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Referendum Giustizia, votar-Sì

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Referendum Giustizia, più di due mesi di campagna referendaria basata sulle suggestioni non si reggono. Sarebbero la dimostrazione che il mondo politico si ritrova nudo se privato degli stracci delle contrapposizioni

Referendum Giustizia

Referendum Giustizia, votar-Sì

Referendum Giustizia, più di due mesi di campagna referendaria basata sulle suggestioni non si reggono. Sarebbero la dimostrazione che il mondo politico si ritrova nudo se privato degli stracci delle contrapposizioni

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Referendum Giustizia, votar-Sì

Referendum Giustizia, più di due mesi di campagna referendaria basata sulle suggestioni non si reggono. Sarebbero la dimostrazione che il mondo politico si ritrova nudo se privato degli stracci delle contrapposizioni

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Referendum Giustizia. Più di due mesi di campagna referendaria basata sulle suggestioni non si reggono. Sarebbero la dimostrazione che il mondo politico si ritrova nudo se privato degli stracci delle contrapposizioni: non importa di cosa si parli e che cosa si stia sostenendo, l’importante è che se uno sostiene una tesi l’altro sceglie subito quella opposta. Pensano così di essere più riconoscibili. In realtà fanno conoscere l’orgia trasformista che li tiene impegnati, visto che ciascuno sostiene oggi l’opposto di quel che sosteneva appena ieri.

Prendiamo le due suggestioni che vanno per la maggiore, una di destra e l’altra di sinistra. Ricordando, però, che da una parte e dall’altra c’è chi non le condivide affatto e non riesce oggi a opporsi a quel che propose ieri.

Referendum Giustizia, la prima suggestione appartiene al fronte del No

La prima suggestione appartiene al fronte del No e invita a rifiutare la subordinazione della magistratura alla politica. L’Associazione nazionali magistrati, facendo finta che non esistano fior di magistrati favorevoli alla riforma costituzionale, è giunta a diffondere messaggi secondo cui saranno subordinati i “giudici”, accedendo all’assimilazione troglodita fra i requirenti (i pm, che non sono giudici) e i giudicanti. Esiste questo pericolo?

Nella riforma è scritto l’esatto contrario, riaffermandosi autonomia e indipendenza della magistratura. Non è sott’inteso, c’è proprio scritto. Obiettano: c’è scritto, ma chi ha redatto quel testo punta al contrario. Argomentare in questo modo dischiude le porte a un dibattito lacaniano, in cui conta il significante e non il significato, oppure si passa la parola alle chiromanti. Se si parte dal presupposto che c’è una realtà nascosta cui il potere conduce ingannando con parole false, si assume il canone culturale del complottismo alla QAnon, ovvero ci ritroveremmo con una sinistra italiana che mutua il ragionare (si fa per dire) dalla peggiore destra americana. Fermatevi, prima che questi due mesi compromettano gli anni a venire.

La seconda suggestione arriva non soltanto da chi sostiene il Sì

La seconda suggestione arriva non soltanto da chi sostiene il Sì, ma da chi guida la maggioranza che ha realizzato questa riforma e invita a prendere atto che i “giudici” (aridaje) si adoperano per ostacolare l’azione del governo. Immaginano di andare lisci sull’evidenza, ma rendono evidente che la giustizia è l’ultima delle loro preoccupazioni.

Nel nostro ordinamento le sentenze sono ricorribili e l’esempio di un governo che preferisce ricorrere alla comunicazione pubblica piuttosto che al successivo grado ha qualche cosa d’insurrezionale. Se i ricorsi vengono discussi dopo troppo tempo è segno che la macchina non funziona e spetta al governo rimediare, non lagnarsene. Se i ricorsi confermano le prime sentenze è facile che fossero giuste o che sono sbagliate le leggi.

Esempio: se un ramo del Parlamento vota all’unanimità (imbarazzante) l’idea che ci sia violenza carnale ove il consenso non sia «libero e attuale», salvo poi accorgersi che non significa un accidente e medita di sostituirlo con «riconoscibile», non ci si può poi arrabbiare se giudici diversi, su casi diversi, giungono a conclusioni diverse e anche opposte, perché la legge è scritta con i piedi. In ogni caso il compito di rendere omogenea l’interpretazione di una legge spetta alla Corte di cassazione, non a chi governa.

Magari si potrebbe approfittare dei due mesi per chiarire che la “politica giudiziaria” spetta al legislatore e al governante, mentre la “giurisdizione” spetta alla magistratura. Il politico che vuole fare le sentenze e la toga che vuole fare la politica dovrebbero essere allontanati dal ruolo che impropriamente ricoprono.

Referendum Giustizia, credo che sia una buona riforma e voterò Sì

Credo che sia una buona riforma e voterò Sì. Una riforma figlia della sinistra democratica, approvata dalla destra. Come sempre leggo con attenzione le cose (poche) che nel merito e con competenza sostiene chi voterà No.

Le idee più interessanti sono quelle diverse dalle proprie. Ma spero non si debba votarsi a qualche settimana di suggestioni barbariche e calpestanti il buon senso, prima ancora che la giustizia.

Davide Giacalone

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