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title: Tutto è niente, l’errore fatale del Pd
description: Il M5S e Giuseppe Conte hanno tessuto la ragnatela e alla fine il Pd ed Elly Schlein vi sono caduti dentro come una mosca
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date: 2024-04-11
author: Giancristiano Desiderio
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/tutto-e-niente-lerrore-fatale-del-pd/
categories: [Politica]
tags: [Italia, movimento 5 stelle, pd]
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# Tutto è niente, l’errore fatale del Pd

![Schlein Conte](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Schlein-Conte.jpg)

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2024-04-07 09:34:33

2024-04-07 07:34:33

Tra Elly Schlein e Giuseppe Conte volano stracci che cancellano l'idea di un campo largo: Pd e M5S non hanno alcuna possibilità di condurre una campagna comune

Essere stati facili profeti non ci interessa, “aver ragione“ ancor meno, sta di fatto che - come si era agevolmente previsto dopo la sorprendente, ma pur sempre risicatissima vittoria in Sardegna - l’opposizione si è ritrovata in un baleno in una condizione se possibile ancor peggiore di quella precedente l’exploit sull’isola.

Le opposizioni, per meglio dire, perché è lunare continuare a riferirsi unitariamente a una galassia tenuta più o meno insieme soltanto da un desiderio: tirarsi vicendevolmente improperi e accuse rinfacciando la responsabilità di un “campo largo” defunto prima ancora di essere stato abbozzato.

La sceneggiata barese ha dell’incredibile eppure non riesce a sorprendere. Nella sua genesi, nel corollario di malumori, battute sprezzanti e rassegnazione che l’avvolge. La verità, che valeva anche in Sardegna anche se maldestramente nascosta dal risultato e dai peana interessati della parte di stampa alla caccia disperata di un antidoto a Giorgia Meloni, è che Partito democratico e Movimento Cinque Stelle non hanno alcun reale motivo e possibilità di condurre una battaglia comune. Se non spinti dalla disperazione tattica di sapere di non poter farcela da soli.

Lo capirebbe anche un bambino che queste non sono neppure lontanamente condizioni minime accettabili per costruire un vero progetto alternativo, quello di cui l’Italia - come qualsiasi democrazia evoluta - avrebbe disperatamente bisogno.

A due mesi dalle elezioni europee, dominate da un proporzionale secco che spinge al tutti contro tutti (come ben sanno anche dalle parti della maggioranza), quello che resta della costruzione vagheggiata a sinistra sono rancori che minacciano di minare qualsiasi possibilità futura. Ogni soluzione che non sia un cartello elettorale messo in piedi alla meno peggio e facendo finta di poter abbozzare un programma comune.

Il balletto sulle candidature non è certo un’esclusiva delle opposizioni, basti pensare ai tentennamenti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni o al mistero Vannacci nella Lega, per tacere del gigantesco scoglio Zaia, ma a inseguire sono gli altri.

Questo è un fatto che dovrebbe imporre qualcosa in più della margherita inutilmente sfogliata da Elly Schlein in vista dell’Europee o degli sfibranti Stop and Go di Giuseppe Conte, pensati molto più per logorare che per convincere il potenziale e sempre più lontano alleato.

di Fulvio Giuliani

Campo sbriciolato, altro che campo largo

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2024-04-08 12:15:00

2024-04-08 10:15:00

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2023-05-03 07:47:02

2023-05-03 05:47:02

Il problema è che non si capisce proprio dove la nuova segretaria voglia portare il partito d'opposizione. Una politica che non c'è

Sul serio qualcuna ha pensato che il problema del Partito democratico e di Elly Schlein fosse l’armocromista? Che valesse la pena interrogarsi pensosi sul perché avesse concesso una delle sue rare interviste a Vogue Italia, invece che a un quotidiano o a un classico talk politico?

Come avemmo già modo di scrivere - non per citarci, ma per rafforzare il concetto - il problema è che non si capisce proprio dove la nuova segretaria voglia portare il principale partito d’opposizione. Oltre i sondaggi del momento, si intende, che hanno registrato uno scontatissimo recupero sull’onda della novità e anche di fenomeni radical chic sempre utili con un certo pubblico. Poi, però, arriva il decreto sul lavoro del 1’ maggio e la povertà della linea politica di Elly Schlein emerge in tutto il suo “splendore“: le critiche sono comprensibili e prevedibili (pure troppo), ma è sconcertante che non si riesca a cogliere un dato di fatto persino banale: mettere più soldi nella busta paga dei dipendenti dagli stipendi più bassi non può essere considerato dai medesimi una brutta cosa, neppure immaginando questi ultimi per diritto divino militanti del Pd.

