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Legge Calderoli

Rimpalli

Regionalismo differenziato, quel che rallenta e a tratti blocca il disegno di legge del ministro Calderoli è la sostanza
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Regionalismo differenziato, quel che rallenta e a tratti blocca il disegno di legge del ministro Calderoli è la sostanza
Possiamo anche fare finta che sia un problema di calendari e che l’urgenza delle ferie si sia frapposta al cammino spedito, ma non è vero. Quel che rallenta e a tratti blocca il disegno di legge del ministro Calderoli, relativo al regionalismo differenziato, è la sostanza. E nella maggioranza, al di là delle chiacchiere, la si pensa in modo opposto. Quando la Lega sostiene di star chiedendo null’altro che l’applicazione di quanto previsto dalla Costituzione, ha ragione. Ma non di quella del 1948. Qualsiasi cittadino, anche senza specifiche competenze, si prenda la briga non dico di studiare, ma anche soltanto di scorrere con lo sguardo i 139 articoli della Costituzione e si accorgerà che la seconda parte del Titolo quinto (articoli 114-120) è anomala: lunga, contorta, sfuggente all’immediata comprensione. Una porcheria. Di tale capolavoro è autrice quella stessa sinistra che andava e va cianciando di “riforme condivise”, salvo votare questa, nel 2001, a risicatissima maggioranza. Il risultato è talmente brutto che il ministro Calderoli – pur convinto autonomista – ha potuto dire: «Il centrosinistra ha scritto una riforma costituzionale avendo bevuto troppo. La possibilità che vengano trasferite in modo esclusivo le norme generali sull’istruzione a una Regione è una follia». Ha ragione. Tanto che gli alleati di Fratelli d’Italia hanno presentato un emendamento secondo cui il presidente del Consiglio avrà il potere di limitare le materie oggetto del negoziato fra governo e Regioni. Posto che, per dire, Lombardia e Veneto hanno già detto di volere l’autonomia su tutte e 23 le materie previste, come diavolo è possibile che da Palazzo Chigi si limiti in via di fatto quanto è già previsto dalla Costituzione? Semmai rifiuterà gli accordi. Non bastasse questo, c’è il problema dei Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) da garantire a tutti. Quali e con che soldi? Il presidente del Veneto, Luca Zaia, giustamente osserva (in una intervista da noi pubblicata) che quei livelli sono già assai diversi, bastando pensare alla sanità. Ma è possibile ufficializzarlo? Ovviamente no, quindi si deve trovare il minimo comun denominatore. E farlo prima di varare il differenziato. Nominano una Commissione e quella alza le mani: impossibile. La realtà è che non può riuscirci nessuno, proprio perché le cose stanno come Zaia dice. Soltanto che questo blocca i lavori. Ma visto che la Lega non può certo accettare che si accantoni tutto, ecco il primo rimpallo: ci rivediamo a settembre. Buone vacanze. Non solo la speranza di Calderoli di votare subito gli emendamenti è delusa, ma per riuscirci aveva già stabilito che i Lep sarebbero stati individuati dopo e fissati per Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio). Rimpallo destinato a rimpallare in eterno. Insomma: pura faccenda di bandiera. Nel frattempo, però, il ministro leghista dell’Economia Giancarlo Giorgetti, parlando a una festa della Lega dice che molti Uffici regionali del lavoro non funzionano e andrebbero commissariati. Giusto, vale anche per altro. Ma non è proprio un passo verso l’autonomia. Il governo di cui fa parte, del resto, ridisegna una parte specifica del Pnrr e toglie soldi agli enti locali, tanto che se ne lamenta il presidente leghista del Friuli Venezia Giulia. Quindi si procede in direzione opposta all’autonomia. E, cocomero a gravare sulla torta, prima o dopo si farà finta di parlare veramente di una riforma costituzionale reclamata da Meloni e dal suo partito, che non s’è proprio capito in cosa esattamente consista ma che comunque – che porti alla Repubblica presidenziale o al premierato (che non sono manco lontani parenti) – viaggia verso il centralismo. A meno che non si voglia cambiare l’Unità d’Italia in federalismo, magari citando a cappero Carlo Cattaneo. Ma siccome anche la più turpe fantasia ha un limite, di rimpallo in rimpallo sia chiaro che il problema è la sostanza, non il canotto già gonfio e le paperelle parlamentari in corsa giuliva verso la battigia. Di Davide Giacalone

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