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title: Perché votare oggi e domani
description: &quot;Elezioni europee: gli appelli al voto hanno sempre qualcosa di retorico, ma oggi più che mai serve una coscienza civica collettiva.&quot;
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date: 2024-06-08
modified: 2024-06-09
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Politica]
tags: [Italia, politica, UE]
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# Perché votare oggi e domani

![Elezioni europee](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Elezioni-europee.jpg)

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2024-06-05 17:02:56

2024-06-05 15:02:56

Secondo alcuni sondaggi si recherà votare il 47% dei giovani per le europee, rispetto al 43% degli over 54. Però solo l’8% degli under 35 si ritiene soddisfatto del dibattito

Esterno giorno. L’ora dell’aperitivo, seduto a un bar di un popolare quartiere romano. Al tavolino di fianco al mio otto ragazzi, studenti di Medicina. Ridono, scherzano, spettegolano un po’ su questo o quello dei loro docenti. A un certo punto uno la butta lì: «Ma voi per chi votate?». Risposte varie, una consolazione: nessuno ha detto «Io non voterò». Bene, è già qualcosa. Il giovane che aveva posto la domanda, interrompendo il dialogo effimero tra i suoi amici, dice qualcosa che mi fa riflettere: «Si vota in Europa, lo sapete...». Una ragazza lo interrompe: «No, si vede proprio che non capisci nulla. Non si vota in Europa ma per l’Europa». Quel ‘per’ mi colpisce. Un concetto che trovo perfettamente calzante. Non è solo un andare in cabina per scegliere un partito o il nome di un futuro parlamentare europeo. È una scelta determinante per il nostro Continente.

Secondo alcuni sondaggi si recherà alle urne il 47% dei giovani, rispetto al 43% degli over 54. Però solo l’8% degli under 35 si ritiene soddisfatto del dibattito. Verifico con il mio micro campione seduto a quel bar. Azzardo: «Scusate, ma voi che ne pensate di questa campagna elettorale?». Mi riconoscono: «L’avevo detto che lei è l’“Indignato speciale”...». Piccole soddisfazioni. «Certo non è stata una campagna elettorale per l’Europa, si è parlato di tutto...» risponde la ragazza che aveva corretto la domanda del primo ragazzo. Interviene un altro: «Ma no, si è parlato del nulla, come sempre». Iniziano a discutere tra loro e mi rendo conto che l’Europa è sparita dal loro dibattito.

Nel 2019 andò a votare per le europee il 54,5%. Certo il Covid ha fatto la sua parte nella ulteriore disaffezione dei cittadini all’esercizio del voto, però i dati di tutte le ultime tornate elettorali mostrano una flessione costante e preoccupante. Sempre secondo i sondaggisti a tenere su livelli dignitosi la partecipazione al voto sono stati soprattutto i giovani, in particolare quelli sotto i 25 anni. C’è un dato che deve però far riflettere: solo sei ragazzi su dieci reputano che il dibattito politico non stia affrontando in modo adeguato le criticità e le esigenze che vivono. Chiedo allora ai miei interlocutori quali sono stati i temi più delicati che a loro avviso non sono stati affrontati come si sarebbe dovuto: «Lavoro e occupazione, scuola, università, sviluppo di nuove competenze professionali». Soltanto ultimo il tanto reclamizzato tema del cambiamento climatico. Chiedo: «Voi fate Medicina, in quale ramo vi vorreste specializzare?». Nessuno dei presenti risponde semplicemente di voler diventare un medico che si occupi di clinica. Faccio loro presente che ‘clinica’ deriva dal greco e vuol dire arte di curare il malato a letto. Loro rispondono così: «Ma quello è un lavoro di trincea, si guadagna poco e si fatica troppo».

Quanta strada c’è ancora per fare l’Europa. Ragazzi, in bocca al lupo.

di Andrea Pamparana

Giovani verso le elezioni europee

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2024-06-05 17:02:59

2024-06-05 15:02:59

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2024-06-06 09:09:21

2024-06-06 07:09:21

Fra poche ore noi cittadini europei ci recheremo alle urne, ma sembra che si sia chiamati a discutere del passato anziché provare a indirizzare il futuro

Si ha l’impressione di star assistendo alla puntata precedente. Fra poche ore noi cittadini europei ci recheremo alle urne, ma sembra che si sia chiamati a discutere del passato anziché provare a indirizzare il futuro. Il Continente più ricco e libero sembra detestare il presente solo un po’ meno di quanto detesta il futuro, in compenso litiga sul passato. Taluni non osano più dire – come dissero fino a ieri mattina – d’essere contro l’Unione europea, ma la vogliono diversa. Ne vogliono meno e che funzioni meglio o ne vogliono di più che faccia dell’altro. Sono parole senza alcun senso, senza futuro.

