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title: Riformare il sistema pensioni per renderlo più equo, si può
description: Si torna a reclamare una riforma del sistema pensionistico ma si dimentica che qualsiasi essa sia dovrà rispondere a una condizione minima
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date: 2022-06-06
modified: 2022-06-04
author: Ottavio Lavaggi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/riforma-pensioni-si-puo/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, pensioni, politica]
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# Riformare il sistema pensioni per renderlo più equo, si può

![riforma pensioni](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/06/Evidenza-sito-14.jpg)

Si torna a reclamare una riforma del sistema pensionistico ma si dimentica che qualsiasi essa sia dovrà rispondere a una condizione minima essenziale: generare risparmi nel lungo periodo.

Si torna a parlare di un’ennesima **riforma dei parametri richiesti per “andare in pensione”** e come d’abitudine **è in corso un “attacco alla diligenza” da parte dei sindacati e dei partiti populisti** per chiedere agevolazioni che costeranno miliardi di euro negli anni a venire. Senza entrare nei dettagli tecnici delle varie proposte in discussione, età minime e quote varie, a me pare che il fondo della questione sia facile a comprendersi nei seguenti punti.

Se non si vogliono aumentare ulteriormente né gli oneri sociali (che in Italia già producono salari troppo bassi e costo del lavoro troppo alto) né le imposte sul reddito (già troppo elevate, beninteso per chi le paga) e non si vogliono aumentare ulteriormente il *deficit* e il debito pubblico (già cresciuti a dismisura nel periodo del Covid e ora a rischio di diventare insostenibili con l’aumento dei tassi di interesse in corso), **qualsiasi riforma dei criteri per andare in pensione deve rispondere a una condizione minima essenziale: generare risparmi nel lungo periodo** o perlomeno non produrre alcun aggravamento dei costi della previdenza.

Ma **è possibile riformare il sistema pensionistico per renderlo più equo e flessibile rispettando il criterio precitato?** Certamente, è possibile. Basta decidere che chi va in pensione prima di aver raggiunto determinati parametri di età e/o anzianità contributiva riceverà una pensione mensile più bassa perché – almeno in termini attuariali – l’incasserà per un periodo di tempo più lungo. Tutto ciò, ovviamente, per chi ha lavorato in regime contributivo e non per i versamenti a capitalizzazione, ove l’ammontare della pensione non è basata su una percentuale dello stipendio precedente ma soltanto sui contributi effettivamente versati. Chi vuole evitare tali ‘tagli’ continui a lavorare. La matematica, infatti, resta tirannica e caparbia.

Se si rende ancor più generoso il sistema previdenziale aumentando i contributi, gli stipendi italiani continueranno a non crescere ma **il costo del lavoro diventerà maggiore, aggravando il *trend* di impoverimento relativo del Paese** che continua da un quarto di secolo. Se lo si fa creando ulteriori debiti presenti e futuri, si dovrà poi scegliere fra ulteriori aumenti delle tasse per quella minoranza di italiani che le paga oppure la bancarotta del sistema previdenziale, che non avrà mezzi per pagare le pensioni a chi oggi inizia a lavorare.

L’unica alternativa attuarialmente valida alle ipotesi qui descritte consiste nell’arrivo di un nuovo virus estremamente più letale del Covid-19 – dunque atto a ridurre la speranza di vita di due o tre anni – o lo scoppio in Italia di una guerra vera, come in Ucraina. Non credo sia quello che vogliamo augurarci.

*di Ottavio Lavaggi*
