositivo militare nel Paese con 5mila nuovi soldati (portando il totale a 9mila) e la vendita di 250 carri armati Abrams. Nel frattempo il Parlamento polacco sta approvando l’aumento delle spese militari dal 2 al 3% del Pil a partire dal prossimo anno.
Un fronte diplomatico in rasserenamento è quello con l’Ue. Ursula von der Leyen ha elogiato governo e cittadini polacchi per la prova di solidarietà verso l’Ucraina e Varsavia spera – apportando qualche correttivo – di poter sbloccare i 36 miliardi di euro della prima tranche del Recovery Fund, congelati per le ingerenze su magistratura e media e per le lesioni allo Stato di diritto.
di Pierluigi Mennitti
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