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title: Renzi, da enfant prodige fiorentino a bugiardo matricolato della politica
description: «Cogito ergo sum» era la summula di Cartesio. Mentre Matteo Renzi è tutto un «Loquor ergo sum». Un bugiardo matricolato
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date: 2025-06-21
author: Paolo Armaroli
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categories: [Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Renzi, da enfant prodige fiorentino a bugiardo matricolato della politica

![renzi-bugiardo-patentato](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/06/renzi-bugiardo-patentato-1024x639.png)

«*Cogito ergo sum*» era la *summula* di Cartesio. Mentre Matteo Renzi è tutto un «*Loquor ergo sum*». Un bugiardo matricolato. Come molti politici, si potrebbe dire. No, lui esagera

C’era una volta Matteo Renzi. Sembra una favola e invece, con il senno di poi, è un incubo. **Ai tempi del liceo classico, un ragazzo prodigio. I suoi compagni di scuola lo considerano un *leader*. **Il suo insegnante di storia e filosofia, Giuseppe Cangemi, lo coccola. Nonostante militi nel Msi. **Dà la scalata al potere senza riguardi per nessuno. Da quell’*enfant prodige* che era. Un birichino. **Si fa un punto d’onore di spiegare agli altri quello che lui stesso non capisce. Con naturalezza indossa i panni del marchese del Grillo. Con un ego smisurato, si mette a tu per tu con Cartesio.

«*Cogito ergo sum*» era la *summula* del Filosofo. **E il Nostro è tutto un «*Loquor ergo sum*». Un fine dicitore. Anche perché a pensare c’è sempre tempo.** A un redattore alle prime armi davanti a un foglio bianco, proprio questo disse l’allora direttore de “La Nazione” Enrico Mattei: «Tu scrivi, a pensare c’è sempre tempo».

**Un bugiardo matricolato, Renzi. Ma ha un’attenuante: se i politici dicessero sempre la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, farebbero meglio a darsi all’ippica. Ma lui esagera.** Segretario del Pd dopo aver sbaragliato la concorrenza, dà l’estrema unzione politica a Enrico Letta, presidente del Consiglio *pro tempore*. Nulla a che fare con zio Gianni, che ne ha sempre saputa una più del diavolo. A dispetto di quell’aria serafica da santarellino. Per indorare la pillola,** il segretario fiorentino, il Machiavelli de noantri, lo rassicura con il famoso «Stai sereno». E subito dopo Letta perde la cappa. **Non la prende bene. Da quel signore che è, non tanto per aver perso la cadrega, ma per il modo vile con il quale è sbalzato di sella. Così appende al chiodo la politica e si dà all’insegnamento universitario.

Il nostro eroe prosegue la scalata al potere. **Suggerisce a Mattarella il suo successore. Così Paolo Gentiloni approda per grazia ricevuta a Palazzo Chigi. Ma il Nostro lo considera un presidente del Consiglio per finta. Come nel 2018 Di Maio e Salvini consideravano Conte. **Che, come il Conte di Montecristo, preparerà la sua vendetta. Ma il troppo è troppo. Così il povero Gentiloni non tarderà a manifestare il proprio disappunto. Ma senza dare troppo nell’occhio. Che diamine, non si è democristiani per niente. **Prezzemolino, Renzi s’intromette dappertutto. Segretario del Pd e presidente del Consiglio, è una potenza. Ed è determinante nell’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale. Ma s’immischia in questioni che non gli competono. **Per dirne una, affianca sue proprie consultazioni a quelle del capo dello Stato. Mattarella è un uomo tranquillo. Mai una parola sopra le righe. Ma sul comodino terrà un libriccino dove Renzi sarà segnato *nigro lapillo.*

Comprereste una macchina usata da un tipino del genere?** Un attaccabrighe, per di più. I fiorentini si dividono in due categorie: quelli che ci hanno litigato e quelli che ci litigheranno. *Nemo propheta in patria*. Se lo conosci, lo eviti. **Con quel caratterino, dalle stelle alle stalle. E poi non si morde mai la lingua. La sua riforma costituzionale ridimensiona i poteri di Palazzo Madama. E così presenta ai senatori il suo governo: sarà l’ultima volta che vi chiederò la fiducia. Un dito nell’occhio.** Lo spergiuro giura che se la sua riforma non verrà confermata dal referendum, pianterà baracca e burattini e si cercherà un lavoro. Invece fonderà Italia Viva con i fidi Boschi e Bonifazi**. E con loro si riunirà, anziché alla Leopolda, in una cabina telefonica.

**Adesso, guardatelo: non è più lui. Le sinistre gli fanno la pipì sul suo fiore all’occhiello, il Jobs Act, e lui abbozza. Muto come un pesce. Elly Schlein contrappone il vecchio Pd a quello – volete mettere – da lei guidato, e lui [non fa una piega](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/matteo-renzi-ora-e-al-fianco-di-elly-schlein/).** In compenso, sputa veleno contro il presidente del Consiglio. Perché per una discutibile disposizione infilata nella legge di bilancio, lui non potrà più tenere conferenze ben retribuite in Paesi extraeuropei. A meno che non lo autorizzi, cosa ridicola, il presidente del Senato. **Giorgia Meloni, la sua ossessione. Cosa non si farebbe per essere accolti come ruota di scorta nel *club* dei perdenti di successo.** Ma davvero Parigi, sempre che Renzi ci arrivi, val bene una messa?

Di *Paolo Armaroli*
