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title: Politica da piagnoni
description: "Il linguaggio comune della politica è quello della lamentazione: un folto manipolo di piagnoni che costruisce le fortune pubblicistiche"
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date: 2024-05-31
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/politica-da-piagnoni/
categories: [Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Politica da piagnoni

![Politica](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Evidenza-sito-1235-1024x639.jpg)

Il linguaggio comune della politica è quello della lamentazione: un folto manipolo di piagnoni che costruisce le fortune pubblicistiche sull’oblio del vocabolario

**Per ognidove sbocciano censurati recensiti, tacitati assai loquaci, celati in mostra, ostracizzati reimbucati**. Tutti colpiti dalla congiura del silenzio eppure in perpetuo schiamazzo, tutti subenti il tentativo di sparizione e vocati alla riapparizione.** Il linguaggio comune è quello della lamentazione: un folto manipolo piagnone che costruisce le fortune pubblicistiche sull’oblio del vocabolario.** Ce n’è per tutti: dalla *leader* dei conservatori europei che si batte (parole d’ella) contro le «forze della conservazione» al pensoso letterato ricacciato a esprimersi entro le mura di casa, sicché l’eco delle sue parole *s’arisente* anche presso *er barcarolo*, **l’unico che rema *contro corente*.**

**Si sente la destra dire che da molti anni subisce la discriminazione e l’oscuramento mediatico. Si sente la sinistra dire la stessa cosa, a valere per il presente non meno che per il passato. **Chi sostiene di essere stato valutato meno di un cane e chi prende il cane pur di rilasciare una dichiarazione su qualche cosa. **Eppure si ha l’impressione di averli sempre visti lì, impegnati in una maratona esibizionista fra anime martoriate che puntano a martirizzare la sopportazione altrui**. Sono passati governi di destra e di sinistra, di centrodestra e di centrosinistra, di sopra e di sotto, e ogni volta s’è sentito dire: «La stampa è tutta contro di noi». **Da ultimo hanno tutti scoperto d’essere contro il *mainstream*, perché ciascuno vuole per sé la palma d’essere il solo ad avere pensieri non già pensati e che agli altri non vengono, esprimere i quali è in sé momento catartico della libertà.** Tanto più che dopo c’è l’apericena. Ma non si contendono solo i vassoi, ingolosenti solo per chi non sa cucinare; si disputano le medesime parole, la citazione dei medesimi autori, componendo i rispettivi altarini con la stessa animosità con cui ci scambiavamo le figurine: ce l’ho, ce l’ho, mi manca.

La rappresentazione del piagnisteo non è soltanto il canone espressivo del politico combattente e dell’intellettuale dibattente, **è anche la sola musica di sottofondo ammessa e capace di esprimere commiserazione e disappunto.**

**Parli di economia? Devi parlare di povertà, di gente che non ce la fa, di disagi crescenti e smottamenti incipienti.** Lo fa la destra e lo fa la sinistra, perché pare brutto ricordare che c’è un’Italia che compete e vince, che sa studiare e sa lavorare, che intraprende e rischia; un’Italia che non si autocommisera perché non gliene resta il tempo e ne ha pure poco per seguire il dibattito pubblico.

**Parli di Unione europea? E ci mancherebbe: incompiuta, mostriciattolo manchevole, priva di anima politica, incontrastato regno dei burocrati. **Non rende ricordare che questa cosuccia così mal messa ha rispettato la sua promessa di pace, ospita il 6% (calante) della popolazione globale, produce il 25% della ricchezza che ogni anno si genera nel mondo e consuma il 50% della spesa pubblica sociale. Il buco del culo del benessere, della libertà, della longevità e della sanità. **Un’incompiuta sconclusionata e disarticolata che ha saputo prendere una sola e univoca posizione a fianco dell’Ucraina aggredita.** Dire queste cose è veramente contro la mefitica corrente della lagna perpetua. **Ma non si trova solidarietà: per quella rivolgersi al reparto martiri privilegiati.**

**Ho dei timori sul centenario di Giacomo Matteotti. Temo di scoprire che troppi credono di sapere chi sia stato e troppi temono sia troppo ricordato per quel che è stato, ma che i più non abbiano letto una sua riga.** Giusto la citazione rituale. Matteotti non lamentò la violenza squadrista, fece di peggio: ne raccontò le ragioni politiche. Non denunciò i brogli per avere qualche seggio in più, ma per chiarire il disegno politico di Mussolini, che agli italiani fu chiaro soltanto dopo il disastro e il disonore collettivo. E voleva descrivere i gerarchi e il loro capo per quel che erano: ladri. Non fece il piagnone, ma l’uomo che non baratta la libertà con un successo. **Pagò per gli italiani che non capirono.**

Davide Giacalone
