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title: DisPersi, Direzione PD
description: Senza riformismo per il Pd non c’è sopravvivenza. La radicalità non sta nelle etichette quanto nello sforzo di individuare dove intervenire
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date: 2023-01-11
author: Carlo Fusi
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, pd, politica]
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# DisPersi, Direzione PD

![PD](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/01/Evidenza-sito-166.jpg)

Senza riformismo per il Pd non c’è sopravvivenza. La radicalità non sta nelle etichette o nelle fughe in avanti quanto nello sforzo diuturno e incessante di saper individuare dove intervenire e quali passi fare per ottenere i risultati

**Oggi si riunisce la Direzione del Pd**: **deciderà lo slittamento delle primarie e il no al voto elettronico**. Una discussione di tipo procedurale che** non affronterà il nodo politico vero che da tempo**, e in maniera sempre più pressante, angoscia il Nazareno: **come è stato possibile che un partito nato per “unire tutti i riformismi” sia finito a reclamare l’urgenza della “radicalità”** (vedi Dario Franceschini) come tratto identitario, *fiche* per partecipare al gioco. Il fatto che la richiesta di una simile svolta arrivi dopo che il Pd ha smarrito il *bonus*governativo, quello che garantiva indipendentemente dal voto popolare la presenza in dicasteri e ruoli di comando, **può in buona parte rispondere alla domanda**. Il resto è il solito gioco di nomenclature che si sforzano di capire **dove sia meglio posizionarsi e quale candidato alla segreteria sostenere** affinché le tradizionali rendite di posizione siano salvaguardate.

**La questione di fondo** – al tempo stesso identitaria e programmatica – **viene insomma lasciata lì**, ad aleggiare nell’aria. Questione che ha un precetto preciso: **dove sia finita, appunto, la *mission* riformistica di quello che era il maggior partito della sinistra non solo italiana ma addirittura europea**; che fine abbiano fatto le sue parole d’ordine che sottintendevano una visione specifica della società;** in quale scantinato siano stati gettati sogni e progetti di quella che si considerava** (e in buona misura continua a considerarsi) **la parte ‘migliore’ dell’Italia**, la più competente, la più moderna. Detto in altri termini, **in quale Iperuranio sia stata spedita la voglia, prima ancora della capacità, di fare politica**; di farsi carico delle problematiche dei cittadini e trasformarle in prassi e provvedimenti; di coniugare la difesa dei diritti – alcuni sostanziali, altri a uso mediatico – con la salvaguardia delle necessità e urgenze degli italiani.

Anno dopo anno dal momento della fondazione, **strumentalità e opportunismo sono diventati due *must *dell’azione del Pd**, sempre con la pretesa e talvolta la supponenza di presupporre le proprie convenienze come la ricetta giusta per risolvere i mali dell’Italia, **scambiando il proprio ombelico per l’epicentro dei bisogni degli elettori.**

Dopo la batosta del 25 settembre, **l’urgenza di cambiare è diventata parossistica**. Solo che non si sa in che modo sostanziarla e soprattutto quali bandiere ideali agitare per rimettere in sintonia il Nazareno con il cuore profondo del Paese.** La concorrenza sempre più forte di una formazione populista come il M5S ha accentuato lo sbandamento ideologico;** la richiesta di voto elettronico per le primarie è solo l’ultimo tassello: quello che, come ha spiegato l’ex presidente Matteo Orfini, trasformerebbe un partito in una pagina Facebook.

**Il buco nero del Pd resta il riformismo mancato**. Gli anni passati nella stanza dei bottoni hanno reso la dirigenza satolla di prebende a fronte della scarsità di risultati. La connessione politica – e perché no? – anche sentimentale con una società in continua trasformazione, a partire dal pezzo che si è sempre riconosciuto in quel contenitore politico,** ha inaridito il pensiero e l’azione “di sinistra”**: patrimonio continuamente evocato e via via svuotato.

**Senza riformismo per il Pd non c’è sopravvivenza.** La radicalità non sta nelle etichette o nelle fughe in avanti quanto nello sforzo diuturno e incessante di saper individuare dove intervenire e quali passi fare per ottenere i risultati. La politica, appunto. In caso contrario la subalternità è un destino ineluttabile. Il terrore del Pd è di fare la fine dei socialisti francesi. Ancor più terrorizzante dovrebbe essere diventare la ruota di scorta delle pulsioni demagogiche.

di *Carlo Fusi*
