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title: Seta e baco, avere a che fare con la Cina
description: Per avere utilmente a che fare con la Cina non si deve partire appesantiti dai luoghi comuni e dai preconcetti
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date: 2024-07-29
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/seta-e-baco-avere-a-che-fare-con-la-cina/
categories: [Politica]
tags: [Cina, Europa, Italia, UE, usa]
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# Seta e baco, avere a che fare con la Cina

![La Cina](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/07/La-Cina.jpg)

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2022-03-14 08:06:11

2022-03-14 07:06:11

L'incontro di oggi a Roma tra Usa e Cina è una flebile speranza: è la Cina la chiave della soluzione del conflitto russo-ucraino. E Xi Jinping l'unica chiave di mediazione con Vladimir Putin.

Cominciamo questa settimana con una speranza. Flebile, circostanziata, ma pur sempre meglio di niente: l’incontro a Roma fra due altissimi rappresentanti della diplomazia statunitense e cinese, Il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan e il responsabile per gli Affari esteri del Poltburo, Yang Jiechi.

Sono stati gli americani a indicare la nostra capitale come sede del primo contatto diretto fra Washington e Pechino, per cercare non tanto una via d’uscita all’aggressione russa all’Ucraina, ma un ruolo alla Cina. Da oltre due settimane, ormai, andiamo ripetendo che è Xi Jinping l’uomo che può ‘costringere’ Vladimir Putin a sedersi a un tavolo per trattare e non dare ultimatum a Kyiv.

Anche se indubbiamente costoso in termini politici e strategici, è alla Cina che dobbiamo rivolgerci per trovare la soluzione, il mediatore con tutte le carte in regola agli occhi del dittatore di Mosca, ma anche con la forza persuasiva necessaria a fargli capire che la strada imboccata è senza uscita.

Che sia venuta fuori proprio ieri la notizia di una richiesta di sostegno militare avanzata dai russi ai cinesi (inquietante, ma anche spia - se confermata - di una disperazione sul campo di Mosca) appare tutto tranne che casuale. Mentre le sanzioni occidentali mordono sempre più e hanno praticamente lasciato la Russia senza un mercato - con la rilevante eccezione le forniture energetiche verso l’Europa che continuano a garantire un flusso di capitali verso Mosca - Putin ha solo la Cina per tamponare il disastro economico e l’isolamento internazionale.

Pechino può non volere l’umiliazione di Putin, ma di sicuro non ha alcun interesse a vedere distrutto ciò che gli interessa più di ogni altra cosa, il mercato internazionale. Può anche provare a salvare la faccia allo Zar, ma dovesse entrare in campo per difendere i propri interessi diventerebbe il migliore alleato della fine della guerra.

Fantapolitica? Non crediamo proprio, perché business is business e ai cinesi. a parte le roboanti e vuote parole, non interessa nulla delle mire di Putin sul Donbass, ma tantissimo dei 1600 miliardi di dollari di interscambio commerciale con Europa e USA. La Russia ne vale 147, fate voi i calcoli.

Sono la fabbrica del mondo e ragionano di conseguenza. Proprio nel giorno del vertice di Roma, altra notizia non casuale, cominciano a circolare rumors sull’idea che a Pechino Putin possa essere considerato a rischio anche in patria.

Fosse vero, potremmo avere una strada.

 

di Fulvio Giuliani

La vera Via della seta

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2022-03-14 08:06:11

2022-03-14 07:06:11

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2023-09-10 08:39:09

2023-09-10 06:39:09

Al G20 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni annuncia l'uscita dell'Italia dalla Via della Seta in cui era entrata all'epoca del governo Conte I

Diciamo la verità: la notizia non è l’uscita dell’Italia dalla Via della Seta - che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha di fatto annunciato al premier cinese a margine del G20 - ma l’entrata dell’Italia nella Via della Seta ai tempi del governo Conte I... Un’adesione a un progetto economico nella forma e nel titolo, ma di sostanziale impatto geopolitico che per il nostro Paese apparve innaturale dal primissimo momento.

Uno strappo a tutto ciò che l’Italia ha sempre vissuto come logica collocazione nello scacchiere atlantista e occidentale. Se vogliamo, un puro controsenso che un governo barricadero e velleitario aveva deciso di cavalcare. Non si è mai capito bene se comprendendone fino in fondo le conseguenze e per un antiamericanismo confusionario che da sempre occupa le menti, i sogni e gli incubi di un pezzo della nostra politica o per vuoto avventurismo.

Perché legarsi, secondo uno schema molto fortunato (per Pechino) in Africa e non solo agli interessi commerciali - e fin qui i vantaggi possono essere naturalmente reciproci - ma soprattutto geostrategici del Dragone era un azzardo che definire rischiosissimo è poco. Ieri come oggi.

Giorgia Meloni ha sottolineato di non aver ricevuto pressioni americane. Ha fatto bene a dirlo e non poteva dire altrimenti ma qui non si tratta di ricevere pressioni o “eseguire ordini“. Questa è una visione un po’ fanciullesca della politica estera e ancor più della geopolitica.

Così come non si tratta di conoscere “il proprio posto nel mondo”, ma soprattutto i propri interessi nel mondo. Che è diverso e ben più importante.

La Via della Seta ci portava fuoristrada e la comunicazione a Pechino, che non si sarà certo meravigliata della scelta di Roma nell’aria da almeno due anni e due governi, chiude finalmente quella breve, ma pericolosissima stagione in cui l’Italia sembrò dimenticare se stessa in politica estera.

di Fulvio Giuliani

Il giusto addio dalla Via della Seta

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2023-09-10 08:39:09

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2023-12-06 15:53:17

2023-12-06 14:53:17

Tajani: "Non è nostra priorità, abbiamo visto che non ha prodotto gli effetti sperati, anzi". Secco "No comment" da Palazzo Chigi

“La via della Seta non è nostra priorità, abbiamo visto che non ha prodotto gli effetti sperati, anzi. Chi non fa parte del percorso della via della Seta ha avuto risultati migliori”, ha dichiarato il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. Detto, fatto. Con una lettera inviata nei giorni scorsi all’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, il ministro ha infatti comunicato che l’Italia (unico Paese del G7 che aveva aderito) non estenderà la durata del memorandum sulla Via della Seta - il cosiddetto (BRI) “Belt and Road Initiative”, lanciato da Xi Jinping nel 2013 - siglato quattro anni fa dal primo governo Conte.

Forte e chiara la risposta di Palazzo Chigi: “No comment”.  Mentre il ministro degli Esteri rassicura la ferma volontà di “sviluppare e rafforzare la collaborazione con la Cina”, che l’anno prossimo vedrà la visita del capo dello Stato Sergio Mattarella.

Di Claudia Burgio

L'Italia esce dalla Via della Seta

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