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title: Referendum, quo vadis?
description: "Quello che sta andando in scena con questo referendum, benché per un pubblico ristretto è il ritratto della classe politica: pusillanime"
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date: 2025-06-04
author: Davide Giacalone
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categories: [Politica]
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# Referendum, quo vadis?

![referendum](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/06/UNA-FOTO-176-1024x639.jpg)

Quello che sta andando in scena con questo referendum, benché per un pubblico ristretto, è il ritratto della classe politica: pusillanime e trasformista

In perfetto stile *latinorum*, specialità dell’Azzecca-garbugli, scatenando i costituzionalisti di debole costituzione, si può ancora sperare di non dovere dire nulla circa il merito dei quesiti referendari e puntare al vero e unico obiettivo collettivo: **la mancanza del *quorum***. **Ma ‘ndo vai? *Quo vadis?* Quello che sta andando in scena, benché per un pubblico ristretto – visto che quello più vasto non se ne interessa punto – è il ritratto della classe politica: pusillanime e trasformista**. Da una parte e dall’altra.

**Vado e non voto, la dottrina esposta da Meloni, ha due finalità**: a. **mettere una pezza allo sproposito della seconda carica dello Stato** (La Russa) che invita a non votare (anche la formula Meloni è un non voto, ma cercando di sfuggire all’idea della diserzione); b. **evitare che qualcuno chieda quale sia la posizione del proprio partito circa il merito dei quesiti referendari.** La qual cosa sarebbe imbarazzante, visto che talune norme furono approvate dalla maggioranza del governo Renzi e l’attuale maggioranza non le votò, quindi si dovrebbe ipotizzare una coincidenza di vedute fra la Cgil landinizzata e il governo melonizzato.** Sovrapposizione inappropriata, che è meglio svicolare non toccando le schede, appestate dal passato.**

**Il che vale, in senso opposto, anche per il Partito democratico, che quelle leggi votò compattamente** (anche la minoranza riottosa alla fine si allineò)** e ora chiede agli elettori di abrogarle**. Un salto indietro all’epoca pre Luciano Lama, caldeggiata da Landini. Neanche da quelle parti, dunque, c’è una gran voglia di discuterne nel merito. **Anche perché da quelle norme la precarietà non fu accresciuta ma diminuita**. In quei meccanismi c’è una delle ragioni per cui i nuovi contratti di lavoro sono prevalentemente a tempo pieno e indeterminato. **Cosa di cui il governo Meloni si vanta**, avendo avversato quelle norme; mentre chi le approvò ora chiede di cancellarle, sostenendo che i risultati siano stati opposti a quelli reali. Roba da confondere le idee a Pirandello. **Per forza che nessuno ha voglia di discutere nel merito.**

**Il mancato *quorum* sarebbe il trionfo collettivo**. Chi ha chiamato l’astensione (per carità di Patria nessuno andrà a contare quante decine saranno gli elettori che adotteranno la dottrina Meloni) si dirà trionfatore, in realtà cavalcando l’astensione di cui poi tornerà a dirsi affranto. **Chi ha chiamato i *referendum* dirà che la percentuale dei votanti favorevoli alle abrogazioni è altissima, così cavalcando il fatto che gli altri manco se li sono filati**. Il solo risultato che potrebbe annichilire tutti sarebbe quello per cui il *quorum* scatta e prevalgono i No. **Sarebbe una bella lezione impartita ai commedianti ed è la ragione per cui andrò certamente a votare, nel senso indicato. Ma non accadrà**. Quei *[referendum](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/vanno-riformati-i-referendum/)* sono suicidi, fin dall’inizio. **E sono anche referendumcidi.**

**La diatriba sulla legittimità o meno di chiamare l’astensione è tanto poco interessante quanto poco significativa.** Certo che è legittimo e, a turno, lo hanno fatto quasi tutti. Peccato che la memoria poi falli sulle conseguenze: sono andati male, perché quella chiamata è in sé una dimostrazione di debolezza. **Si evita la pugna e si suggerisce la siesta, solo che poi ti ci lasciano, a riposare.**

Tutto questo racconta di un mondo politico che non soltanto vive pressoché esclusivamente di contrapposizioni, **ma a forza di contrapporsi senza elaborare idee e proposte finisce con lo scambiarsi le bandiere**. Si guardano a vicenda, ma non guardano il resto. Tanto per dirne una: il mondo del lavoro è radicalmente diverso e la partita della sicurezza e prosperità si gioca nel campo della formazione e della ricerca.

P.S. Diverso è il quinto *referendum*, sulla cittadinanza, voluto da +Europa. C’era stata un’apertura di Forza Italia. Sarebbe stato ragionevole incalzarla in Parlamento e, in quanto opposizione, evidenziarne le contraddizioni. **Invece si sceglie il *referendum* suicida, così neanche di questo si discute nel merito.**

*Quo vadis?* Un’idea ce l’avrei.

Davide Giacalone
