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title: Orbán rompe gli equilibri europei
description: "Orbán ostacola gli sforzi dell'Unione europea per muoversi all'unisono nelle sanzioni contro la Russia."
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date: 2022-06-03
author: Massimiliano Lenzi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/orban-rompe-gli-equilibri-europei/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, guerra, russia, Ucraina]
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# Orbán rompe gli equilibri europei

![Orbán rompe gli equilibri europei](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/06/Evidenza-sito-32-3.png)

Orbán ostacola gli sforzi dell'Unione europea di muoversi all'unisono nelle sanzioni contro la Russia.

In politica, come a tavola, non si può digerire tutto e in tempi di guerra come gli attuali questa impossibilità a mandar giù bocconi pesanti aumenta. Il *gulasch* ungherese, ad esempio, comincia a essere immangiabile. Non stiamo parlando della pietanza, che tante spezie aggiunte rendono meno forte e più commestibile nel suo sapore antico, bensì della politica del primo ministro ungherese Viktor Orbán.

**In questi mesi gli sforzi compiuti dall’Unione europea per muoversi all’unisono nelle sanzioni alla Russia, dopo l’****invasione dell’Ucraina voluta da Vladimir Putin, hanno dato buoni risultati**. Sul sesto pacchetto di sanzioni Ue a Mosca però, ecco che a rompere le uova nel paniere è arrivato lui, Orbán. Il motivo?** L****’****Ungheria chiede all’Unione europea di togliere dalla lista dei russi sanzionati il patriarca ortodosso Kirill.** E ieri quest’ultimo, devoto filo-putiniano che difende senza se e senza ma l’invasione in Ucraina, è stato cancellato dalla lista dei sanzionati Ue. Mentre Kirill ringrazia Orbán, una considerazione non più rinviabile: così non può funzionare. A dirla tutta, vien quasi da ringraziarlo il primo ministro di Budapest per aver posto un tema che l’Ue, dopo il lodo Kirill all’ungherese, non può rinviare un giorno di più: quello del meccanismo decisionale. Occorre che venga definitivamente archiviata l’unanimità per lasciar spazio alle decisioni prese a maggioranza. **L****’****Ungheria, che anche grazie ai soldi Ue prospera, non può bloccare decisioni il cui stallo finisce inevitabilmente per favorire Mosca.** La guerra ha cambiato ogni cosa, la Croazia entrerà nella moneta unica e la Danimarca, con un referendum, si è detta a larga maggioranza favorevole ad aderire alla difesa comune dell’Unione europea. Non è più, dunque, tempo di *gulasch* da inghiottire a ogni costo bensì di consapevolezza e di cambiamenti.

**Del resto che dallo scorso 24 febbraio (data dell’invasione russa in Ucraina) a oggi il mondo sia repentinamente mutato nei suoi rapporti geopolitici, diplomatici, relazionali, economici e commerciali è un fatto che non riguarda solo l’****Ue ma tutti.** **Oggi, a Sochi, il presidente dell’Unione Africana, il senegalese Macky Sall, dovrebbe incontrare il presidente russo Vladimir Putin.** Una visita, quella in Russia di Sall, che «fa parte degli sforzi della Presidenza in carica per contribuire a una tregua e sbloccare le scorte di cereali e fertilizzanti, il cui blocco colpisce in particolare i Paesi africani». La notizia ci segnala due cose. La prima: se insiste con il blocco del grano, **la Russia rischia di inimicarsi anche quella parte di mondo, tra cui numerosi Paesi africani, che sino a oggi non si è schierata sulla guerra in Ucraina**. Il che porterebbe Mosca verso un crescente isolamento internazionale. La seconda: da un lavoro diplomatico per sbloccare appunto il grano fermo nei porti, potrebbe forse avere inizio un primo dialogo su una tregua possibile.

**Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov sarà in Turchia l’8 giugno per discutere appunto «****di corridoi sicuri» per il trasporto di grano dall’Ucraina.** Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan non ha mai nascosto, in queste settimane, l’ambizione a far da paciere tra Mosca e Kiev, stando attento anche agli interessi turchi, come la situazione in Siria. Tutto, ancora una volta, è in divenire. Tutto cambia e cambierà ancora. E proprio per questo è il caso che l’Ue la smetta di farsi andar giù il *gulasch*. Ne ha già inghiottito sin troppo.

Di* Massimiliano Lenzi *
