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L’Ue trova l’accordo sul gas

L’UE ha trovato l’accordo sull’energia varando un tetto temporaneo al prezzo del gas. I rappresentanti europei hanno anche trovato l’accordo sull’eventuale ricorso a strumenti di debito comune per fronteggiare la crisi.
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L’Ue trova l’accordo sul gas

L’UE ha trovato l’accordo sull’energia varando un tetto temporaneo al prezzo del gas. I rappresentanti europei hanno anche trovato l’accordo sull’eventuale ricorso a strumenti di debito comune per fronteggiare la crisi.
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L’Ue trova l’accordo sul gas

L’UE ha trovato l’accordo sull’energia varando un tetto temporaneo al prezzo del gas. I rappresentanti europei hanno anche trovato l’accordo sull’eventuale ricorso a strumenti di debito comune per fronteggiare la crisi.
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L’UE ha trovato l’accordo sull’energia varando un tetto temporaneo al prezzo del gas. I rappresentanti europei hanno anche trovato l’accordo sull’eventuale ricorso a strumenti di debito comune per fronteggiare la crisi.

L’Unione Europea ha trovato all’alba l’accordo sull’energia, raggiungendo un’intesa politica sul varo di un tetto temporaneo al prezzo del gas – non viene chiamato così, bensì “corridoio di prezzo dinamico temporaneo sulle transazioni di gas naturale per limitare immediatamente gli episodi di prezzi eccessivi”, ma di quello si tratta – e ipotizzando anche il ricorso a strumenti di debito comune, per fronteggiare la crisi e aiutare famiglie e aziende in difficoltà.

Confermati, fra i nove punti approvati, gli acquisti congiunti di gas e “un nuovo parametro di riferimento complementare (al mercato Ttf di Amsterdam) entro l’inizio del 2023, che rifletta più accuratamente le condizioni del mercato del gas”.

Un oggettivo successo, per quanto sudatissimo e in bilico fino a notte fonda. Una brutta notizia per Vladimir Putin, i putiniani d’Europa, i catastrofisti in libera uscita e gli anti europeisti in servizio permanente effettivo.

Tutto bene, allora? Neppure per idea, considerato che solo ieri sera le cronache da Bruxelles narravano di un presidente del Consiglio Mario Draghi – all’ultimissimo passo da capo del governo – furibondo per le resistenze tedesche e olandesi al tetto del prezzo sul gas e più in generale a una visione unitaria nell’affrontare la crisi energetica.

Nel suo intervento al consiglio dei 27, l’ex presidente della Banca Centrale Europea aveva parlato di conclusioni “inaccettabili”, fatto espliciti riferimenti alla crisi dell’Europa che sarebbe stata determinata dall’incapacità di raggiungere un accordo, mentre con i prezzi dell’energia alle stelle si continua a sovvenzionare la guerra di Vladimir Putin.

Parole dure e chiarissime, pur senza mai citare la Germania, mentre alle cinque di questa mattina, il presidente del Consiglio si è potuto sciogliere in un “È andata bene”.

La battaglia sul tetto al prezzo del gas, del resto, è stata la sua dallo scorso mese di marzo, quando a Berlino e all’Aja neppure volevano sentirne parlare.

Tutto questo nel giorno in cui verrà conferito l’incarico di formare il governo a Giorgia Meloni. Al netto delle sconclusionate e imbarazzanti ultime 72 ore, è questa la vera eredità con cui sarà chiamato a confrontarsi il nuovo capo dell’esecutivo italiano: la leadership di Mario Draghi.

Paragone difficile per chiunque, ma anche un punto di partenza di grande solidità e prestigio per l’Italia e soprattutto un quadro di riferimento ai valori europei, atlantisti e occidentali in cui Giorgia Meloni ha già pienamente mostrato di trovarsi a suo agio. Forse da sola, ma questo è un altro discorso.

Di Fulvio Giuliani

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