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title: "Stop al trattenimento dei 7 migranti in Albania: devono rientrare in Italia. Il Viminale si costituirà davanti alla Corte di giustizia Ue"
description: La sezione immigrazione del tribunale di Roma ha rimesso il caso dei migranti nel centro di Gjader (Albania) alla Corte di giustizia europea
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date: 2024-11-11
modified: 2024-11-12
author: Mario Catania
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/stop-al-trattenimento-dei-7-migranti-in-albania-gjader-devono-rientrare-in-italia/
categories: [Politica]
tags: [Europa, giustizia, immigrazione, Italia, migranti, UE]
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# Stop al trattenimento dei 7 migranti in Albania: devono rientrare in Italia. Il Viminale si costituirà davanti alla Corte di giustizia Ue

![Migranti Gjader](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/11/Migranti-Gjader.jpg)

2024-10-18 15:38:58

2024-10-18 13:38:58

I migranti trasferiti in Albania devono tornare in Italia: è questa la decisione della sezione immigrazione del tribunale di Roma

I migranti trasferiti in Albania devono tornare in Italia: è questa la decisione della sezione immigrazione del tribunale di Roma che non ha convalidato il trattenimento dei migranti all'interno del centro italiano di permanenza per il rimpatrio di Gjadër (Albania).

Il provvedimento - lo ricordiamo - riguarda i dodici migranti che sono stati trasferiti in Albania.

Per i giudici "il diniego della convalida dei trattenimenti nelle strutture e aree albanesi, equiparate alle zone di frontiera o di transito italiane, è dovuto all'impossibilità di riconoscere come 'paesi sicuri' gli Stati di provenienza delle persone trattenute, con la conseguenza dell'inapplicabilità della procedura di frontiera e, come previsto dal Protocollo, del trasferimento al di fuori del territorio albanese delle persone migranti, che hanno quindi diritto ad essere condotte in Italia”.

“I due Paesi da cui provengono i migranti, Bangladesh ed Egitto, non sono sicuri anche alla luce della sentenza della Corte di Giustizia europea”, le parole dei giudici di Roma. Per i giudici lo stato di libertà potrà essere riacquisito solo e soltanto in Italia; per questo motivo i migranti devono essere riaccompagnati nel nostro paese.

I dodici richiedenti asilo, per effetto del provvedimento sopracitato, non possono quindi né rimanere nelle strutture né essere lasciati liberi in territorio albanese. Di conseguenza, devono tornare nel nostro Paese.

I migranti torneranno in Italia domani su una nave militare.

Dopo la sentenza, l'ira della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: "Difficile lavorare e cercare di dare risposte a questa nazione quando si ha anche l'opposizione di parte delle istituzioni. Gli italiani mi hanno chiesto di fermare l’immigrazione illegale e farò tutto il possibile per mantenere la parola data e fermare la tratta di esseri umani".

Meloni annuncia una riunione del consiglio dei Ministri in programma per lunedì: "Approveremo norme per superare questo ostacolo. Non spetta alla magistratura dire quali sono mi Paesi sicuri ma al governo" spiega la premier.

di Filippo Messina

Migranti in Albania, il tribunale non convalida il trattenimento: “Devono tornare in Italia”. Domani il rientro su una nave militare. Meloni: "Parte delle istituzioni contro di noi, lunedì il Cdm"

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2024-10-19 16:08:08

2024-10-19 14:08:08

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2024-11-04 21:13:58

2024-11-04 20:13:58

(Altre) Due sentenze mettono in dubbio il decreto “Paesi sicuri” e alimentano - ancora una volta - lo scontro tra politica e magistratura sul delicato tema dei migranti

(Altre) Due sentenze mettono in dubbio il decreto “Paesi sicuri” e alimentano - ancora una volta - lo scontro tra politica e magistratura sul delicato tema dei migranti.

La prima: Luciana Sangiovanni, giudice e presidente della sezione immigrazione del tribunale di Roma, ha emesso un decreto di sospensione dell'efficacia al diniego della commissione territoriale riguardo la richiesta di asilo di uno dei dodici migranti che erano stati trasferiti in Albania e ha deciso di rinviare alla Corte di giustizia europea il decreto sui 'Paesi sicuri' in attesa di avere un’urgente risposta su questo "intervento del governo italiano".

La seconda: il Tribunale di Catania non ha convalidato il trattenimento - disposto dal questore di Ragusa - di un migrante arrivato dall'Egitto che a Pozzallo ha chiesto lo status di rifugiato. La decisione è stata presa poiché una lista dei cosiddetti “Paesi sicuri” - si spiega - “Non esime il giudice all'obbligo di una verifica della compatibilità" di tale "designazione con il diritto dell'Unione europea" e "in Egitto ci sono gravi violazioni dei diritti umani" che "investono le libertà di un ordinamento democratico".

“È la prima pronuncia di questo tipo dopo il decreto legge sui paesi sicuri” afferma l'avvocata legale del migrante Rosa Emanuela Lo Faro.

Nel provvedimento infatti il giudice dichiara "irrilevante la questione di legittimità costituzionale sollevata dal richiedente protezione" e "non convalida il provvedimento del Questore di Ragusa con il quale è stato disposto di trattenimento" del migrante.

