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title: Requiem della politica
description: Requiem della politica. Le nuove considerazioni che le opposizioni, e segnatamente il Pd, (sbagliando) non salutano con soddisfazione.
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date: 2025-09-25
author: Carlo Fusi
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categories: [Politica]
tags: [Italia, Meloni, partiti, politica]
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# Requiem della politica

![requiem della politica](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/09/requiem-della-politica-1024x639.jpg)

Requiem della politica. Le nuove considerazioni di Meloni che le opposizioni, e segnatamente il Pd, (sbagliando) non salutano con soddisfazione

**Nei manuali di politica di una volta era scritto che tra i principali obiettivi di un partito c’era di scompaginare con proposte e iniziative le fila degli avversari**, incuneandosi nelle loro difficoltà e costringendoli a venire sulle tue posizioni. Quando questo avveniva, in tutto o in parte, era una vittoria da celebrare. Quei manuali sono finiti nel cassonetto dell’indifferenziato e i risultati si vedono.

Prendiamo Gaza. **[Giorgia Meloni](https://laragione.eu/esteri/onu-meloni-tel-aviv-non-ha-il-diritto-di-impedire-che-domani-nasca-uno-stato-palestinese/), più nolente che volente, è stata costretta a riaprire il *dossier* del riconoscimento dello Stato palestinese ponendo ovviamente dei paletti ma non considerandolo più un tabù. **L’apertura – parziale ma non insignificante – della presidente del Consiglio testimonia della consapevolezza che stare in scia di Trump è possibile ma non agevole e che comunque a un certo punto bisogna procedere distinguendosi dalla Casa Bianca. Considerazioni che le opposizioni, e segnatamente il Pd, dovrebbero salutare con soddisfazione. **E invece è ripartito inesorabile il fuoco di sbarramento volto a non riconoscere mai niente di positivo all’avversario, lasciando spazio soltanto alle critiche e all’invettiva.** È una sorta di *requiem* della politica ma nessuno se ne dispiace più di tanto. Anche perché dall’altra parte ci si muove – spesso con ancora più forza – compitando il medesimo spartito.

**Non è solo l’agonia della politica: così è tutto il sistema democratico che rischia.** L’esempio più clamoroso arriva dal Parlamento, ormai definitivamente svuotato di ruolo e di fatto delegittimato; ridotto a palestra di esercitazioni della «nobile arte del comizio», come sogghignava ai tempi dell’Ulivo Massimo D’Alema dopo un intervento di Gianfranco Fini. **Nelle democrazie compiute il Parlamento assolve alla funzione di luogo di dibattito e di confronto e soprattutto di possibili, ricercate e auspicabili convergenze. **Da realizzarsi nelle Commissioni, in Aula, nei corridoi al riparo di occhi e orecchie indiscreti ma comunque volte a valorizzare il dialogo tra diversi, unico antidoto allo scontro nelle piazze.

Nulla di tutto questo è rimasto.** I parlamentari non hanno più rapporti con i loro elettori, complice uno sciagurato sistema elettorale che ora pare si voglia cambiare (premierato *adieu*) ma senza toccare il potere dei partiti di scegliersi la *claque* nelle Camere. **Non a caso la Costituzione si riferisce, assegnando loro uno spazio preciso, ai «gruppi parlamentari»; e una volta essere capogruppo significava acquisire una dimensione leaderistica inoppugnabile. Oggi invece i capigruppo sono poco più che cinghie di trasmissione delle volontà del Capo. E il gioco politico, se ancora così si può definire, diventa null’altro che un insieme di modalità atte ad eleggere – o, meglio, plebiscitare – il demiurgo di turno. In attesa che venga scalzato da un qualche *golpe* dentro o fuori del Palazzo. Il Parlamento? Chi se ne importa. Niente di strano che l’opinione pubblica lo consideri alla stregua di una pletora di ben pagati scansafatiche.

E a proposito del Capo, anche qui i paradossi non mancano. Lasciamo stare i requisiti minimi di democrazia interna alle forze politiche: l’articolo 49 della Carta è un *revenant*. **Mentre a destra la *leadership* della Meloni è senza rivali** – al punto che c’è chi vaticina la possibilità che la presidente del Consiglio accorci la legislatura andando al voto il prossimo anno, così da incassare il 30% che le viene attribuito e magari veleggiare verso il Quirinale –** nello schieramento opposto si riaffaccia l’incubo di sempre e cioè la difficoltà, che spesso si tramuta in impossibilità, di avere un candidato per Palazzo Chigi che provenga dalle file della sinistra**. Cosicché il famigerato fattore K diventa fattore C come candidato. **Dopo il naufragio della gioiosa macchina da guerra occhettiana, da quella parte è stato un infinito cercare il papa straniero.** Adesso potrebbe toccare a Giuseppe Conte, non a caso definito da Umberto Ranieri «il presidente di tutti i Consigli». **Quanto sarebbe più utile e conveniente che fosse il confronto in Parlamento a decidere chi mettere sul trono.** Ma ormai è una bestemmia.

Di *Carlo Fusi*
