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title: Nella scuola nessuna svolta
description: A scuola si va per imparare, trovandoci persone che ci vanno per insegnare. Quel che si deve misurare è la qualità dell’apprendimento
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date: 2024-09-27
author: Davide Giacalone
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categories: [Politica]
tags: [Italia, politica, scuola]
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# Nella scuola nessuna svolta

![scuola](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/09/Evidenza-sito-1563-1024x638.jpg)

A scuola si va per imparare, trovandoci persone che ci vanno per insegnare. Quel che si deve misurare è il risultato, la qualità dell’apprendimento

**L’opposizione intravvede una svolta autoritaria nella nuova legge sulla disciplina scolastica. Purtroppo non vedo neanche la svolta**. Si sta solo percorrendo, con alacre passo di carica, il terreno dell’inutilità declamatoria.

**Il “merito” è stato iscritto nella carta intestata del Ministero che si occupa dell’istruzione** ma, a forza di linee guida e segnalazioni di scenografica severità, ci si è persi il merito della questione: **a scuola si va per imparare, trovandoci persone che ci vanno per insegnare**. **Quel che si deve misurare è il risultato, la qualità dell’apprendimento**. Prima di misurare il risultato si deve stabilire se qualche cosa merita d’essere cambiato e, in quanto a insegnare e imparare, **di cambiato non c’è niente**. Il vuoto, frammisto a una impettita attenzione ai grandi princìpi statuali e alla buona condotta, **induce a supporre che si provi a fortificare l’autorità non potendo contare sull’autorevolezza. E questo non è autoritarismo, ma la sua parodia.**

**Un tempo (il mio) il 7 in condotta era bastevole a precludere la felice conclusione dell’anno: il minimo accettabile era 8**. C’era il normale tran tran degli adolescenti, fra marachelle, intrallazzi con i compiti e cose che effettivamente erano nulla **a confronto della droga che cominciava a infilarsi fra i corridoi. Il 7 però non lo prendeva nessuno. Ci bocciavano e rimandavano per le materie, ma non si penalizzava nessuno per la condotta in sé**. Ora la svolta della severità:** rimandati se si prende 6 e bocciati se si prende 5. **Che, a ben vedere, in quanto a severità andiamo a scemare, giacché il 7 è già occasione di tripudio. **Epperò il voto in condotta farà media**. E qui siamo alla generosità, perché visto che tutti prenderanno più di 6 ne deriva che i somarelli festeggeranno una non ponderata media aritmetica.

Però oh, con le aggressioni scatterà anche l’ammenda pecuniaria, **costringendo (i genitori) a sborsare dai 500 ai 10mila euro. Già, ma le aggressioni sono un reato, mica una discoleria, sicché non decide il docente ma il giudice**. Sempre che la sentenza arrivi prima della fine dell’intero ciclo scolastico. E, comunque, le aggressioni erano reato anche prima. Lo erano anche prima dell’Unità d’Italia.

**Dice la legge che, per punizione, non si sarà più sospesi dagli studi ma si andrà a fare volontariato in strutture convenzionate**. Forse sfugge il significato: la sospensione era considerata la più grave delle punizioni perché toglieva il diritto di partecipare alle lezioni:** toglieva la scuola, ovvero un bene; ora non si minaccia la non scuola, il che tradisce l’idea che la scuola ha maturato di sé.** Quali sono poi le strutture convenzionate? Ci sono ovunque o ci sarà il classismo differenziato? Quelli sono minorenni, non li puoi mandare – come taluni meriterebbero –** a raccogliere le cacche dei cani**, perché se scivolano e danno una capocciata è la testa di chi prese la decisione a cadere.

**Tenetevi forte: nella scuola primaria (che si chiamavano elementari, ma parve elementarmente sminuente) si torna ai giudizi in prosa**, come se “insufficiente” sia meno traumatizzante di 5 e “sufficiente” meno risicato di 6. Già cresciutelli, alle medie e alle superiori si affronta il giudizio numerico, ovvero una modalità nata assieme alle pagelle, un tempo compitate in bella grafia (che non si usa più) e conservate dalle mamme, orgogliose dell’angelica bontà dei pargoli non meno che della loro vivace petulanza.

**Il tutto in una scuola in cui più di 160mila insegnanti arriveranno fra settimane o mesi, dovendo chiedere ai discenti: «Dove siete arrivati?».** E lì sì che l’autorevolezza lievita possente nei cieli didattici. Senza contare l’enorme numero di cattedratici che ama definirsi “precario” e tralasciando i presidi che non ci sono perché il concorso si conchiuse dopo che la scuola si dischiuse agli studenti. Pesci fuor d’acqua che non guadagneranno autorevolezza nel fingersi autorità.

**Non so come si faccia a vederci un disegno autoritario. Ma non so neanche come si faccia a vederci un disegno.**

di *Davide Giacalone*
