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Ryanair prende a sberle l’Italia

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L’incontro tra l’Ad di Ryanair, Eddie Wilson e il ministro delle imprese e del Made in Italy Urso è il il primo vero inciampo internazionale dell’esecutivo Meloni

Ryanair prende a sberle l’Italia

L’incontro tra l’Ad di Ryanair, Eddie Wilson e il ministro delle imprese e del Made in Italy Urso è il il primo vero inciampo internazionale dell’esecutivo Meloni
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Ryanair prende a sberle l’Italia

L’incontro tra l’Ad di Ryanair, Eddie Wilson e il ministro delle imprese e del Made in Italy Urso è il il primo vero inciampo internazionale dell’esecutivo Meloni
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Ieri, l’amministratore delegato di Ryanair Eddie Wilson è venuto in Italia per incontrare il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e “urlargli” in faccia tutta la rabbia per la cosiddetta misura contro il caro-voli, inserita nel decreto omnibus appena licenziato dal Consiglio dei Ministri. Nelle intenzioni dell’esecutivo, il provvedimento dovrebbe porre un freno ai casi più clamorosi dei costi di biglietti schizzati fuori controllo, in particolar modo da e per le isole maggiori. Nella pratica, almeno ad ascoltare l’imbufalito N.2 della compagnia, Ryanair tanto per cominciare non userebbe alcun algoritmo per variare i costi da giorno a giorno, pc o smartphone, Android o iOS. L’unico risultato concreto – sempre secondo Wilson – sarebbe ridurre i voli e far schizzare in alto i prezzi. Anche la Commissione europea, intanto, ha chiesto informazioni all’Italia sui contenuti del provvedimento. Un avvertimento più morbido nella forma rispetto alle parole di fuoco usate dal Ceo di Ryanair (che ha sparato una serie di “str…” per definire la misura), ma non così lontane nella sostanza. Chiunque abbia un minimo di memoria ed esperienza personale sa perfettamente che i voli realmente low cost solo un ricordo di tempi (felici) in cui si andava a Londra con nove euro tutto compreso, per tacere delle super offerte da due centesimi andata e ritorno. Domanda elevatissima, guerra in Ucraina e inflazione hanno fatto il resto. Eppure continuiamo a credere che la Commissione Ue abbia ragione, che l’unica vera speranza per noi consumatori sia avere sempre più concorrenza, più player di alto livello, non solo due colossi (ex) low cost e tanti protagonisti troppo piccoli e capaci al massimo di fare il solletico a Ryanair e EasyJet. Il governo poteva fare di più? Non certo con il decretone d’estate. La politica dovrebbe creare le condizioni generali, in cui permettere ai servizi di svilupparsi sempre più, aprendosi alla concorrenza e a una conseguente politica di prezzi nell’interesse del consumatore. Il resto sono bubbole d’agosto, come l’insopportabile pantomima sui tassisti o la tragicommedia dei balneari. Un Paese che rifiuta un vero mercato libero e concorrenziale, che fa di tutto per placare le corporazioni (tassisti, gestori dei bagni e compagnia bella) è un Paese che non ha cuore l’interesse della collettività, il vantaggio del consumatore. Un Paese che si fa prendere a sberle mediatiche da un manager, che viene qui sostanzialmente a minacciare di dirottate gli investimenti su Spagna e Portogallo. Non perdiamo tempo a offenderci, riflettiamo perché l’Italia finisca per essere considerata e trattata molto meno di concorrenti dall’economia e dal peso ben minori. Una risposta a questo mix di diffidenza e paternalismo sempre pronto a sbucar fuori la troverete in misure sorprendenti come la cosiddetta tassazione degli extraprofitti delle banche, che è il primo vero inciampo anche a livello internazionale dell’esecutivo Meloni. di Fulvio Giuliani

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