Basterebbe ricordare l’effetto avuto - anche elettorale - dai mitologici “80 euro“ di Matteo Renzi, per suggerire a Elly Schlein un po’ di sana prudenza politica. Anche sui voucher e sui contratti a tempo determinato schiacciarsi su una posizione già abbondantemente occupata dal Movimento Cinque Stelle di Conte fa sorgere spontanea la domanda su quale sia l’indirizzo e soprattutto il punto d’approdo di una politica che non c’è.

Ancora per un po’ si potrà andare avanti a generici richiami sui diritti, ma non molto. Ora che è stato scavallato il 25 aprile, anche l’arma retorica dell’antifascismo non può garantire ossigeno a una politica del giorno per giorno. Bisognerebbe pure decidersi - dalle parti del Pd e di Elly Schlein - a osservare il Paese per quello che è oggi, non per quello che si vorrebbe fosse, in un confuso mix di richiami novecenteschi e passioni da next gen fortissimi sui social, ma pallidi nella vita reale.

Di Fulvio Giuliani

Elly Schlein e la politica che non c’è

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2023-05-03 07:47:02

2023-05-03 05:47:02

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2022-12-15 17:00:00

2022-12-15 16:00:00

“Giuseppi” non è un politico ma un attore di vaglia che interpreta dei personaggi-tipo, impegnati in politica

Come si spiega il fenomeno Conte? In generale, i politologi e i commentatori ricorrono agli antichi canoni della politica italiana: in particolare il trasformismo, che poi è strettamente collegato all’opportunismo di coloro che sanno individuare, in ogni occasione, quale sia la posizione più conveniente da occupare.

Sono tutte analisi sbagliate, perché “Giuseppi” non è un politico ma un attore di vaglia che interpreta dei personaggi-tipo, impegnati in politica. Quelle che sembrano mosse spregiudicate e anche un po’ scorrette nell’agone politico, in realtà sono copioni differenti che l’attore Conte è chiamato a interpretare. Sappiamo benissimo che nel mondo dello spettacolo ci sono attori che sembrano specializzati in alcuni ruoli quali il presidente degli Stati Uniti, il principe consorte, l’ammiraglio, il capo o l’agente della Cia o chiunque altro personifichi un leader. Il fatto che sia o meno un eroe positivo non dipende dall’interprete ma dal soggetto e dalla sceneggiatura.

Capita che le persone abbiano dei talenti nascosti che emergono dagli hobby a cui dedicano parte del loro tempo, soprattutto se sono avvocati. Un altro Conte, Paolo, compone canzoni di successo; il nostro, Giuseppe, fin da ragazzo era iscritto alla filodrammatica del suo paesello e recitava da dilettante nel teatro shakespeariano dove eccelleva nel personaggio di Riccardo III. Al momento della battuta «Il mio regno per un cavallo» il pubblico applaudiva per diversi minuti.

Quando la terribile coppia Salvini-Di Maio era alla ricerca di un “uomo dello schermo” che tenesse loro occupato il posto a Palazzo Chigi, Alfonso Bonafede si ricordò di aver visto Conte recitare, nella filodrammatica, in un’operetta della Belle époque in cui faceva – con eleganza e stile – la parte di un granduca. L’avvocato esordì così a livello nazionale in un ruolo quasi da comparsa, come presidente del Consiglio “per caso” a fianco dei due protagonisti. Strada facendo però “Giuseppi” ci ha preso gusto e ha iniziato la scalata al successo, anche a livello internazionale. Ha iniziato a scegliersi le parti da protagonista, emarginando gli altri attori in ruoli secondari, fino a estrometterli dalla troupe. Poi ha cominciato a scrivere in proprio i soggetti. Il vero salto di qualità lo ha compiuto quando, tra mille difficoltà, è riuscito a scalzare Beppe Grillo dal ruolo di regista.

Oggi Giuseppe Conte è il patron di una promettente casa cinematografica (la “New Five Stars Pictures”) che ha lanciato un’Opa ostile per scalare la concorrenza (la “Dem Company”), offrendo agli azionisti cinque euro per ogni titolo ceduto anche se il loro valore è ormai vicino allo zero. Dei suoi film Conte è diventato produttore, regista e protagonista. Ma ultimamente è tornato alla sua antica passione: il teatro. La sua ultima pièce s’intitola “Reddito amaro”: una sorta di monologo pronunciato in qualità di difensore di una comunità di poveri a cui viene tolto il pane di bocca. L’autore/attore protagonista si esibisce nelle periferie urbane indossando la calzamaglia di rito.

 

Di Giuliano Cazzola

Giuseppe Conte. Fenomeno camaleontico

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2022-12-15 11:55:33

2022-12-15 10:55:33

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