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title: Quel che resta della credibilità politica e giudiziaria
description: La politica dovrebbe smetterla con la commedia dell’indignazione alternata, dovrebbe invece affrontare il dramma della giustizia negata
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date: 2024-05-16
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/quel-che-resta-della-credibilita-politica-e-giudiziaria/
categories: [Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Quel che resta della credibilità politica e giudiziaria

![Toti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Toti.jpg)

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2024-05-09 15:16:50

2024-05-09 13:16:50

La vicenda del governatore ligure Giovanni Toti evidenzia, ancora, il vocabolario limitato e di un illimitato autolesionismo della politica italiana

Non c’è verso. La politica dispone di un vocabolario limitato e di un illimitato autolesionismo, per giunta vestito d’ottusa furberia. La solfa è sempre la stessa: «tempi sospetti», «orologeria», «accuse gravi», «dimissioni», «se sarà dimostrato», «siamo garantisti». Invece è garantita, per l’ennesima volta, l’inattitudine a un costume che restituisca il diritto alla giustizia e la giustizia al diritto.

Non siamo finti ingenui, sappiamo bene che in politica – come in ogni altro aspetto della competizione e della vita – si approfitta delle difficoltà dell’avversario, ma questo significherebbe (se ci fosse ragionevolezza e non solo infantile ripicca) approfittare di un avversario inquisito e magari arrestato per ricordare a tutti che la Costituzione lo vuole innocente e che si deve distinguere il corso della giustizia dalla vita civile e politica, augurandosi che siano infondate le accuse che gli vengono rivolte. Servirebbe a mettere le mani avanti e prepararsi per quando – presto, molto presto – un compagno o un camerata sarà al suo posto, come servirebbe a calcare la mano quando dovesse arrivare la condanna, non avendo esaurito il linciaggio in effige nella stagione delle indagini. Ma niente, non c’è speranza: indignato stupore quando tocca ai propri, accanita stupidità quando tocca agli altri.

Quando capita agli amici si ricorre sempre all’insinuare il sospetto che sia una speculazione elettorale: perché proprio ora? Strano non sappiano che ultimamente si è votato tutti i mesi e, comunque, si vota tutti gli anni. Non di meno si votano al ridicolo del timer coordinato con le urne. Un esponente del Pd ligure, Andrea Orlando, sfida l’assurdo: se le notizie saranno confermate è difficile che la Giunta vada avanti. Ha fatto anche il ministro della Giustizia. Quando le accuse saranno provate (o smentite, il che accade nello stesso istante) in Liguria si sarà votato già un paio di volte. È incredibile che non capiscano di essersi autoconsegnati alla gogna giustizialista: se la giustizia non funziona e ha tempi incompatibili con la civiltà il solo spettacolo che rimane è quello dell’accusa. E a chi tocca non s’ingrugna.

L’emendamento Coso, il bavaglio Caio: soltanto vaniloquio. Arrestano un gruppo di persone e manco hanno finito di farlo che già le loro conversazioni telefoniche sono su tutti i mezzi di comunicazione. Naturalmente con gente stravaccata in barca e altri direttamente a puttane, il che serve ad alimentare il moralismo giustizialista. Peccato che né l’una né l’altra cosa costituiscano reato. Ma, si dirà, le intercettazioni dimostrano il mercimonio della funzione pubblica. No, per niente: le intercettazioni sono solo quelle che vuol farmi leggere l’accusa e, di suo, non dimostrano niente, se non il livello delle interlocuzioni. Il problema non è cosa dimostrano, ma quel che mostrano: l’interno di un’indagine che è solo un presupposto d’accusa. Peccato che la sentenza sia già stata emessa, in piazza e al bar, come sostenevano le toghe giustizialiste che mi querelavano e che hanno sempre perso in giudizio, perché si dimostrava fossero loro le traditrici del diritto.

Se la politica avesse conservato dignità avrebbe fatto una sola osservazione, senza distinzione di schieramento: gli arresti erano considerati urgenti a metà dicembre, ma sono stati eseguiti a maggio. Punto, fine: bancarotta del diritto e della giustizia perché, ammesso l’esigenza esistesse, è insensata dopo cinque mesi. Della sorte degli odierni indagati non ce ne importa nulla, come dei loro predecessori e dei tanti loro immediati successori. Fatti loro.

Che tale sorte sia legata a una giustizia che non merita di definirsi tale è il problema collettivo, il solo su cui la politica non ha il diritto, ma il dovere di intervenire. Un dovere che potrebbe veder convergere la civiltà di destra e di sinistra. Invece convergono le rispettive inciviltà, che si fortificano con le vicendevoli viltà. Dovrebbero capire che arrestarsi è meno disonorevole che campare e crepare d’arresti.

di Davide Giacalone

Il caso Toti e la politica autolesionista

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2024-05-10 14:07:56

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2024-05-15 07:22:17

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Sono giorni, ormai, che l’inchiesta in corso in Liguria si è in buona parte tramutata in un elenco delle solite intercettazioni spizzichi e bocconi

