Tfs degli statali, la Consulta fissa una scadenza al Parlamento
Il pagamento del tfs – il trattamento di fine servizio – dei dipendenti pubblici torna al centro del confronto tra Corte costituzionale e legislatore
Tfs degli statali, la Consulta fissa una scadenza al Parlamento
Il pagamento del tfs – il trattamento di fine servizio – dei dipendenti pubblici torna al centro del confronto tra Corte costituzionale e legislatore
Tfs degli statali, la Consulta fissa una scadenza al Parlamento
Il pagamento del tfs – il trattamento di fine servizio – dei dipendenti pubblici torna al centro del confronto tra Corte costituzionale e legislatore
Il pagamento del tfs – il trattamento di fine servizio – dei dipendenti pubblici torna al centro del confronto tra Corte costituzionale e legislatore. Con l’ordinanza n. 25 dello scorso 5 marzo la Consulta ha nuovamente esaminato la disciplina che prevede il differimento e la rateizzazione della liquidazione spettante ai lavoratori pubblici al termine della carriera. La Corte ha rilevato che i richiami già formulati nelle sentenze del 2019 e del 2023 non hanno prodotto una revisione sostanziale della normativa. Per questa ragione ha scelto di rinviare la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale all’udienza del 14 gennaio 2027, assegnando al Parlamento un anno di tempo per intervenire con una riforma.
La disciplina attuale deriva dalle norme introdotte durante la crisi del debito sovrano del 2010. In base a queste regole, il trattamento di fine servizio non viene corrisposto immediatamente al momento del pensionamento. Il pagamento inizia infatti dopo un periodo di differimento che oggi è pari a nove mesi. A questo si aggiunge un sistema di rateizzazione. La prima tranche non può superare i 50mila euro. La seconda viene corrisposta dopo dodici mesi. E, per importi più elevati, è prevista una terza rata con un ulteriore anno di attesa. Il risultato è che, per molte liquidazioni di importo consistente, l’erogazione completa può richiedere diversi anni.
Nelle precedenti decisioni la Corte costituzionale ha ricordato che il trattamento di fine servizio rappresenta una forma di retribuzione differita, maturata nel corso della vita lavorativa. La garanzia costituzionale della retribuzione, prevista dall’articolo 36 della Costituzione, non riguarda soltanto l’ammontare della somma dovuta ma anche il momento della sua corresponsione. Un differimento prolungato nel tempo può quindi incidere sul diritto del lavoratore a ricevere quanto maturato. Secondo la Consulta, le modifiche introdotte negli ultimi anni – come l’ampliamento delle categorie che possono ottenere il pagamento entro tre mesi o la riduzione di tre mesi del termine di liquidazione dal 2027 – hanno una portata limitata e non configurano ancora un percorso di superamento del sistema.
Pur ribadendo il problema di compatibilità costituzionale, la Corte ha ritenuto che una dichiarazione immediata di illegittimità produrrebbe effetti rilevanti sulla finanza pubblica. L’eliminazione simultanea del differimento e della rateizzazione renderebbe immediatamente esigibili tutte le liquidazioni maturate e non ancora pagate. Secondo le stime dell’Inps, l’impatto sui conti pubblici potrebbe raggiungere circa 15,6 miliardi di euro. Per questo motivo la Consulta ha scelto di rinviare la decisione, lasciando al legislatore il compito di definire modalità e tempi di una riforma che tenga conto anche dell’equilibrio di bilancio.
Il rinvio all’udienza del 14 gennaio 2027 introduce una scadenza precisa nel confronto tra Corte e Parlamento. Entro quella data il legislatore dovrà individuare un percorso normativo che preveda il progressivo superamento dei meccanismi di attesa e rateizzazione. L’intervento potrebbe essere collocato già nella prossima legge di bilancio, dove verrebbe definita una transizione graduale capace di distribuire gli effetti di cassa su più esercizi. In assenza di una riforma, la Corte potrebbe tornare sulla questione con una decisione di illegittimità costituzionale della disciplina vigente.
Il tema del Tfs dei dipendenti pubblici incrocia due esigenze difficili da conciliare: la tutela di un credito maturato dal lavoratore e la gestione dell’impatto finanziario che deriverebbe da un pagamento immediato e generalizzato. Una riforma dovrà quindi muoversi su questo terreno, definendo tempi di pagamento più coerenti compatibili con la programmazione della spesa pubblica. Il punto non è soltanto ridurre le attese, ma stabilire regole stabili e prevedibili.
di Riccardo Renzi
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