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title: Posti vuoti
description: "In Italia risultano 179mila posti di lavoro inattivi. Colpa della formazione inadeguata e di una narrazione distorta che il paese ha subito per troppo tempo. La filosofia dell'assistenzialismo e l'incapacità di sfruttare i fondi europei già assegnati hanno contribuito al paradosso per cui è difficil..."
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date: 2021-11-16
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/posti-vuoti/
categories: [Evidenza, Politica]
tags: [giovani, lavoro]
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# Posti vuoti

![Posti vuoti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Schermata-2021-11-16-alle-12.25.45.png)

In Italia risultano 179mila posti di lavoro inattivi. Colpa della formazione inadeguata e di una narrazione distorta che il paese ha subito per troppo tempo. La filosofia dell'assistenzialismo e l'incapacità di sfruttare i fondi europei già assegnati hanno contribuito al paradosso per cui è difficile trovare lavoro ma anche offrirlo.

**Il lavoro in Italia c’è, ma trovare lavoro in Italia resta molto difficile. Anche offrirlo.** Questo doppio paradosso emerge dall’ultimo bollettino ‘Excelsior’ di UnionCamere e Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Sigla pomposa e carica di promesse, se solo il sistema funzionasse.

A fronte, infatti, di un’oggettiva dinamicità del mercato del lavoro nel nostro Paese, confermata dai 465mila nuovi contratti di assunzione previsti entro novembre (l’incremento è di 201mila unità rispetto allo stesso mese del 2020), il dato su cui concentrare il massimo dell’attenzione è l’imbarazzante **40% di posti di lavoro offerti e destinati a restare vacanti.**

Sarà impossibile coprirli, per mancanza di candidati o scarsa formazione e preparazione degli stessi. Per essere precisi, il 38,5% delle posizioni aperte. Passando dalle percentuali ai numeri assoluti, che fanno sempre una diversa impressione, parliamo di **179mila unità, 179mila posti di lavoro che non siamo capaci di attivare.** Non perché il destino sia cinico e baro o perché gli italiani non abbiano le qualità necessarie, ma perché il nostro sistema sconta un doppio ordine di problemi. Gravi.

Innanzitutto, **formiamo poco e male e spesso anche in modo disomogeneo e poco attento all’evoluzione del mercato del lavoro.** Torna in soccorso il bollettino di UnionCamere e Anpal: risultano introvabili, in ordine decrescente, fabbri e fonditori, di cui mancano il 61,7% e il 57,8% (!) nonché degli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali, al 58,7%. Nelle costruzioni, il divario tra domanda e offerta è al 53,7%. Come potrete notare, si tratta di settori molto differenti, che vanno da alcuni mestieri ormai a rischio estinzione (la cui sopravvivenza in Italia è assicurata solo dalla manodopera straniera) a figure tecniche tipiche della nostra era.

A questa grave mancanza in termini formativi, si aggiungono i guasti devastanti di una narrazione che per anni ha inquinato i pozzi. Buona parte della politica, dei giornalisti, dei *mass media* più popolari e – diciamolo – senza altro interesse che i propri punti di *share*, hanno ossessivamente dipinto** un’Italia senza futuro.** Un Paese in cui non valesse la pena studiare, approfondire, rischiare, perché tanto non sarebbe servito a nulla. Un vero e proprio delitto storico, consumato alle spalle di tutti, ma di cui le prime vittime sono i nostri figli.

Molti di coloro che abbiamo appena elencato non si sono mai presi la briga di **confrontarsi con i ragazzi, lavoratori e professionisti di domani, per saggiare gli effetti di questa ‘mitologia’.** L’avessero fatto, avrebbero sentito ripetere il *mantra* dell’assenza di un futuro, una sensazione disperante i cui responsabili sono da cercare proprio in quel mondo che ha sposato con entusiasmo sospetto la filosofia dell’assistenzialismo, del Reddito di cittadinanza e dei *bonus*. Per tacere di un monumento all’inefficienza autolesionista: i posti di lavoro mai nati e la crescita negata per l’incapacità di sfruttare i fondi europei già assegnati.

Tutto pur di non dire una semplice verità: che **questa festa senza senso sarebbe presto finita, insieme ai soldi necessari a tenerla in piedi, lasciando sul terreno i cocci di un’involuzione culturale pericolosissima.** Un circolo vizioso di persone che dicono di cercare lavoro, ma lo pretendono a loro immagine e somiglianza. Mentre chi crede nelle proprie capacità non trova formazione. Chiudono il cerchio le imprese più dinamiche costrette a bruciare tempo ed energie nel cercare i pochi profili di qualità disponibili.

Non è tanto il lavoro a mancare in Italia, quanto onestà intellettuale e sincerità.

di *Fulvio Giuliani*
