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title: Sfrontati sul fronte delle guerre
description: "La pace si conserva anche grazie alla predisposizione della forza militare e oggi su quel che serve per mantenerla c'è pericolosa confusione."
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date: 2024-01-18
author: Davide Giacalone
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categories: [Politica]
tags: [guerra, Italia, UE]
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# Sfrontati sul fronte delle guerre

![Sfrontati](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/sfrontati.png)

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2023-05-19 16:50:01

2023-05-19 14:50:01

Putin ha dato vita a una delle guerre più insensate del nostro tempo senza aver mai avuto un piano B. Ora non può vincere né perdere né fermarsi

Kyiv – 200mila russi in 15 mesi: è questo, a oggi, il costo in termini di vite umane dell’operazione fallimentare speciale più insensata della Storia. In poco più d’un anno la Federazione Russa ha perso l’equivalente dell’intero esercito francese o di quello moldavo, estone, ceco, bielorusso, finlandese, olandese, sloveno, svedese e kazako messi insieme. Analizzando i numeri di una disfatta senza eguali dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi, il think tank Global Firepower mette in mostra le fragilità del secondo esercito al mondo, ma anche la follia criminale di un uomo che sta guidando al suicidio collettivo il proprio popolo nel delirante intento d’eradicarne un altro dalla faccia della Terra. «Non abbiamo ancora iniziato» fa peraltro sapere Putin tramite il proprio portavoce Peskov.

Definendolo «il pazzo più pericoloso al mondo», “The New York Times” scrive che l’autocrate russo ha dato il via a una delle guerre più insensate del nostro tempo senza aver mai avuto un piano B; motivo per cui ora non può vincere né perdere né fermarsi. Può soltanto andare avanti, continuando a spedire russi nel tritacarne ucraino. Secondo i calcoli del “The Sun” sono uno ogni 3 minuti, cioè 20 ogni ora, 450 al giorno, 3.250 a settimana, 13.300 al mese. Tali perdite incrinerebbero la leadership di qualsiasi governante, ma “Vladolf Putler” non si ferma. «La conclusione è che la cosa più economica nella Federazione Russa è la vita umana» glossa amaramente il generale Zaluzhny, confessando all’opposto d’aver pianto per i propri soldati.

In mancanza d’una strategia di supporto, Putin continua a lanciare massicci e costosi bombardamenti contro le infrastrutture civili ucraine senz’alcun guadagno strategico: ogni notte è un tiro a segno contro le città, il più delle volte frenato dall’efficiente contraerea (che ieri ha neutralizzato 4 droni e 29 dei 30 missili da crociera X-101/X-555, Kalibr e Iskander-K che erano stati lanciati).

 

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI DI "CRONACHE DI GUERRA"

 

Di giorno è un safari contro i civili. Ieri le truppe russe hanno colpito il villaggio di Zelenivka, nell’oblast’ di Kherson: un bambino è morto in braccio al padre e due persone sono rimaste gravemente ferite. Pochi giorni prima, a Zaporizhzhya, due genitori hanno cercato invano di proteggere la figlia 11enne: tutta la famiglia è stata sterminata. Fra le rovine di Mariupol è stato allestito un set cinematografico in cui una troupe d’attori russi simula l’ingresso trionfale (mai avvenuto) delle truppe rasciste in città, che Putin intenderebbe consegnare ai cinegiornali e alla Storia, costringendo i pochi civili rimasti a rivivere un incubo sorridendo a favor di camera come se fosse un sogno. Qualche chilometro più in là gli occupanti trasferiscono in massa attrezzature ed equipaggiamenti verso Berdyansk, Polohy e Volnovakha. A Melitopol’ le facciate dei palazzi in cui vivono collaborazionisti e autorità russe vengono segnate con croci rosse: non passa giorno senza che uno di loro salti in aria.

Privi di successi da esibire, i media russi riportano ormai soltanto le purghe putiniane: dopo essersi visto neutralizzare dai Patriot della Nato tutti i 6 Kinzhal ipersonici decantati per un lustro come arma definitiva, lo zar ne ha fatto arrestare per tradimento gli sviluppatori, che ora rischiano l’ergastolo. Se la caverà invece con due anni di libertà vigilata la 60enne Irina Tsybaneva, condannata dal tribunale di San Pietroburgo per aver lasciato un biglietto sulla tomba dei genitori di Putin con la preghiera di prendersi presto il figlio.

di Giorgio Provinciali

Putin, senza vittoria né fine

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putin

2023-05-19 09:56:06

2023-05-19 07:56:06

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2022-04-06 14:15:02

2022-04-06 12:15:02

Il disastro militare Russo visto da vicino, nei suoi punti cardine. Come la strategia d'attacco di Putin si è sgretolata davanti alla resistenza tenace del popolo ucraino.

