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title: Travaglio PD
description: Dopo la pesante sconfitta in campo elettorale, è in corso un vero travaglio nel PD, sul cui futuro se ne sentono di cotte e di crude.
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date: 2022-10-07
author: Luca Ricolfi
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, politica]
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# Travaglio PD

![PD](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-76.jpg)

Dopo la pesante sconfitta in campo elettorale, è in corso un vero e proprio travaglio nel PD, sul cui futuro se ne sentono di cotte e di crude.

**Sul Pd e sul suo futuro se ne sentono di cotte e di crude**. Improvvisamente, gli stessi che hanno passato un quarto di secolo a** respingere sdegnosamente ogni critica alla sinistra ufficiale riversano su di sé un mare di critiche**, le stesse che fino a ieri – quando a formularle erano osservatori esterni – si ostinavano a ignorare. **È come se la sconfitta avesse loro aperto gli occhi** o avesse rotto l’incantesimo che per tanti anni ha loro permesso di non guardarsi allo specchio. Ora, improvvisamente, si accorgono che **non si sono mai seriamente occupati dei veri deboli**, che per l’immigrazione irregolare non hanno mai avuto soluzioni, **che l’ostinazione sui diritti civili a scapito dei diritti sociali è stata un errore**, che il politicamente corretto è “una boiata pazzesca”, per dirla alla Fantozzi.

E parte la sarabanda. **C’è chi chiede un congresso subito**, chi lo vuole a primavera, **chi vuole sciogliere il partito**, chi dice che chiunque abbia avuto ruoli nei Ds o nella Margherita dovrebbe fare un passo indietro, **chi si accorge che nel partito comandano i maschi e le donne aspettano il loro turno,** chi si candida a nuovo segretario/segretaria, chi dice che lo farà «ma solo se sarà utile» (somma ipocrisia). E poi ci sono gli intellettuali, gli scrittori, gli artisti, ognuno con la sua ricetta **per rifondare il Pd, per cambiargli nome, per modificare il simbolo**. Se non vuole continuare a essere solo un “partito radicale di massa”, il nuovo partito ha solo due prospettive fra cui scegliere: **dare ragione ai suoi scissionisti di destra** (Renzi e Calenda) e **provare a diventare un partito liberaldemocratico**; oppure **dare ragione ai suoi scissionisti di sinistra** (Bersani e Speranza) e **provare a diventare un partito socialdemocratico** La «forza del passato», come la chiama Veronesi, è enorme. **Una furia iconoclasta travolge tutto e tutti.** In un impeto vitalista-volontarista sembra che tutto possa essere messo in discussione, che si possa cancellare il passato, ripensare ogni cosa e ricominciare da zero.

**Ma non è così**. La «forza del passato», come la chiama Veronesi, è enorme. **Vissuti per 28 anni** – dalla discesa in campo di **Berlusconi** in poi – **nella credenza di rappresentare “la parte migliore del Paese”, non è facile resettare tutto** e ricominciare da capo. Il senso di superiorità morale della sinistra ufficiale – che si sente l’unica forza veramente responsabile, la sola che ha a cuore le sorti del Paese, la vera custode delle “grandi battaglie di civiltà” – **è difficile da deporre.**

Ma basterebbe fare quel gesto, **presentarsi per la prima volta non come i custodi del Bene ma come una delle tante offerte politiche in campo**? Temo di no, temo che non basterebbe. Perché il Pd è in una trappola diabolica. Se non vuole continuare a essere solo un “partito radicale di massa”, il nuovo partito ha solo due prospettive fra cui scegliere: **dare ragione ai suoi scissionisti di destra** (Renzi e Calenda) e **provare a diventare un partito liberaldemocratico**; oppure **dare ragione ai suoi scissionisti di sinistra** (Bersani e Speranza) e **provare a diventare un partito socialdemocratico**. Il problema è che entrambe queste prospettive sono ostacolate dal fatto che le relative caselle sono già occupate. **A destra c’è il terzo polo, a sinistra ci sono i Cinque Stelle.**

Se il Pd optasse per la strada liberaldemocratica, **non si capisce perché gli elettori non dovrebbero preferirgli Calenda e Renzi**, che quella strada hanno tracciato senza ambiguità. Se optasse per la scelta socialdemocratica, **verrebbe invischiato in un corpo a corpo con i Cinque Stelle**, per stabilire chi sia la “vera sinistra”. Una lotta molto difficile, perché rischierebbe di risolversi in una critica del reddito di cittadinanza e in qualche piccola frizione sui temi che non vedrebbero perfettamente allineati i due partiti di sinistra. Dopotutto, **le altre ‘anomalie’ dei Cinque Stelle si riducono a mere differenze di grado**: sono ancora più giustizialisti del Pd, ancora più ostili a trivelle e simili, un po’ più attenti alle esigenze delle piccole imprese, un po’ meno indulgenti sull’immigrazione irregolare.

**Bastano queste modeste differenze a giustificare la coesistenza di due grandi partiti di sinistra?**

di *Luca Ricolfi*
