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title: Schede a perdere e referendum a venire
description: "Il punto politico, dopo la bocciatura del referendum sull'autonomia, riguarda il destino degli altri cinque referendum ammessi"
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date: 2025-01-23
author: Carlo Fusi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/referendum-2/
categories: [Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Schede a perdere e referendum a venire

![referendum](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/01/Evidenza-sito-1936-1024x639.jpg)

Il punto politico, dopo la bocciatura del referendum sull'autonomia, riguarda il destino degli altri cinque referendum ammessi

**Che la Corte costituzionale bocciasse il moncherino referendario sull’autonomia differenziata, dopo aver nei mesi scorsi svuotato la legge approvata dal centrodestra, era scontato. **Lo ha spiegato bene il costituzionalista pd Stefano Ceccanti: «Alla sinistra, ma anche alla maggioranza, il massimalismo fa male. Insieme ad altri a**vevo segnalato il nodo insuperabile costituito dalla mancanza di chiarezza del quesito** che avrebbe portato a una sorta di plebiscito su un articolo della Costituzione». Dunque i promotori avrebbero fatto bene a ritirare la richiesta di consultazione popolare. Invece hanno insistito e hanno preso una musata.** Che poi governo e maggioranza plaudano alla bocciatura è l’ennesima contraddizione**: con la doppia sentenza della Consulta, la legge sull’autonomia finisce su un binario morto.** E lì resterà, con buona pace del ministro Calderoli.**

**Il punto politico, adesso, riguarda il destino degli altri cinque *referendum* ammessi**: **uno sul dimezzamento (da dieci a cinque anni) dei tempi di residenza legale in Italia per ottenere la cittadinanza** e altri quattro – compresa l’eliminazione delle misure che in caso di infortunio sul lavoro negli appalti impediscono di estendere la responsabilità alla ditta appaltante –** promossi dalla Cgil su vari aspetti del Jobs Act**, il provvedimento varato da Matteo Renzi e dal Pd contro il quale ora si è però schierata la Schlein. Il Pd in sostanza ha promosso d’intesa con Landini **un *referendum* su una legge dal Pd stesso votata: una cinghia di trasmissione al contrario. **Meglio: una torsione logica difficile da spiegare. Infatti Ceccanti – e l’area riformista del Nazareno che si è riunita la settimana scorsa a Orvieto – avverte che bisogna dire sì al quesito sulla cittadinanza («È rivolto al futuro») e no a tutti gli altri («Riguardano il passato»). **Non sarà l’unico. I *referendum* rimasti sembrano in realtà fatti apposta per dividere chi li ha promossi.**

**Com’è noto, affinché il voto sia valido i quesiti devono ottenere il *quorum* della metà più uno degli aventi diritto, compresi i circa 4,7 milioni di italiani residenti all’estero**. Senza esser seguaci di Pitagora, è difficile immaginare che decine di milioni di italiani – che ormai disertano le urne per poco più della metà nelle elezioni politiche e molto meno della metà in quelle amministrative – si precipitino in decine di milioni ai seggi in una data compresa (come prevede la legge) fra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. La prima incongruenza, solo apparentemente tecnica, sta qui: **stavolta, ed è stata una novità, è stato concesso che l’adesione per avviare i *referendum* fosse digitale, senza però modificare la soglia delle cinquecentomila firme necessarie.** Quasi dimenticando che mettere un *click* è una cosa, recarsi ai seggi un’altra. **Senza aver alzato il *quorum*, raccogliere le firme diventa una specie di gioco di società.**

**Poi c’è il dato più squisitamente politico**. A parte le divisioni fra i proponenti – che soltanto il quesito sull’autonomia regionale avrebbe fatto superare e in assenza di quello il resto è un ululato alla Luna – **che succede se vince l’astensione? Prendiamo il caso della legge sulla cittadinanza. **Se gli italiani lo snobbano** significa cancellare la questione dal dibattito pubblico**, visto che è inverosimile che dopo la bocciatura referendaria si possa riprendere il tema in Parlamento. Ancor più contraddittoriamente stridente è la prova di forza sul Jobs Act. **Se non passa, vorrebbe forse dire che gli italiani si disinteressano del tema oppure che considerano quelle norme condivisibili? La Cgil e il Pd verrebbero sconfessati e Matteo Renzi riabilitato?**

La verità è che in un sistema che resta parlamentare lo strumento referendario andrebbe usato con cautela e che cercare spallate politiche chiamando a raccolta i propri *aficionados* diventa un abbaglio controproducente. **Così si finisce per svilirlo: un danno per la democrazia.**

di *Carlo Fusi*