Un mondo chiuso dentro le porte di casa non è mai esistito, neanche nell’antichità. Il mondo è sempre stato aperto e ciascun Paese, ciascun individuo vi vive immerso. Oggi è solo più veloce, le distanze si sono accorciate, il che rende effimero chiudere le tapparelle sperando di farlo sparire. Quando parliamo di transizione energetica o di innovazione tecnologica che punta alla decarbonizzazione non stiamo intonando una canzone bucolica: stiamo discutendo di supremazia produttiva, di dominio tecnologico, di ricchezza che si sposta. Certo che possono esserci idee e proposte diverse – è ben quella la politica e la democrazia è un metodo (il migliore) per indirizzare le scelte – ma fra queste non è compreso il ritorno al passato o il mantenimento del presente, giacché questa non è una scelta ma il rifiutarsi di scegliere. Ovvero consentire ad altri il vantaggio e impoverirci in fretta. Né la ricchezza né la libertà sono assegnate per sempre o su basi etniche – tanto più che fummo capacissimi di produrre miseria e dittature – semmai su basi culturali. Ed è ben quella la sfida, non tapparsi gli occhi.

L’elettrificazione non fu e non è un problema dei ricchi, semmai dei poveri che non intendano restare tali. E i ricchi – quali siamo – che pensano di conservare il loro presente senza correre e concorrere stanno solo regalando il loro futuro.

Un mercato unico dei capitali non è un unico mercato per danarosi capitalisti, ma lo strumento grazie al quale il piccolo risparmio può puntare a maggiore convenienza ed essere utilizzato per migliore produzione. Quindi è strumento che serve a far crescere la ricchezza complessiva. Il tema della compensazione o redistribuzione (brutto termine) è politico, se volete sociale, ma il rifiuto dello strumento è puro pauperismo. Figlio di una povertà che da culturale si traduce velocemente in economica.

La guerra è alla porta. Non è un’opinione, ma un fatto. Si tratta di non farla entrare. Guardate le nostre città, guardate come sono fatte: nessuno credeva di potere fermare le guerre con la porta di casa propria, si costruivano mura attorno alle porte di ciascuna casa e se ne faceva la porta comune. Più era forte, meno sarebbe entrata la guerra. Oggi solo chi è dalla parte di Putin è contro la difesa comune europea, l’unica scelta razionale ed economicamente conveniente. Certo che possono esistere idee diverse su come costruirla – e finanziarla – ed esisteranno interessi diversi nella crescita di uno spazio comune d’industrie per la difesa, ma non è consentito far finta di niente. E se imbocchi la difesa comune, che richiede tempo e costanza, scegli anche maggiore integrazione politica. Si può essere contrari sostenendo che è meglio fidarsi della difesa statunitense o che è meglio accettare di buon grado la maggiore penetrazione russa e cinese, ma fingere che si possa non scegliere e tenersi il passato in cui la guerra non era alla porta non è un’opzione. Solo una distrazione.

Sembriamo sonnambuli che camminano sognando di non essere costretti ad aprire gli occhi. Oppure bambini che amano il loro mondo di capricci e non vogliono diventare adulti. E forse anche per questo se ne fanno pochi, di bambini: per non farsi fregare il posto.

Ulisse è adulto e libero perché scelse: «Misi me per l’alto mare aperto». Qui si va verso le urne sperando di riporsi nella chiusa marana. Non è solo sbagliato, è impossibile.

di Davide Giacalone

Sonnambuli alle urne

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urne

2024-06-06 17:09:14

2024-06-06 15:09:14

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24510

2024-06-04 15:15:02

2024-06-04 13:15:02

Fra pochi giorni si vota alle elezioni Europee e ogni partito ha la sua linea Maginot, ovvero una soglia sotto la quale non può scendere senza sentirsi sconfitto

Fra pochi giorni si vota alle Europee e ogni partito ha la sua linea Maginot, ovvero una soglia sotto la quale non può scendere senza sentirsi sconfitto. Per Fratelli d’Italia la soglia è il 26%, ossia il risultato delle elezioni politiche. Per il Pd la soglia psicologica è del 20%: al di sotto di quella cifra la leadership di Elly Schlein potrebbe scricchiolare. Per i Cinque Stelle la soglia dovrebbe situarsi intorno al 15%, tenuto conto che quello europeo non è il loro terreno di gioco preferito. Per Forza Italia la soglia è il 10%, dopo le ripetuti promesse di Tajani di superarla. Per la Lega la soglia è non essere scavalcata da Forza Italia e che il generale Vannacci abbia un buon risultato.