La voglia di spiare dal buco della serratura è vecchia come l’uomo e gli stupefacenti mezzi digitali a nostra disposizione hanno semplicemente moltiplicato per n volte (tendente all’infinito) le possibilità di farsi gli affari altrui.Quella toppa della serratura è diventata una voragine aperta sulle “Vite degli Altri”, per citare un memorabile e splendido film incentrato sulla mania-ossessione nell’allora Germania Democratica tedesca per lo spionaggio e soprattutto la delazione.Eppure, non sembriamo minimamente in grado di imparare dai nostri errori e dalle nostre esagerazioni: sono giorni, ormai, che l’inchiesta in corso in Liguria si è in buona parte tramutata in un elenco delle solite intercettazioni spizzichi e bocconi, spiattellate seguendo l’unica regola aurea dell’impatto mediatico. Che in molte di esse sfugga la notizia di reato o possa risultare arduo dimostrarne l’utilità in un’aula di tribunale è irrilevante. Non conta: quello che importa è soddisfare la voglia di gossip di terz’ordine, costantemente accompagnata dall’ansia moralizzatrice che è uno dei tratti distintivi dei mai domi leoni da tastiera.Lo spu… è l’unica regola, danno collaterale certo e inequivocabile, mentre quella che al momento è solo un’indagine si trasforma sul campo in una condanna inappellabile per una serie lunghissima di vite, carriere e imprese. Finiscono tutte in un tritacarne che non ammette neppure l’ombra del dubbio. Figurarsi delle garanzie previste Costituzione alla mano a favore di qualsiasi cittadino.Aggiungete, poi, quell’immancabile spruzzata di prurigine legata alle intercettazioni a sfondo erotico-sessuale e il gioco è fatto. Ce ne stiamo tutti lì, bellamente affacciati alla balaustra sulla vita degli altri, sui loro presunti vizi e mancanze che diventano ai nostri occhi affamati colpe certe. Bello spettacolo.Che almeno ogni tanto facessimo questo gioco facile-facile: registrate una chiacchierata al telefono a caso con colleghi, amici, moglie e mariti, parenti, fidanzate o amanti e poi riascoltate: ne potrebbe uscire qualsiasi cosa e spesso non vi riconoscereste neppure.È solo un gioco ma meriterebbe di essere provato.di Fulvio Giuliani

Le inchieste e il buco della serratura

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2024-05-15 17:13:09

2024-05-15 15:13:09

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2024-05-07 10:09:57

2024-05-07 08:09:57

L'ordinanza disposta dal Gip di Genova arriva dopo l'inchiesta della Procura sulle elezioni regionali liguri del 2020: l'accusa è di corruzione

Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti è agli arresti domiciliari. L'ordinanza disposta dal Gip di Genova è arrivata a seguito dell'inchiesta della Procura, guidata da Nicola Piacente, sulle elezioni regionali liguri del 2020. Per il governatore l'accusa è di "corruzione".

Altre 9 persone sono state raggiunte da misure cautelari, fra cui Matteo Cozzani, capo di gabinetto di Toti, l'imprenditore Aldo Spinelli e il direttore generale di Iren Paolo Emilio Signorini, per quest'ultimo è scattata la custodia cautelare in carcere. Ora sono in corso le perquisizioni disposte dalla Procura di Genova, oltre al sequestro di 570mila euro nei confronti di alcuni imprenditori.

Altre accuse di corruzione per Matteo Cozzani, capo di Gabinetto del governatore ligure Giovanni Toti, finito ai domiciliari per presunte gare truccate nell’ambito di un’indagine della Procura di La Spezia da cui è nata poi l’inchiesta di Genova che ha portato agli arresti domiciliari anche Toti. Le indagini condotte dalla Gdf hanno portato i pm a ipotizzare i reati di corruzione e di turbata libertà degli incanti. Ai domiciliari sono finiti Cozzani, che è anche ex sindaco di Portovenere, il fratello Filippo, imprenditore attivo nel settore della segnaletica stradale e della vendita di bevande all'ingrosso, e i fratelli Raffaele e Mirko Paletti, noti imprenditori milanesi, amministratori di società che operano anche nel Comune di Portovenere. 

In particolare, l'indagine riguarda fatti avvenuti nel periodo compreso tra il 2022 ed il 2024, quando l'ex sindaco, forte della sua carica a Portovenere e del suo ruolo in Regione Liguria, avrebbe agevolato in vario modo gli imprenditori coinvolti in cambio di favori quali gli affidamenti di lavori o forniture alle imprese della sua famiglia, rappresentate legalmente dal fratello Filippo Cozzani ma gestite, di fatto, anche da lui. Alcuni degli imprenditori coinvolti, in cambio dei suoi favori, avrebbero inoltre effettuato finanziamenti per il partito politico di cui Matteo Cozzani era esponente e offerto in numerose occasioni ospitalità alberghiera gratuita a lui e ad altre persone da lui indicate.

Di Claudia Burgio

Arrestato il governatore della Liguria Giovanni Toti. È ai domiciliari

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2024-05-07 15:49:28

2024-05-07 13:49:28

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