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Parole d’ordine e parole utili

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Pensare di andare a Bruxelles per “battere i pugni sul tavolo”, significa semplicemente volere il male del Paese.

Parole d’ordine e parole utili

Pensare di andare a Bruxelles per “battere i pugni sul tavolo”, significa semplicemente volere il male del Paese.
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Parole d’ordine e parole utili

Pensare di andare a Bruxelles per “battere i pugni sul tavolo”, significa semplicemente volere il male del Paese.
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Quanto sono inutili e che conto salato presentano i paroloni. Abbiamo molto scritto, negli ultimi giorni, delle parole d’ordine e identitarie scelte con una certa sufficienza da maggioranza e governo e confluite disordinatamente nel primo Consiglio dei ministri operativo. La figuraccia sui rave nasce lì e non perché le opposizioni abbiano gridato al “regime“ suscitando chissà quale reazione nella pubblica opinione, ma molto più semplicemente perché il decreto era scritto male, con un pasticciaccio sulle intercettazioni. Una grande polemica sul consentirle o meno, con tanto di evocativa immagine dei “ragazzini“ intercettati per ordine della magistratura, per poi scoprire che con una pena massima prevista di sei anni (improponibile di suo) le intercettazioni sono sempre possibili, in quanto previste per tutti i reati punibili oltre i cinque anni. Ecco spiegata la precipitosa marcia indietro. Su migranti la Lega e la stessa presidente del Consiglio hanno ricominciato a macinare le parole d’ordine di un tempo. In particolare, Giorgia Meloni ha definito navi “pirata“ tutte quelle delle Ong che non dovessero essere riconosciute dagli Stati di cui battono bandiera. Detto fatto, la Germania ha riconosciuto una nave ferma in Mediterraneo con oltre 100 bambini e ragazzini non accompagnati a bordo, invitando l’Italia a farla attraccare subito. Una bella grana politica, proprio nel giorno della visita a Bruxelles del capo del governo italiano, solo per fare un pochino la voce grossa e la faccia cattiva. Secondo voi, quella nave carica di minori non verrà fatta attraccare?! La faccenda del contante è stata già dimenticata, ma è stata un’altra discreta caciara identitaria. Solo che, come accennato, da oggi c’è da fare sul serio con l’incontro Meloni-Von Der Leyen. Pensare di andare a Bruxelles per “battere i pugni sul tavolo”, come sognano i più esagitati fra i sovranisti e populisti, significa semplicemente volere il male del Paese. Giorgia Meloni sa perfettamente che sui grandi temi, a cominciare dalla questione energetica, l’Italia da sola non può fare nulla. Come nessun Paese, con la parziale eccezione della Germania. Gli stessi 10-12 miliardi sbandierati per le bollette sono il frutto dell’ottimo lavoro dell’esecutivo precedente e della crescita economica superiore al previsto, mentre la presidente del Consiglio chiederà alla presidente della Commissione europea lo sblocco di un totale di 7,3 miliardi di fondi europei non utilizzati fra quelli di coesione e già stanziati per il RepowerEu. Soldi che serviranno per sostenere famiglie e imprese. Pensare in un quadro del genere – mentre piovono i miliardi del Pnrr e se ne chiede la disponibilità di altri – che Giorgia Meloni vada a litigare e a fare il fenomeno sovranista per accontentare gli ultras della maggioranza è escluso alla fonte. Oltre che abbastanza ridicolo. Di Fulvio Giuliani

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