«L’assalto russo a Kyiv è stato un catastrofico fallimento militare per Mosca e una vittoria schiacciante per l’Ucraina» sostiene senza mezzi termini l’analista Tomi Ahonen. Rilevando la disfatta russa («Una battaglia terminata il 31 marzo con la ritirata totale dell’aggressore»), sostiene che vi fossero due piani elaborati dal comando russo per ottenere la città.

Quello principale si proponeva di occuparla in poche ore grazie al largo impiego di truppe aviotrasportate: «È stata impiegata una forza d’assalto aereo di mille uomini imbarcati su 30 elicotteri Mil Mi-17 e scortati dagli elicotteri d’assalto Hind e Alligator. Aveva l’obiettivo di conquistare l’aeroporto Antonov a Hostomel, le cui piste avrebbero permesso agli aerei cargo Ilyushin Il-76 di far atterrare altri 7mila uomini e i loro veicoli blindati per prendere il palazzo presidenziale e le stazioni tv». Gli spetsnaz in telnyashka (questo il nome della loro tipica maglietta a righe azzurre) hanno però trovato ad attenderli la Quarta brigata di Risposta rapida ucraina: l’unità, unica in tutto l’esercito di Zelensky a potersi fregiare della prestigiosa qualifica di preparazione “Livello Nato”, ne ha fatto semplicemente polpette. A quel punto, spiega Ahonen, «gli Ilyushin sono dovuti tornare indietro e quando una seconda ondata di paracadutisti è riuscita infine a prendere possesso dell’aeroporto gli ucraini l’avevano già reso inutilizzabile».

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Fallita l’ipotesi dell’assalto aereo fulmineo, i russi hanno quindi ripiegato sul piano di riserva. L’assalto prevedeva lo stesso trattamento riservato poi a Mariupol: accerchiamento della città con stesura di campi minati (per impedirne l’abbandono e le sortite) e sistematico livellamento di ogni artefatto umano sino alla resa incondizionata degli assediati. «Il piano russo – riassume Ahonen – era diventato quello di raggiungere il prima possibile il sobborgo di Hostomel con la 35° armata, forte di 70mila uomini e 7mila veicoli corazzati, rifornirne gli elementi il giorno successivo, isolare la capitale e infine scatenare le artiglierie». Nessun rifornimento ha però raggiunto la famosa “colonna di 64 km”: una squadra di soli 30 commando, guidata dal colonnello ucraino Yaroslav Honchar, ha infatti finto di essere una brigata intera – muovendosi su veloci quad nelle foreste paludose – e ha lanciato attacchi fulminei, specialmente notturni, contro i convogli di rifornimento. «Il comando russo non ha compreso la realtà della situazione fino all'11 marzo circa. A quel punto hanno diviso i rifornimenti in più convogli su strade secondarie e così qualcosa è arrivato al fronte, ma non prima del 14 marzo. Questo ritardo ha salvato la città».

In quelle settimane i difensori sono infatti riusciti ad ammassare munizioni e a erigere difese. «A 17 km dalla capitale, l’Ucraina ha così respinto definitivamente gli invasori». Tanto che al generale Chayko, personalmente mandato al fronte dal criminale Putin per sbloccare la situazione, non è rimasta altra scelta che ordinare la veloce e sanguinosa ritirata le cui immagini hanno fatto il giro del mondo. Così Kyiv è stata salvata. Slava Ukraini, Herojam Slava: gloria all’Ucraina e ai suoi eroi.

 

di Camillo Bosco

Come i resistenti hanno salvato Kiev

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2022-04-15 16:32:33

2022-04-15 14:32:33

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2022-10-18 12:43:16

2022-10-18 10:43:16

Eleonora Lorusso intervista il generale Antonio Li Gobbi, già direttore delle Operazioni allo Stato Maggiore della NATO a Bruxelles.

Dopo l'offensiva ucraina e la risposta russa, con il ricorso a droni iraniani, si assiste a una fase nuova: "Si mira ad arrivare all'inverno ucraino, durante il quale - complici le condizioni meteo - la Russia potrà rinforzarsi davvero e sostituire anche gli armamenti distrutti con altri meno vetusti, per poi presumibilmente riprendere lo scontro in primavera. Purtroppo si assiste una estensione dello scontro, con il coinvolgimento iraniano, tramite la fornitura dei droni, e israeliano, con l'annuncio del sostegno a Kiev. Ma pensano anche gli appuntamenti elettorali", spiega Li Gobbi, in riferimento alle elezioni di Mid Term negli Usa l'8 novembre o a quelle del prossimo anno in Turchia.

