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title: Sbagliato sfoltire i parrucchieri
description: "Ogni volta che un settore soffre, la nostra politica reagisce sempre alla solita maniera: moltiplica gli ostacoli. Ora tocca ai parrucchieri"
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date: 2025-11-10
author: Matteo Grossi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/sbagliato-sfoltire-i-parrucchieri/
categories: [Politica]
tags: [Italia, lavoro, politica]
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# Sbagliato sfoltire i parrucchieri

![Parrucchieri](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/11/Parrucchieri-1024x639.jpg)

Ci risiamo. Ogni volta che un settore soffre, la nostra politica reagisce sempre alla solita maniera: invece di rimuovere gli ostacoli, li moltiplica. Ora tocca ai parrucchieri, ai barbieri, agli acconciatori

**Ci risiamo. Ogni volta che un settore soffre,** [la nostra politica](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/la-politica-italiana-e-il-referendum-della-giustizia/) **reagisce sempre alla solita maniera: invece di rimuovere gli ostacoli, li moltiplica; invece di liberare nuove energie, le incatena. Ora tocca ai parrucchieri, ai barbieri, agli acconciatori**. Categorie che, secondo una proposta di legge della [Lega](https://legaonline.it/), dovrebbero essere protette stabilendo un numero massimo di abilitazioni per ogni Comune. Tradotto: se nel tuo Paese ci sono troppi parrucchieri, lo Stato ti dirà che non puoi diventarlo. Non importa se sei bravo, innovativo o disposto a investire. Il tuo destino dipenderà da una tabella ministeriale.

**Firmato dal capogruppo Riccardo Molinari e altri deputati leghisti, il testo segna un ritorno al vecchio corporativismo, mascherato dal linguaggio moderno della “Programmazione territoriale”**. Secondo la proposta, il ministro delle Imprese e del Made in Italy dovrebbe adottare un Piano nazionale di riduzione del numero di esercenti, prevedendo addirittura incentivi alla cessazione volontaria dell’attività e la sospensione delle nuove abilitazioni nei Comuni saturi. In sostanza, si vuole premiare chi chiude e scoraggiare chi apre.

**Sulla carta la motivazione ufficiale è nobile, finché si limita a voler tutelare la concorrenza leale e migliorare la qualità del servizio**. Ma la concorrenza non si tutela limitandola. Sarebbe come voler proteggere la libertà di stampa chiudendo i giornali in eccesso. Se ci sono troppi saloni, sarà il mercato a deciderne il destino, non un decreto ministeriale. Chi non regge la concorrenza chiude, chi si innova sopravvive. Chiaro? È così che funziona l’economia libera, almeno da qualche secolo a questa parte.

**In Italia operano circa 90mila saloni, ognuno dei quali serve in media 650 persone. Numeri che raccontano un settore vivo, diffuso, fatto di piccole imprese familiari**. C’è poi chi sussurra che dietro questa trovata ci sia un’altra ragione, meno dichiarata e più scomoda: rallentare l’espansione del mercato dei barbieri e parrucchieri gestiti da ragazzi provenienti da altri Paesi. Nel Nord Italia oggi un artigiano su due è straniero e nel settore dell’acconciatura la quota sale al 54% (dati: Fondazione Ismu). Alcuni dicono che l’obiettivo reale sia quello di tenere alta la tensione tra chi lavora e viene da fuori e chi vorrebbe aprire ma non può farlo.

**Un modo come un altro per alimentare l’eterna favola del “Ci rubano il lavoro”**. Non voglio pensare che un provvedimento economico venga concepito per strizzare l’occhio a un facile malcontento. Anche perché – diciamocelo seriamente – meno male che lavorano: è l’unico modo per non trasformare un problema economico in uno sociale.

**La proposta prevede inoltre di inasprire le sanzioni – da 5mila a 50mila euro – per chi lavora violando le nuove regole. Anche qui il messaggio è più che chiaro: «Non ti aiutiamo a lavorare, ti puniamo se ci provi»**. E succede pure questo. Mentre da una parte la politica parla di semplificare, digitalizzare e favorire l’autoimprenditorialità giovanile, dall’altra propone misure che vanno nella direzione opposta. L’obiettivo dichiarato è regolare il mercato, ma dietro c’è la solita paura di lasciarlo funzionare davvero. Eppure il mercato, anche con i suoi difetti, è sempre più efficiente di qualsiasi piano nazionale proprio perché premia la competenza e non il consenso.

**Ogni giovane che sogna di aprire un salone e si sentirà dire «Non puoi, siamo al completo» capirà che non è la crisi a fermarlo, ma lo Stato**. E questo è il contrario dell’economia sociale di mercato di cui tanto si parla e che così poco si pratica.

di *Matteo Grossi*
