Sorprese e messaggi sardi (al rallentatore)
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Tra i soliti teatrini dei politici e commentatori e con una lentezza di spoglio imbarazzante, Alessandra Todde è la nuova presidente della Regione Sardegna
Sorprese e messaggi sardi (al rallentatore)
Tra i soliti teatrini dei politici e commentatori e con una lentezza di spoglio imbarazzante, Alessandra Todde è la nuova presidente della Regione Sardegna
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Sorprese e messaggi sardi (al rallentatore)
Tra i soliti teatrini dei politici e commentatori e con una lentezza di spoglio imbarazzante, Alessandra Todde è la nuova presidente della Regione Sardegna
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AUTORE: Fulvio Giuliani
La giornata dello spoglio per le elezioni regionali in Sardegna è vissuta fra toni virati sempre più sul surreale. Innanzitutto per l’incredibile (e imbarazzante) lentezza con cui è proseguito lo spoglio, avviato solo alle sette del mattino per motivi che sfuggono ai più. Otto ore dopo la chiusura dei seggi, con calma messicana. Così, nel corso della notte militari e Forze dell’ordine hanno montato la guardia agli scatoloni pieni (non troppo, perché l’affluenza alla fine è risultata comunque in calo) di schede, per aspettare il via allo scrutinio di prima mattina.”Via” è a metà fra un’esagerazione e un eufemismo, visto che sette ore più tardi eravamo ancora a una manciata di sezioni anche nel capoluogo. Altrettanto paradossale l’esercitarsi di politici e commentatori letteralmente sul nulla. Prima avanti l’uno, poi l’altra. Quindi l’altra e poi l’uno, in un alternarsi se vogliamo anche “divertente“ in termini di pura cronaca, ma del tutto inaffidabile quanto a dati statistici e dunque sostanziali.
Il centrodestra aveva già cominciato a lanciare i primi segnali di profonda delusione, che il colpo di reni del candidato Truzzu sembrava aver riportato la maggioranza di governo in linea di galleggiamento. Poi la debacle è stata inesorabilmente segnata dalle città più grandi con il ‘trionfo’ di Pd e M5S, soprattutto quest’ultimo perché la candidata è sua (anche se il risultato della lista è invero modesto). Con il dovuto rispetto per una regione a cui siamo sentimentalmente legati, parliamo di un test che lancia segnali importanti, ma dai quali non faremmo discendere indicazioni nazionali decisive, in vista del ben più probante test dell’europee del prossimo giugno. Ovviamente non andrà così e sarà tutto un ostentare trionfalismo o indifferenza.
A “sinistra“ Schlein e Conte si sono precipitati in Sardegna addirittura prima che il voto assumesse una qualche definizione, per la malcelata ansia di riaccarezzare il dimenticato sapore della vittoria. Facendo finta di non ricordare che la vincitrice Todde non li aveva voluti nei comizi di chiusura, per la paura di perdere voti a causa loro…
Che questo risultato getterà ancor di più il Pd nelle braccia del massimalismo pentastellato è probabile ed è la migliore garanzia per Giorgia Meloni.
A “destra”, i coltelli sono cominciati a volare già ieri pomeriggio e si moltiplicheranno nelle prossime ore, pensando alle regionali in arrivo, alle europee (la Lega è precipitata e Fratelli d’Italia bene non è andato) e al macigno del terzo mandato. Nell’area di governo se si volesse far tesoro della lezione bisognerebbe partire da qui: provare a mettere sotto il tappeto diffidenze, differenze e contrasti lampanti non aiuta. Corrode e prima o poi la ruggine potrebbe attaccare pilastri di dimensioni ben superiori a quello sardo appena venuto giù.
È la storia degli ultimi 15 anni di politica italiana: si sale e si scende a velocità impressionanti e le sicurezze assolute non esistono.
di Fulvio Giuliani
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- Tag: politica
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