Quanto all'Europa, "da un punto di vista diplomatico forse si sarebbe potuta evitare la decisione di addestrare le truppe ucraine, affidandola alla Nato: l'Europa è diventata 'belligerante', anche applicando le sanzioni economiche o inviando armi, tramite singoli stati. Ma l'addestramento a livello europeo di fatto toglie la possibilità di mediazione con Mosca - osserva Li Gobbi - mentre in caso di 'attacco' a una delle basi di addestramento, che saranno in Polonia e in Germania, non cambierebbe la risposta, perché essendo membri Nato, porterebbe a una risposta dell'Alleanza atlantica".

 

di Eleonora Lorusso

"L'Europa è diventata belligerante. Impossibile mediare con Mosca"

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2022-11-21 16:08:27

2022-11-21 15:08:27

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2024-01-16 09:45:09

2024-01-16 08:45:09

Israele, la guerra come è stata vissuta, innanzitutto, nel giorno in cui tutto cominciò. Perché nulla si può capire senza passare da quella giornata infernale

Nelle prossime ore pubblicheremo un nuovo podcast de La Ragione che segue idealmente “Attacco a Israele”, il racconto che quasi di impeto cominciammo la sera dello scorso 7 ottobre sull’onda delle notizie terrificanti che arrivavano da Israele sotto attacco di Hamas. 

Mesi in cui abbiamo provato a raccontare, analizzare, ci auguriamo aiutare a capire almeno in parte cosa stesse accadendo, quali fossero le conseguenze di una tragedia che ha gettato l’intero Medio Oriente in una crisi di cui non riusciamo a intravedere una soluzione. 

Nel nuovo Podcast, “Da Gerusalemme - La vita in tempo di guerra” di Anna-Mahjar Barducci, racconteremo il conflitto nelle sue infinite conseguenze dal punto di vista di Israele e in particolare degli israeliani. 

La guerra come è stata vissuta, innanzitutto, nel giorno in cui tutto cominciò. Perché nulla si può capire senza passare da quella giornata infernale.

Eppure tanti si ostinano a negare una valutazione della specificità dell’attacco di Hamas, del trauma profondissimo causato nell’anima e nella carne viva di un Paese che si era colpevolmente adagiato sulla sensazione di non rischiare nulla di neanche lontanamente paragonabile a quanto poi accaduto il 7 ottobre.

Ascolterete la guerra di Israele, la guerra, i dolori, le frustrazioni, i mille dubbi degli israeliani. Di una società così diversa e al contempo così sorprendentemente riconoscibile da noi tutti. Abituata a porsi domande, coltivare dubbi laceranti. Tanto per cominciare sull’opprimente realtà della violentissima reazione-vendetta abbattutasi su Gaza. 

Un’operazione figlia di un governo colpevole per i fatti del 7 ottobre, come ascolterete dalla viva voce di Anna-Mahjar Barducci. Governo a cui paradossalmente non è sembrato vero di poter scatenare la propria forza militare per coprire errori capitali con cui i leader - Benjamin Netanyahu su tutti - dovranno in ogni caso fare i conti.

Un appuntamento con il giudizio del Paese e della storia che l’ormai insensata offensiva di terra nella Striscia potrà coprire per un altro po’, sulla pelle di migliaia civili palestinesi ostaggi e vittime due volte.

Già nella prima puntata del podcast sentirete l’eco di queste critiche, che piovute da Gerusalemme pesano il triplo. Sappiamo che, nonostante qualsiasi indicazione e lettura, per tanti la guerra dalla parte israeliana non merita di essere raccontata. Così come non si riescono a raccontare le violenze di massa subite dalle donne il 7 ottobre, che per mesi non hanno suscitato una frazione di quelle reazioni che (ci mancherebbe!) un singolo episodio avvenuto da noi avrebbe scatenato per settimane. 

Anche per questo riteniamo che sia fondamentale ricordare la genesi dei fatti, con chi abbiamo a che fare, come si possa arrivare al cinismo supremo e ributtante di diffondere un video con tre ostaggi, farli rivolgere alle famiglie e al governo per poi affermare che due di quelle tre persone sono morte. È storia di questa guerra.

di Fulvio Giuliani

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La guerra di Israele

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2024-01-16 11:00:36

2024-01-16 10:00:36

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