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title: Riforme istituzionali, legare la Lega
description: Le riforme istituzionali sono un modo per neutralizzare o riequilibrare il regionalismo leghista più che per cambiare la forma di governo
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date: 2023-05-15
modified: 2023-05-13
author: Giancristiano Desiderio
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/riforme-istituzionali-legare-la-lega/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, governo, Italia, politica]
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# Riforme istituzionali, legare la Lega

![Riforme istituzionali](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-341.jpg)

Le riforme istituzionali sono un modo per neutralizzare o riequilibrare il regionalismo leghista più che l’esigenza di cambiare la forma di governo

Tutto vero. **L’instabilità politica è alta, i governi si susseguono senza combinare granché**, il bipolarismo è più una democrazia dell’altalena che un sistema di alternanza, **il parlamentarismo oscilla fra la palude e il trasformismo**. Dunque delle gran belle riforme, capaci di ridisegnare l’equilibrio dei poteri e dare stabilità governativa all’Italia sono – sarebbero – non solo salutari ma necessarie. Però c’è un però. E non è nemmeno piccolo. Eccolo qua: **il capo del governo, Giorgia Meloni, ha preso in mano la situazione e ha disegnato una riforma istituzionale** – vuoi con il presidenzialismo, vuoi con il cosiddetto premierato – **in cui il regionalismo dell’autonomia differenziata, tanto cara alla Lega, è parte della riforma ma senza la riforma non c’è**: *simul stabunt aut simul cadent* (insieme staranno o insieme cadranno). In quest’ottica le riforme istituzionali sono un modo per neutralizzare o riequilibrare il regionalismo leghista più che l’esigenza di cambiare la forma di governo o addirittura di Stato. **Un modo per legare la Lega.**

**Giorgia Meloni ha fatto di necessità virtù**. La Lega, infatti, dopo una serie di alti e bassi elettorali e governativi, **ha scelto di puntare sull’autonomia differenziata per una serie di ragioni che riguardano sia il consenso sia gli equilibri interni al partito** sia la stessa identità leghista. Dopotutto, la Costituzione è dalla parte della Lega e la politica delle autonomie è **né più né meno che l’applicazione del dettato costituzionale** come è stato modificato oltre vent’anni addietro dal centrosinistra. Tuttavia, s**e c’è un partito che mal digerisce il regionalismo ebbene questi è Fratelli d’Italia**, che vede nelle differenze delle autonomie locali da un lato una divisione nazionale e dall’altro un ulteriore regresso del Mezzogiorno che arranca proprio sulla questione decisiva dell’autogoverno.

**Da qui nasce la necessità della cornice delle riforme istituzionali**, che son quasi una sorta di segreto di Pulcinella dell’attuale momento politico. E, naturalmente, da qui nasce anche** l’accentuata contrarietà delle opposizioni (Pd e M5S)**: attendono che contrasti e contraddizioni della maggioranza esplodano. Ma non è detto che accadrà, **proprio perché slegare le riforme non conviene a nessuno**. Ecco perché oggi l’ipotesi più percorribile è **il non meglio precisato premierato che non dispiace nemmeno a una parte dell’opposizione**: il Terzo polo. Se, infatti, il presidenzialismo (o il semipresidenzialismo, come in Francia) si porta dietro un cambiamento radicale rispetto al parlamentarismo, **l’ipotesi del premierato potrebbe essere una via di mezzo o un correttivo del parlamentarismo** per garantire stabilità all’esecutivo e riconoscere più poteri (e connesse responsabilità)** alla figura del capo del governo**. La definizione precisa del premierato – uscendo dalla formula vaga del “sindaco d’Italia” giacché l’Italia, pur fatta dai Comuni, non è un Comune – è decisiva.

Giovanni Sartori, che di sistemi costituzionali e democratici se ne intendeva non poco, **aveva un pessimo giudizio del premierato**. In Israele fu prima realizzato e poi accantonato. Il precedente dovrebbe far riflettere. E piuttosto che procedere verso l’elezione della figura del capo del governo – mentre il capo dello Stato sarebbe eletto dal Parlamento – sarebbe opportuno essere ancora più pragmatici e precisi: **puntare al rafforzamento della figura del presidente del Consiglio**, riconoscendogli i poteri di nomina dei ministri e di scioglimento del Parlamento ma facendo cadere l’elezione diretta. Eppure, in questa girandola di ipotesi, rimane fermo un punto: le riforme concepite come rimedio all’autonomismo leghista. **Che il cielo ce la mandi buona.**

di *Giancristiano Desiderio*
