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L’Italia ha un ruolo e non si sottrae alle proprie scelte

Oggi, nella persona di Mario Draghi, l’Italia ha una posizione e un ruolo ben definiti nel piano internazionale che deve portare alla sconfitta di Mosca.

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Mario Draghi porta consiglio. Parlando ieri senza infingimenti ai parlamentari italiani, il capo del governo ha delineato il puzzle che la guerra di Putin all’Ucraina si porta appresso. Draghi ha messo in fila, senza omissioni, la complessa situazione geopolitica attuale e la strada per uscirne con la sconfitta dei russi. Pezzo dopo pezzo, non perdendo mai di vista il fine, ovvero che la pace (quando arriverà) non potrà che essere quella condivisa e considerata tale dall’Ucraina.

Oltre all’invio delle armi necessarie alla resistenza di Kiev e dell’intero Paese, in queste ore la politica occidentale – e su questo Draghi è in prima linea con il suo attivismo internazionale – va costruendo una trama diplomatica e negoziale per isolare la Federazione Russa. Le tessere di questo mosaico sono tante. Ci sono la Cina e l’India, la Turchia e la Libia. Ne fa parte la battaglia del grano contro il rischio della fame per milioni di persone oltre al gas, alla questione energetica e al programma di una difesa comune europea. Tutto si tiene – il nostro giornale lo va scrivendo da settimane – in quest’epoca di cambiamenti storici e di guerra in Europa.

Partiamo dalla Cina e dall’India: lOccidente si sta muovendo con la sua diplomazia verso questi due Paesi, strategici nello scacchiere mondiale per allargare lisolamento di Mosca e accelerarne il tracollo. Spostandosi da Oriente verso Occidente, ieri Draghi ha annunciato un bilaterale di rilievo: quello tra l’Italia e la Turchia che si terrà all’inizio di luglio. «Saremo ad Ankara – ha detto ai parlamentari – per il vertice bilaterale con la Turchia, il primo da 10 anni a questa parte. E discuteremo delle prospettive negoziali e dei rapporti Italia-Turchia». Sul piatto del bilaterale, ovviamente, ci sarà anche lingresso di Svezia e Finlandia nella Nato su cui il presidente turco Erdoğan (a capo di un Paese membro della stessa organizzazione) ha espresso qualche contrarietà, superabile con dialogo e confronto.

Draghi non si sottrae e ad Ankara continuerà a comporre il puzzle che comprende, arrivando al Mediterraneo, anche la situazione in Libia. Adesso sono in molti in Italia a ritenere la stabilizzazione del Paese africano necessaria pure nel quadro negoziale più ampio della guerra in Ucraina e d’una pace possibile. Noi lo scriviamo da tempo e Draghi lo ha sempre pensato. Il lavoro con il francese Macron prima e poi il suo colloquio con Biden sulla Libia per chiedere un contributo americano alla stabilizzazione sono i segni politici più evidenti di una consapevolezza che il presidente del Consiglio nutre da sempre: da una Libia nel caos può innescarsi una crescita esponenziale del fenomeno migratorio aggravata pure – in tempi di guerra – dal rischio della fame in Africa a causa della crisi degli approvvigionamenti alimentari, a cominciare dal grano. Anche questo tassello Draghi ha voluto mettere in luce nel suo discorso di ieri. Un ragionamento dal quale non potevano mancare i temi del gas e dell’energia così come quello della difesa comune europea.

Nell’anno 2022 l’Italia insomma c’è, ha un ruolo e non si sottrae alle proprie scelte sul piano internazionale. Una novità importante visto che negli ultimi anni, nel risiko di un mondo piuttosto ingarbugliato, il nostro Paese è mancato spesso. Oppure quando c’era appariva un po’ confuso. Oggi no. Siede al tavolo e assembla, assieme all’Occidente libero, i tanti pezzi di un puzzle che si concluderà soltanto con la sconfitta diplomatica e negoziale di Mosca.

Di Massimiliano Lenzi

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