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title: Riformare, per esistere
description: Il problema è che nessuna delle due leader, Schlein e Meloni, potrà mai guadagnare una definita compiutezza. Serve riformare il Paese.
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date: 2023-04-27
author: Carlo Fusi
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, politica]
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# Riformare, per esistere

![Schlein e Meloni](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/04/Evidenza-sito-32-43.png)

Il problema è che nessuna delle due leader, Schlein e Meloni, potrà mai guadagnare una definita compiutezza. Serve riformare il Paese

Cosa lascia sul terreno il *day after* della batracomiomachia del 25 aprile? Presto detto: un *fall out* di fuochi fatui, un falò di polemiche, furbizie ed evanescenti strumentalizzazioni. Meglio unirsi al grido di Sergio Mattarella «Ora e sempre Resistenza» e chiuderla lì. Fino al 25 aprile 2024, ovviamente: poi si ricomincia.

**L’elemento più straniante è che ciascun *leader***** ha parlato ai suoi e soltanto a quelli.** In questo modo Giorgia Meloni e la destra non supereranno mai l’esame del sangue dell’antifascismo militante, mentre la sinistra continuerà a venire considerata faziosa e oltranzista da coloro che non si assiepano sotto le sue bandiere. Altro che condivisione, addio pacificazione. **Lo scenario politico continua a essere contrassegnato da miriadi di orticelli e ciascuno è pronto a preservare il proprio.** Peccato che le due *leadership* al femminile rimangano delle gigantesche incompiute, ognuna in difetto di legittimazione e di rappresentanza, vista l’altissima percentuale di astensionismo.

**È questa la nostra condanna, la condanna dell’Italia a essere il paradiso del “particulare”?** Forse. O magari forse no. Va bene che dirlo adesso, in un momento in cui sono (ri)emerse altissime pseudo-ideologiche divaricazioni, appare lunare. Va bene, però il problema rimane. **E il problema è che nessuna delle due *****leader*****, Meloni e Schlein, che oggi dominano lo scenario dentro e fuori il Palazzo potrà mai guadagnare definitiva compiutezza**, potrà mai assurgere al livello di statista e non di vincitore transeunte fintantoché – insieme, questo il punto – non impugneranno il vessillo delle riforme. La priorità (e l’obbligo) è governare il Paese di fronte a sfide drammatiche e laceranti: l’idea che ciascuna parte immagini di raggiungere il traguardo (ammesso che lo voglia, naturalmente) calzando gli scarponi chiodati, facendo strame dell’altra, non soltanto è velleitaria e pericolosa in un sistema democratico ma soprattutto è fallace, destinata al naufragio.

**Tradotto: se il Pnrr va a scatafascio, Meloni e il centrodestra pagheranno un prezzo salato ma l’opposizione si ritroverà sotto un cumulo di macerie che finiranno per asfissiarla.** Se non verrà messa mano, con spirito costruttivo da parte di ognuno, alla revisione e all’ammodernamento della seconda parte della Costituzione, l’Italia continuerà a procedere in modo sbilenco e le istituzioni rimarranno sbilanciate, condannandoci se non al *default* quanto meno alla retroguardia.** Parlare di riforme condivise è come abbaiare alla luna.** Eppure soluzioni alternative non ce ne sono: possibile che la sorellanza di *leadership* politica non abbia la forza di produrre un soprassalto di senso di responsabilità?

Per non parlare dell’immigrazione clandestina. **Adesso perfino il ministro Piantedosi avverte che si tratta di un fenomeno «epocale»**: ma come potremo avere la capacità di confrontarci in Europa se si continuerà a bordeggiare ammiccando a posizioni che per comodità chiamiamo sovraniste degli Stati dell’Est ma che si specchiano negli egoismi di quelli del Nord della Ue?

**Dobbiamo spenderci per cambiare trattati “preistorici”, per usare il lessico del Colle.** Ma chi delle due (mezze) *leader* ha l’autorevolezza per farlo? Si vogliono, e giustamente, modificare i paletti del *fiscal compact* continentale. Ma con quale credibilità se poi nel cortile di casa si pretende di superare l’unità nazionale dando il via a ventuno repubblichette? **Le riforme sono l’unica possibilità di dare una scossa all’Italia.** Farle congiuntamente, ognuno conservando il proprio ruolo, è l’unico modo. Chi vuole privilegiare la propria (mutevole) identità faccia pure. Basta che non diventi il cappio che asfissia il Paese.

Di *Carlo Fusi*
