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title: Rete unica, Stato irretito
description: Se il governo s’incaponisse a volere la rete unica e italica, si troverebbe in una brutta trappola. Ma può cogliere l’occasione per regolare
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date: 2023-02-06
modified: 2023-02-05
author: Davide Giacalone
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, politica]
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# Rete unica, Stato irretito

![rete unica](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/02/Evidenza-sito-192.jpg)

Se il governo s’incaponisse a volere la rete unica e italica, si troverebbe in una brutta trappola. Ma può cogliere l’occasione per dire: mi rimetto a regolare

Non è una faccenda tecnica, per esperti di telecomunicazioni o gnomi della finanza: **riguarda tutti**. Al fondo le cose stanno in modo semplice. **E per il governo Meloni può essere una grana ma anche un’opportunità.**

Il mercato ha sempre bisogno di regole, altrimenti non esiste. L’anarcocapitalismo non è né anarchico né capitalistico: **è giungla**. Le regole cambiano nel tempo, si aggiornano e cercano di non essere scavalcate dalla tecnologia. **Le leggi spettano al legislatore** – che sia nazionale o sovranazionale, con accordi fra Stati o Parlamenti sovranazionali –** mentre regolamenti e altri atti amministrativi sono di competenza esecutiva**, che sia il governo nazionale o altro organo sovranazionale. **Diciamo, per semplificare, che le regole sono roba che spetta allo Stato, sebbene latamente inteso**. Cosa succede se lo Stato, oltre a fissare le regole, **si mette a giocare**?

**Se per il giocatore pubblico non valgono le regole imposte agli altri, siamo fuori dallo Stato di diritto e in dittatura**. Rossa o nera, non cambia. Non è il nostro caso, naturalmente. Lo Stato può giocare, come effettivamente fa, utilizzando società di forma privata ma di cui ha il controllo. Esempi: **Eni, Enel, Leonardo e via elencando.** In questo caso, se la società è quotata in Borsa, lo Stato è come se dicesse: **gestisco questa impresa e se tu privato vuoi partecipare** – investendo ma accettando di non prendere mai la guida – sei il benvenuto. Ciascuno è libero di decidere. Certo, un margine d’equivoco rimane, **perché chi fissa le regole, garantisce i controlli ed eventualmente, nei tribunali, dirime le controversie** è anche diretto protagonista di quelle, sicché il sospetto che la sua mano sia più invadente che invisibile è legittimo. **Esempio: la Rai.**

Però capita anche, come nel caso di cui ora ci occupiamo, che lo Stato si dedichi a regolare, **ma poi cominci a giocare e lo faccia sotto mentite spoglie**, finendo pure in minoranza. A quel punto il frammisto di gestire e regolare rischia d’essere uno scomposto gesticolare.

**Erano società pubbliche, quotate in Borsa e senza debiti**. Erano diventate delle multinazionali: **Sip, Italcable e Telespazio, controllate dalla finanziaria Stet, a sua volta parte del mondo Iri.** Storia lunga, gloriosa, poi straziante. Andiamo oltre. Si decide, giustamente, di consegnare le società fuse (Telecom Italia, poi Tim) al mercato. **Lo Stato esce e fissa le regole**. Quelle regole furono violate e lo Stato si girò dall’altra parte. Tanto per ricordare: governo D’Alema e Consob diretta da chi poi divenne parlamentare di quel partito. Società sventrata e depauperata.

**Le azioni Tim sono oggi nelle mani di investitori esteri per il 44% e della francese Vivendi per quasi il 24%**. La Cassa depositi e prestiti (che non è lo Stato ma è lì per conto del governo) ne possiede quasi il 10%. La società ha debiti per 25 miliardi e il fondo statunitense ne offre 20 per prendersi la rete. **Il Consiglio d’amministrazione di Tim deciderà il 24 febbraio e sarebbe saggio acconsentisse**, per due ragioni: a. perché rifiutare espone gli amministratori a responsabilità personale; b. perché tanto non conta nulla, visto che poi deciderà il governo. **Il quale ha in tasca il *golden power***, che di dorato ha poco, perché qualora affermasse di volere tenere la rete in mani italiane (essendo ora in mani straniere) **gli toccherebbe metterci i 20 miliardi**. E non è finita, perché al Cda non hanno preso parte né il presidente di FiberCop, concorrente nella rete, né quello della Cdp, che stava negoziando con Vivendi e, per giunta, è azionista anche di FiberCop. In mezzo alle reti c’è anche Sparkle, che governa quelle internazionali ad alta sensibilità di sicurezza, non solo italiana (c’è anche Israele). **Un casotto.**

**Se il governo s’incaponisse a volere la rete unica e italica, si troverebbe in una brutta trappola.** Ma può cogliere l’occasione per dire: mi sono stufato di gesticolare e mi rimetto a regolare, perché l’interesse degli italiani **non consiste nell’intestazione delle azioni, ma negli investimenti e funzionamento della rete**. Sarebbe un modo per cavarne le gambe e ridare un senso al gioco.

di *Davide Giacalone*