E per tutti gli altri? Per tutte le altre liste la soglia è il 4%, al di sotto della quale non si elegge nessun parlamentare europeo. Ma quante sono le liste che, con un briciolo di buona sorte, potrebbero aspirare al 4%? Sono almeno tre: Alleanza Verdi-Sinistra (che candida anche Ilaria Salis); Azione, capeggiata da Carlo Calenda; Stati Uniti di Europa, con Emma Bonino e Matteo Renzi. A queste, volendo e sperando, se ne possono aggiungere altre due, ovvero la lista Pace Terra Dignità, con Michele Santoro, e la lista Libertà, con Cateno De Luca e Laura Castelli (ex Cinquestelle).

Il risultato di queste cinque liste minori è ovviamente cruciale per loro stesse, dal momento che tutte rischiano di eleggere zero parlamentari, ma lo è anche per i cinque partiti maggiori, perché il numero di seggi a disposizione di questi ultimi potrebbe differire sensibilmente a seconda del numero di liste minori che passeranno la soglia e del numero di parlamentari che il gioco delle circoscrizioni e delle preferenze consentirà a ciascuna di portare a casa. Secondo alcune simulazioni, le liste minori potrebbero essere costrette ad accontentarsi di appena 2 seggi, secondo altre ne potrebbero conquistare addirittura 12. Poiché il numero totale dei seggi riservati all’Italia è costante e pari a 76, i seggi per i cinque partiti maggiori potrebbero variare fra 64 e 74. Insomma, alcune possibili vittorie o sconfitte dei grandi potrebbero anche essere nient’altro che le conseguenze meccaniche delle alterne fortune dei piccoli.

Ma vediamo come potrebbero andare le cose per questi ultimi. Da un punto di vista puramente aritmetico, assumendo che i voti di questo bacino di elettori siano dell’ordine del 16% (come risulta dai sondaggi di qualche settimana fa), è possibile che nessuna lista minore raggiunga il quorum: se tutte prendessero poco più del 3%, nessuna passerebbe. Sempre da un punto di vista aritmetico, potrebbe anche succedere che il 4% venga superato da quattro liste, tutte appena al di sopra del limite (4,1% x 4 = 16,4%). Entrambe queste ipotesi (0 e 4 liste sopra la soglia) sono estremamente improbabili, quindi possiamo tranquillamente dire che quasi certamente il numero di liste che supereranno la soglia sarà compreso fra 1 e 3.

Ma quante e quali liste potrebbero farcela? La mia idea (ma posso benissimo sbagliare) è che la presenza della Salis possa creare problemi – cioè sottrarre voti – alle liste affini, in particolare a Pace Terra Dignità, ma forse anche alla lista libertaria-europeista di Emma Bonino, ossia a Stati Uniti di Europa, e in misura minore a quella di Carlo Calenda, che ha un profilo più liberal-tecnocratico. Dovessi scommettere, direi che – realisticamente – le liste minori che passano la soglia dovrebbero essere due o tre. Difficile che non ce la faccia il trio Salis-Bonelli-Fratoianni, possibile – ma non certo – è che una delle due liste europeiste (Azione o Stati Uniti d’Europa) resti fuori per un pelo.

Resta il fatto che, per giudicare i guadagni o le perdite di seggi dei partiti maggiori sarà bene non tenere d’occhio solo quanti seggi avevano cinque anni fa, ma anche quanti erano allora e quanti sono oggi i seggi conquistati dalle liste minori. Allora il bottino dei partiti maggiori fu notevole, perché le liste minori non conquistarono alcun seggio e a un certo punto ai seggi conquistati sul campo si aggiunsero quelli piovuti dal cielo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Oggi tutto fa pensare che le liste minori qualche seggio lo conquisteranno, assottigliando il bottino delle cinque liste maggiori. Alla fine, non mi stupirei che Fratelli d’Italia fosse l’unico partito a guadagnare seggi.

di Luca Ricolfi

Elezioni Europee, la vera incognita

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2024-06-04 17:23:52

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