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title: Senza partiti
description: Il Parlamento riconoscerà ai suoi membri la pensione anche quando non dovessero arrivare a 4 anni, 6 mesi e un giorno di legislatura.
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date: 2021-11-18
author: Carlo Fusi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/senza-partiti/
categories: [Evidenza, Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Senza partiti

![Senza partiti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/rep.png)

Sorpresa, ma non troppo: il Parlamento riconoscerà ai suoi membri la pensione anche quando non dovessero arrivare a 4 anni, 6 mesi e un giorno di legislatura. Nessun problema quindi un'eventuale ritorno alle urne anticipato. La politica ormai è dominata da partiti nemici della democrazia, eccelsi solo nel fare avanspettacolo.

Evviva. Sul “Corriere della Sera”, **Francesco Verderami** ci avverte che l’**autodichia**, ossia la **prerogativa del Parlamento di gestire in autonomia le sue faccende**, spalanca le porte alla pensione anche di chi non è arrivato ai quattro anni, sei mesi e un giorno di legislatura. Dunque le matricole possono scegliere senza affanni il nuovo capo dello Stato: anche in caso di scioglimento il vitalizio, ancorché decurtato, è salvo. Praticamente in contemporanea, Sergio Mattarella intona un doveroso peana nei riguardi delle assemblee elettive: è lì che risiede la democrazia, è lì che la libertà respira e i diritti vengono tutelati.

Perfetto. Resta solo da spiegare alla metà di elettori che disertano le urne: a) come mai sono finiti nell’emiciclo personaggi tremebondi e attenti all’interesse proprio assai più che a quello generale; b) perché il livello di fiducia dei cittadini nei riguardi del Parlamento è precipitato sotto zero. Una spiegazione possibile è che la colpa sia dei **partiti politici che hanno abdicato alla loro funzione di collettori delle richieste dei cittadini per trasformarsi in taxi che accolgono non i più adeguati bensì gli amici del Capo**, visto che agli italiani è da decenni impedito di scegliersi i propri rappresentanti. Non solo. I partiti diventati fluidi si sono trasformati in piedistalli elettorali funzionali al successo del *leader* di turno. Che poi quando perde le elezioni viene sostituito perpetuando il circolo vizioso.

Dalla Costituente erano usciti istituzioni deboli e partiti forti sorretti da ideologie che dividevano il mondo in due: i buoni da un parte (la propria), i cattivi (gli avversari) dall’altra. Nella seconda Repubblica è sembrato che il leaderismo potesse arrestare la crisi. Si sono avvicendati personaggi tipo Berlusconi, Prodi, D’Alema. Che almeno avevano le stimmate del voto popolare. Poi sono arrivati Monti, Conte e SuperMario Draghi: magari eccelsi, sicuramente non parlamentari.

Nel frattempo i partiti sono affondati sempre più. Senza di loro la democrazia langue; ridotti come sono fanno avanspettacolo al ritmo dei Vaffa *day*. E i demiurghi sono figli dello sgretolamento delle forze politiche: due mali, non uno la medicina dell’altro. Servirebbe una palingenesi. Oppure applicare l’articolo 49 della Costituzione: i cittadini «hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Con metodo democratico per dare loro corpo e renderli scalabili, contendibili e trasparenti. E **riconsegnare alla politica il posto che le spetta**: a capotavola. **Sono 73 anni che quella disposizione è stata inapplicata dai partiti stessi: tutti. Il risultato sono forze politiche che invece di aiutare la democrazia la svuotano.**

di *Carlo Fusi*
