AUTORE: Davide Giacalone
Il tributo, la standing ovation, sono sinceri. Non ne dubitiamo. Ma senza riforme profonde si fa fatica a credere che tanto entusiasmo porti da qualche parte. I dubbi crescono nel vedere che si è tutti pronti a seguire l’uomo della supplenza, sperando trovi il modo di sostituirsi a quel che non funziona. Questa non è neanche un’illusione, ma una presa in giro. Qui non si cambia niente se non si cambia tutti, ciascuno per primo (si prega di rinunciare alla citazione e, nel caso non si possa trattenerla, ricordarsi che a parlare è Tancredi, non il principe di Salina).
Abbiamo visto tutti il modo caloroso in cui sindaci e amministratori locali hanno accolto il presidente del Consiglio. Bravi. Quest’ultimo ha detto che il Pnrr è nelle loro mani (per la verità ha detto: le vostre e le nostre). In che mani siamo? Qui non si tratta di colore politico, ma di un meccanismo inceppato. E non riparte con il risollevarsi dell’umore, ma riformando. Molte opere pubbliche sono ferme non per mancanza di soldi, ma di voglia e di responsabilità. Molti di quegli amministratori pubblici semplicemente non firmano per non esporsi alla terribile sorte dell’inquisizione. E la colpa non è loro, ma collettiva, perché un popolo di giustizialisti, insufflato da informazione che è giustizialista e faziosa al tempo stesso (quindi colpevolista con gli avversari e piagnucolosa con gli accoliti), genera il blocco, la fuga e l’avanzare a fronte di illegittima convenienza.
Faccio un esempio concreto, su un tema decisivo: l’energia. In Italia i parchi eolici e solari già pianificati non si riesce a realizzarli, sulla carta ne abbiamo più che nella realtà. Colpa della burocrazia, si dice, ma è solo un modo per sviare: la burocrazia è la conseguenza, non la causa. Tutti dicono d’essere favorevoli alle fonti rinnovabili, ma solo se le piazzano altrove. Se è pianificato un parco da qualche parte subito nasce il comitato contro la deturpazione dell’ambiente o del paesaggio. Se si è al Sud, poi, c’è anche da accertare se dietro non ci siano le cosche, che è un sovvertimento logico: si fermino quelli che dimostri essere criminali, non si chieda agli onesti di dimostrare di non esserlo. Che fa, allora, l’amministratore locale che, per legge, deve dare il suo consenso? Accetta, rischiando di vedersi sotto l’ufficio, quando non sotto casa, le manifestazioni ambientaliste, per non dire dell’inchiesta per collusione, o non firma, negando così una fonte importante di energia? Non fa né l’una né l’altra cosa: non fa niente. Anche perché mica basta una firma, ce ne vogliono diverse e una mancante ferma tutto. Allora organizza una “conferenza dei servizi”, dove tutte le parti si trovano e decidono assieme e in poche ore. Evviva. Un corno: c’è sempre qualcuno che manca e si rinvia. L’imprenditore privato, supposto Candido, protesta, chiede di sapere che deve fare e dagli stessi amministratori si sente suggerire: fai causa. Ed è nata un’industria che fa girar le pale, ma in senso inverso: l’amministrazione non risponde, scadono i termini, la ditta fa causa per danni e la vince. I soldi si spendono, ma niente energia. Ora provate a immaginare un simile inferno a proposito di un sito nucleare, che ci vogliono dieci anni per realizzarlo. Andremo a pedali. O a pedate.
Non è solo cattiva volontà, è che se non firmi non sei imputabile per omissione d’atti d’ufficio, mentre se firmi si può partire dall’articolo 323 del Codice penale, abuso d’ufficio, e salire fino ad associazione mafiosa. Vabbè, ma se sei innocente… Peggio: non hai avuto alcuna utilità, passi anni a pagare le spese legali, giornalisti e avversari ti additano come l’inquisito e l’imputato, se ti condannano in primo grado l’incivilissima legge se ne impipa della presunzione d’innocenza e sei sospeso senza poterti ricandidare. Volete altri dettagli?
Servono dosi da cavallo di riforme e dosi omeopatiche di retorica. Non il contrario.
di Davide Giacalone
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