Massimo Escher, il presidente della sezione Immigrazione del Tribunale di Catania, ha sottolineato la necessità, nel valutare il trattenimento, di esaminare la qualifica data all'Egitto (con il decreto legge del 23 ottobre 2024) che lo include "in una lista che non prevede alcuna eccezione, né per aree territoriali né per caratteristiche personali". Per il Tribunale tale "qualificazione non esime il giudice dall'obbligo di verifica della compatibilità della designazione con il diritto dell'Unione europea, obbligo affermato in modo chiaro e senza riserve dalla Corte di giustizia europea nella sentenza della Gran Camera del 4 ottobre 2024".

Secondo il giudice, l’Egitto è un Paese che non ha questi requisiti. "In Egitto - scrive il presidente Escher - esistono gravi violazioni di diritti umani che, in contrasto con il diritto europeo citato, persistono in maniera generale e costante e investono non soltanto ampie e indefinite categorie di persone (come dimostra l'inserimento tra le eccezioni della categoria dei 'difensori dei diritti umani', che individua l'esistenza di violazioni dei diritti di soggetti che agiscono per la stessa tutela dei diritti dell'uomo) ma anche il nucleo delle libertà fondamentali che connotano un ordinamento democratico e che dovrebbero costituire la cornice di riferimento in sui ci inserisce la nozione di Paese sicuro secondo la direttiva europea".

"Il presidente Escher - osserva l'avvocata Lo Faro - spiega che il decreto non va applicato perché l'Egitto non è un paese sicuro per svariati motivi derivanti dalle schede per la determinazione del ministero degli Esteri, e, ancora una volta, afferma che in Italia il diritto di asilo è previsto dall'articolo 10 della Costituzione e nessuna legge ordinaria lo può scalfire".

Ira di Matteo Salvini dopo le due sentenze: "Per colpa di alcuni giudici comunisti che non applicano le leggi, il Paese insicuro ormai è l'Italia. Ma noi non ci arrendiamo!”.

di Filippo Messina

Due sentenze contro il decreto “Paesi sicuri”. Ira di Salvini

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2024-11-05 09:32:19

2024-11-05 08:32:19

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2024-10-17 07:17:48

2024-10-17 05:17:48

Accompagnati da furibonde polemiche i primi migranti salvati nel Mediterraneo dalla nostra Marina Militare sono stati trasferiti nel centro di accoglienza e rimpatrio in Albania

Accompagnati da furibonde polemiche - secondo lo stile a cui la politica ci ha condannato - i primi 16 migranti salvati nel Mediterraneo dalla nostra Marina Militare sono stati trasferiti nel nuovissimo centro di accoglienza e rimpatrio in Albania. In realtà solo 12, perché 4 sono stati dirottati in Italia in quanto minorenni o fragili (segno che le regole e i controlli funzionano o no?).

Il progetto molto più politico che pratico voluto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per conquistare uno spazio di manovra nell’ordalia europea legata al fenomeno migratorio.

Il numero stesso del primo nucleo di migranti approdati a Shengjin sembra fatto apposta per dar fiato alle trombe dell’opposizione.

Il centro, in realtà, è strutturato in un primo di pura accoglienza nell’area portuale di Shengjin e in un secondo a Gjader - 20 km all’interno, in una zona decisamente più isolata - nell’hub vero e proprio dove i migranti dovranno essere identificati e attenderanno l’espletamento delle pratiche di richiesta d’asilo o di rimpatrio.

La polemica è quella di sempre, i toni pure, come l’assoluta inutilità di questi scontri al calor bianco. Sul problema in sé non ha alcuna incidenza, favorendo solo qualche scontro parlamentare e i soliti teatrini televisivi. C’è poi l’inutilità, ed è molto peggio, rispetto all’unica soluzione che sembra prospettarsi per un problema di queste epocali dimensioni: sottrarre la giurisdizione sui migranti ai singoli Paesi e consegnarla all’Unione europea. Rendendola responsabile dell’identificazione, della concessione o meno del sacrosanto asilo politico a chi fugga da guerre o persecuzioni e dei rimpatri verso i Paesi considerati sicuri dall’Ue.

Ecco perché la Commissione europea ha mostrato un prudente interesse per l’esperienza del centro d’accoglienza in Albania: perché potrebbe costituire un primo passo lungo questa strada impervia, purché si arrivi a un’extraterritorialità reale. I 16 approdati a Shengjin, come tutti quelli che seguiranno sino a un massimo di 3000 al mese, saranno soggetti alle nostre leggi e ai nostri tribunali, ricorsi inclusi. Come ovvio.

Dunque, l’unica differenza fra l’Albania e gli spesso indecenti centri di accoglienza in Italia finirà per essere l’impossibilità di scappare e di montare su un treno diretto in Francia o Germania.

Sullo sfondo di un’altra realtà che i polemisti cercano di mettere sotto il tappeto: di italiani ce ne saranno sempre meno e avremo bisogno di far entrare sempre più immigrati. Regolari, si intende, disposti a coprire quei lavori che noi non abbiamo più intenzione di svolgere o per i quali non troviamo più nessuno.

Per far arrabbiare un po’ gli “umanitari” a giorni alterni, sarà altrettanto necessario scegliere gli immigrati in base alle diverse esigenze. Come fanno in Germania, dove peraltro hanno accolto 1 milione di siriani in fuga dalla guerra. Giusto per ricordare che l’umanità si esercita con azioni concrete e non a chiacchiere.

di Fulvio Giuliani

I 16 (che poi sono 12)

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2024-10-17 19:59:18

2024-10-17 17:59:18

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