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title: Se credono a quel che dicono si impegnino nella continuità
description: L’unità nazionale è la modalità migliore per rimettere in sesto il sistema-Italia? Le coalizioni sono salvifiche, le ammucchiate patologiche.
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date: 2022-01-03
modified: 2021-12-31
author: Carlo Fusi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/se-credono-a-quel-che-dicono-si-impegnino-nella-continuita/
categories: [Evidenza, Politica]
tags: [governo, Italia]
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# Se credono a quel che dicono si impegnino nella continuità

![Se credono a quel che dicono si impegnino nella continuità](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/12/Coalizioni.png)

Se l’unità nazionale è la modalità politica migliore per rimettere in sesto il sistema-Italia, allora i partiti non la devono usare come coperta di Linus delle loro insufficienze. Le coalizioni sono salvifiche, le ammucchiate patologiche.

Nel cuore profondo del sistema, celato dalla nebbia degli opportunismi e delle strumentalità, è annidato **il paradosso più paradosso di tutti**. È l’effetto della dissonanza tra la sostanza della democrazia e la sospensione, causa emergenza, della sua qualità più significativa: **la dicotomia maggioranza-opposizione**.

**L’unità nazionale**, stramba quanto si vuole ma determinante, è il prodotto e al tempo stesso l’emblema dell’arrivo a Palazzo Chigi di [Mario Draghi](https://laragione.eu/archivio/il-meglio-de-la-ragione-in-edicola/dragando/), chiamato dal presidente della Repubblica al capezzale di [un equilibrio politico frantumato e inservibile](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/gli-alleati-immaginari/). **Quell’unità nazionale è il lascito più significativo di Mattarella** e al tempo stesso **la cifra politica e pragmatica di SuperMario**. Entrambi la rivendicano e la reclamano come antidoto al marasma di **un assetto politico che evidenzia solo minoranze**. Sia l’uno che l’altro, in **decisiva sintonia**, la individuano quale scelta migliore per cogliere appieno le opportunità e i vincoli riformistici stabiliti dal Recovery attraverso il **Pnrr**.

**I partiti politici**, praticamente tutti, la suggeriscono come **strategia migliore** per [eleggere il nuovo capo dello Stato](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/decollato/). Di più: **quelli legati nell’unità nazionale** la proclamano **strada obbligata** per arrivare in modo non caotico alla **fine della legislatura**.

Bene, è giusto. Quando ci sono le emergenze e la casa brucia, la priorità è che tutti si impegnino a spegnere l’incendio, senza differenziazioni o egoismi di sorta. Però poi, inevitabilmente (e fortunatamente) arriva la **democrazia**. Che in questo caso sono le** elezioni politiche del 2023**, col **rischio** che vengano **anticipate alla prossima primavera**. In quel frangente si produrrà **la cesura che porterà alcune formazioni politiche a prevalere e altre a soccombere**.

Ma che **campagna elettorale** si dovrà fare se fino a un attimo prima la stragrande maggioranza è andata a braccetto, e soprattutto che azione di governo bisognerà imbastire se l’unica strada sono le larghe intese? Per non parlare dell’**eventualità che il responso delle urne non indichi una maggioranza coesa**.

Se **l’unità nazionale** è la modalità politica migliore per **rimettere in sesto il sistema-Italia**, allora è obbligatorio che i partiti non la usino come coperta di Linus delle loro insufficienze bensì la issino come vessillo comune. **Prima e dopo le elezioni**: in questo secondo caso, nel rigoroso rispetto dei ruoli assegnati dai cittadini con il loro voto, mediante l’impegno di chi vince e di chi perde di continuare su quell’asse finché la situazione lo richiederà. In caso contrario, meglio eleggere il capo dello Stato con le forze più coese tra loro e con quelle andare in alleanza al vaglio del voto. **Le coalizioni sono salvifiche, le ammucchiate patologiche**.

 

di *Carlo Fusi*
