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title: Spreaddati
description: A rendere alto lo spread non sono le parole ma il debito pubblico troppo alto e ci si deve fare i conti.
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date: 2022-02-09
author: Davide Giacalone
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categories: [Evidenza, Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Spreaddati

![Spreaddati](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/02/Spread.png)

A rendere alto lo spread non sono le parole ma il debito pubblico troppo alto e ci si deve fare i conti. È necessario che la ricchezza prodotta ogni anno cresca più velocemente di quanto cresca e crescerà il costo del debito.

Non si fermerà a chiacchiere, perché non è il frutto delle chiacchiere. **Troppi amano prendersi e prendere in giro, credere e far credere che il costo del debito pubblico e lo *****spread***** – quindi quanto ci costa in più rispetto a quello di altri – dipendano dalle parole o dalla volontà di questo o quella, ma è una favola.** Certo che se qualcuno straparla possono esserci delle conseguenze e certo che, ad esempio, all’inizio della pandemia il presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, commise un errore di comunicazione, ma quella roba passa in fretta. Mentre lo *spread* è lì, solido e permanente. A renderlo alto non sono le parole ma il debito pubblico troppo alto. Ci si deve fare i conti, non vivere di pericolose illusioni.

**Intanto consoliamoci con il lato gradevole: anche questo è un segno che si sta uscendo dalla pandemia, che si ritorna alla normalità.** La cosa meno gradevole è che, nella normalità, a noi chiedono più interessi che ad altri, per prestarceli. Se togliete la parentesi Covid e un solo anno (negativo), **sono più di venti anni che l’Italia, costantemente in *****deficit*****, è in avanzo primario, vale a dire che i conti pubblici sono in attivo prima di dover pagare gli interessi sul debito contratto.** Qualcuno crede che sia un merito eroico, ma è una trappola: significa che per onorare il costo del debito ci tocca fare *deficit*, quindi altri debiti. E siccome non si cavano le gambe fuori dalla trappola, ecco che **chi presta il denaro ci chiede di guadagnare più che prestandolo ad altri**. Non per cattiveria, ma perché comportiamo un rischio maggiore. Per averne cognizione non guardate sempre al nostro *spread*, isolato, quindi alla differenza d’affidabilità e rischio fra noi e la Germania, guardate anche gli altri: siamo, da anni, costantemente sopra e quasi al doppio di Spagna e Portogallo, che pure sono indebitati. Ed è stato così anche quando gli *spread* erano assai bassi, ma noi sempre sopra di loro. Trucco, raggiro, complotto? No, affidabilità che il debito continui a essere onorato e che il solo mezzo per farlo non sia fare altri debiti.

C’è una corrente sovranista che chiese (chiede ancora? avete notizie?) di tornare alla lira per essere liberi e sovrani. Non si sa se sono pazzi o ci hanno presi per scemi: la sovranità è minacciata dal debito, non da come lo conti, e se pensi di pagare chi presta con i soldi del Monopoli fai la fine dell’Argentina, che dopo essersi indebitata in dollari – perché la moneta nazionale non la voleva nessuno – è piombata in miseria.

**Mario Draghi, alla Bce, domò gli *spread***** perché mostrò le armi con cui avrebbe combattuto la speculazione. Fu convincente e calarono.** Bravo. Ma il nostro rimase superiore a quello degli altri né sarebbe potuto essere diversamente. Allora, che si fa?

Si evita di piagnucolare, non ci si rintrona appresso ai complottismi. **Testa bassa e pedalare: perché il debito non si ripaga, quei soldi non vanno restituiti ma è necessario che la ricchezza prodotta ogni anno cresca più velocemente di quanto cresca e crescerà il costo del debito.** A quel punto si ridurrà il suo peso percentuale sul prodotto interno lordo e lo *spread* non farà paura. Per ottenere la crescita non serve a nulla inventare *bonus* ed è masochista sovvenzionare il non lavoro, ovvero la non produzione. Quando altri vedono quelle nostre scene si ricordano anche che siamo i più sovvenzionati e protetti dalla Bce, sicché si rivolgono verso Francoforte e chiedono di piantarla. Da qui le parole dette e non dette. Per crescere occorre investire, innovare, formare, selezionare, riformare, tagliare l’inutile e piantarla di frignare. E serve far capire che lo si farà per anni. Non so se è chiaro, ma la sceneggiata politicante – fra trasformismi, frazionismi ed esibizionismi – costa assai. Impoverisce. Oltre a essere insopportabile.

di *Davide Giacalone*
