AUTORE: Fulvio Giuliani
Abbiamo scritto ieri dei pericoli connessi alle forze centrifughe sempre più ingovernabili, all’interno della maggioranza. Le nuove misure anti-Covid sono il classico compromesso (le definivamo ‘pezza a colori’) fra la reale volontà del presidente del Consiglio Mario Draghi di arrivare all’obbligo vaccinale per tutti e le resistenze di bandiera della Lega, ma anche del Movimento Cinque Stelle, che hanno imposto la soglia dei cinquant’anni. La politica sarà anche l’arte del compromesso e il principio dell’obbligatorietà vaccinale è passato, ma il prezzo pagato è alto e continua a salire.
A pochi giorni dallo showdown dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, Mario Draghi fa sempre più fatica a imporre la sua linea, che poi è la ragion d’essere del governo stesso. Un progressivo logoramento, ben familiare ai partiti e alle loro tattiche, che il presidente del Consiglio semplicemente non può accettare. Facciamo un esempio lampante: aver ottenuto il voto unanime sulle nuove misure, accompagnato però dalla nota di ‘spiegazioni’ dei ministri della Lega – con implicita presa di distanza e ‘minaccia’ sul cammino futuro dell’esecutivo – è insostenibile.
Far finta semplicemente di nulla, derubricare la cosa a mal di pancia passeggeri o a prese di posizione a favore dei propri elettorati, significherebbe sconfessare il senso stesso del governo presieduto dall’ex n. 1 della Bce. Mario Draghi non può e immaginiamo non abbia alcun intenzione di restare a Palazzo Chigi come se fosse a capo di un normale esecutivo di coalizione. Il suo deve restare un governo frutto di una situazione di emergenza e dello storico fallimento dei partiti. O è questo o non è.
Sia chiaro, il tema non è il suo destino personale, ma l’impostazione che si vuole dare all’Italia nei mesi a venire. In una fase di rinnovata emergenza acuta della pandemia, con le primarie esigenze di non bloccare il Paese e difendere la ripresa economica a tutti i costi, sarebbe intollerabile perdersi dietro sterili duelli propagandistici o manovre tattiche per organizzare al meglio la corsa al Quirinale.
Questa è roba da politica politicante che ci ha portato esattamente dove eravamo nello scorso mese di febbraio. Mario Draghi può provare a governare, ma non può sostituirsi al senso di responsabilità dei partiti. Lo spettacolo rischia di diventare abbastanza sconcertante, su uno sfondo da maneggiare con cura. Quando leggiamo che l’immunologa Antonella Viola è stata posta sotto scorta – dopo aver ricevuto minacce a sé e alla sua famiglia e anche un proiettile in busta – per essersi ripetutamente spesa pubblicamente in favore dei vaccini dei bambini, ci rendiamo conto della deriva presa da chi ha intenzione di rimestare nel torbido.
I cosiddetti no-vax sono una quota sempre più minoritaria, ma al contempo aggressiva, verbalmente violenta e in piena sindrome d’assedio. Una condizione in cui a qualche testa calda potrebbero venire brutte idee. A questo mondo – che non è nato con i vaccini contro il Covid, ricordiamolo sempre – non dev’essere fornita alcuna giustificazione. Neppure, però, un humus politico confuso, litigioso, rabberciato e opportunista.
Questa si chiama responsabilità e se è ovvio che Mario Draghi non debba governare per diritto divino, non può neppure diventare la foglia di fico di chi – più di ogni altra cosa – accarezzi il ritorno al potere. Se è quello che si vuole, si abbia il coraggio di dirlo pubblicamente, assumendosi il peso delle proprie scelte.
di Fulvio Giuliani
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