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title: Sul caso Cospito si litiga sul nulla
description: Ci sono tre ragioni ben precise per rendersi conto che se si parlasse dei fatti e della realtà certe cose non succederebbero.
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date: 2023-02-03
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/sul-caso-cospito-si-litiga-sul-nulla/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, politica, società]
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# Sul caso Cospito si litiga sul nulla

![Cospito](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/02/Evidenza-sito-17-1.png)

Ci sono tre ragioni ben precise per rendersi conto che se si parlasse dei fatti e della realtà certe cose non succederebbero

**La settimana scorsa era il governo, a detta dell’opposizione** (assumendo il falso, ovvero che il ministro Nordio volesse cancellare le intercettazioni), **a favorire la mafia.** **Questa settimana è il Partito democratico**, a detta della maggioranza (assumendo il falso, ovvero che si sia resa visita in carcere a un detenuto agganciato dal crimine organizzato), a favorirla. Ora piantatela. Questa faziosità ottusa è lesiva della dignità nazionale e della credibilità residua che resta alla politica. Un incarognimento finalizzato allo spettacolo. Potrà infervorare le vostre tifoserie ma è un diuturno insulto alla ragionevolezza, un impegno da picchio fastidioso e ripetitivo. **Ci sono tre solide ragioni per rendersi conto che se si parlasse dei fatti e della realtà certe cose non succederebbero.**

1. **Cospito non è detenuto perché anarchico, ma perché criminale**. La Federazione anarchica italiana da tempo accusa quelli di Cospito di non essere anarchici ma violenti e che l’uso di “informale” al posto di “italiana” serve a ingannare sulla sigla, che fa sempre Fai. Nessuno pensa di liberarlo e nessuno intende cedere al ricatto dello sciopero della fame. **Resta in carcere e deve scontare la pena, secondo quanto prevede la legge e dispone il giudice che presiede alla sua esecuzione. Quindi si sta litigando sul nulla.**

2. **È non solo lecito ma doveroso discutere della condizione delle carceri e anche del regime regolato dall’articolo 41-*****bis***** dell’ordinamento penitenziario.** Senza essere insultati quali complici o amici dei criminali. Una volgarità che ieri la sinistra usò contro la destra e ora la destra usa contro la sinistra, confermando solo la comune volgarità. Lo scopo della norma è impedire che criminali pericolosi mantengano collegamenti con la propria organizzazione esterna. Tale scopo deve essere preservato. Che per conseguirlo siano necessarie tutte le preclusioni in atto è discutibile. La sicurezza collettiva non comporta inumanità del trattamento per il detenuto.

3. **Non solo non è neanche in discussione l’ipotesi folle di cedere a un gruppo di violenti che agitano qualche piazza, ma si spera e conta che siano identificati, processati e, se del caso, condannati.** Ribadire questa ovvietà non ha senso, salvo segnalare che – anche in ciò – si sta discutendo del nulla.

**Se questi tre presupposti fossero riconosciuti, nel comune interesse, poi non solo ogni differente punto di vista sarebbe accettabile, ma utile.** Posso ben dire che non condivido questa o quella idea, senza per questo sentirmi in diritto e men che meno in dovere di dare all’interlocutore del complice del crimine. Si chiama “civiltà”. E faremmo bene a ricordarcene tutti, perché vivere senza memoria porta male. Ieri ci ha lasciati Enzo Carra, che fu esposto in manette. Una barbarie. Ma i genitori politici degli odierni astanti (politici, perché loro sono sempre gli stessi) – il Partito comunista e il Movimento sociale – non inorridirono: giustificarono. Non sarà litigando oggi che ci indurranno a dimenticarlo. Quando passò la giusta “legge Pecorella”, che cancellava la ricorribilità delle sentenze d’assoluzione, fu la sinistra a gridare allo scandalo. Quando il primo governo Conte cancellò (falsamente) la prescrizione fu una parte della destra a plaudire.

**Intanto, in un solo giorno, apprendiamo che un assassino è evaso dai domiciliari, mentre un cittadino è assolto da spaccio di droga dopo 17 anni.** Solo che il primo non era ancora condannato in via definitiva, dopo lustri, e per questo stava ai domiciliari anziché in galera, mentre l’assoluzione del secondo è ancora ricorribile. E lo schifo continua.** La nostra rubrica “Giustiziati” non è un insulto ma un atto d’amore per la giustizia dalla malagiustizia violentata, un inno al diritto contro la pratica dello storto**. Questi sono i problemi, questa la realtà di cui i partitanti sono corresponsabili. Il marziano è Nordio, impolitico piantone del diritto, ma collaborano nel rendergli arduo passare alle riforme.

Di *Davide Giacalone*
