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title: "Un accordo per il bene dell&#8217;Italia"
description: "Le decisioni dei partiti politici italiani nei confronti della Russia riguardano la posizione dell'Italia nel mondo. "
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date: 2022-08-21
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/un-accordo-per-il-bene-dellitalia/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, guerra, Italia, russia, società, UE]
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# Un accordo per il bene dell&#8217;Italia

![Un accordo per il bene dell&#8217;Italia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/08/Evidenza-sito-8-6.png)

Le decisioni dei partiti politici italiani nei confronti della Russia non riguardano solo la "politica estera" ma la posizione dell'Italia nel mondo.

**Il punto non è quello di intestarsi patenti di verginità politica, che praticamente nessuno** - pur con eccezioni che non mancheremo di sottolineare - **può vantare nei confronti della Russia di Vladimir Putin**. Che fra i partiti e anche all’interno degli stessi ci siano differenze, a volte abissali, è altrettanto pacifico.

Far finta di nulla, insomma, non si può. Considerazione che avrebbe dovuto spingere da mesi Matteo Salvini a una presa di distanza non tanto dalla persona dello zar, ma da un’idea del ruolo dell’Italia nel mondo che smentisce la nostra storia repubblicana. **Un allontanarsi da ambiguità che dovrebbe essere più che naturale per l’atlantista Silvio Berlusconi, uomo che si vantava anni fa, con Pratica di Mare, di aver avvicinato Mosca e Washington e scongiurato nuove guerre fredde.** Il grado di confidenza personale con Putin ha ovviamente un suo rilievo, ma davanti a un crimine conclamato come la guerra di aggressione all’Ucraina finisce paradossalmente per perdere di significato. **Condannare il leader russo e le sue scelte è il minimo sindacale.** È facile (almeno dovrebbe). Altro è convincere l’elettore su quale rapporto, una volta tornati al governo, avrebbero con i regimi illiberali e - di converso - con l’Ue e l’Occidente. Cosa che, oltretutto, converrebbe a entrambi, per evitare di consegnare la patente di atlantista alla terza e per loro molto incomoda leader della coalizione, Giorgia Meloni. Quest’ultima, che pur non ha sbagliato una **dichiarazione, avrebbe potuto semplicemente star ferma e zitta e incassare i dividendi delle ambiguità e difficoltà altrui.**

Quanto al centrosinistra, sarebbe un esercizio ridicolo provare a limitare gli ammiccamenti verso Mosca a un passato con cui in molti hanno rifiutato e rifiutano tuttora di fare i conti. **È il presente che ci interessa e nel presente il leader del Pd Enrico Letta ha imbarcato formazioni che hanno appena votato contro l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato.** Una posizione gravemente incompatibile con gli interessi geostrategici dell’Italia.

Passando al M5S e a Giuseppe Conte, parliamo del presidente del Consiglio della ‘Via della seta’ e dei continui ammiccamenti alle ‘democrature’, durante la scombussolata stagione populista che l’Italia ha vissuto appena l’altro ieri. Quando un altro degli alleati del Pd, Luigi Di Maio, inneggiava a posizioni che oggi farebbero felici Xi, Putin e anche il suo imbarazzante scherano Medvedev. Da ministro degli Esteri, però, Di Maio ha compiuto la traversata del deserto e soprattutto ammesso i propri errori. Altri non hanno ancora avuto questa voglia o capacità.

Come evidente, non è necessario rimpallarsi accuse sui rispettivi ingombranti passati, per lasciare l’elettore del 25 settembre privo di punti di riferimento. **Qui non si tratta solo di “politica estera”, ma dell’[Italia nel mondo](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/la-posizione-dellitalia-nel-mondo/), del nostro futuro politico ed economico e anche morale.**

Come accennavamo in apertura, le eccezioni non mancano, a cominciare dal sedicente terzo polo (che i sondaggi a onor del vero danno come quarto e pure staccato). **Carlo Calenda e Matteo Renzi non hanno mai appoggiato alcuna delle scelte tipiche dei regimi così in voga da un po’ di tempo, ma errori e sbandamenti sono inevitabili e potranno sempre essere rinfacciati.** Si pensi a Renzi e ai sauditi.

Ecco perché, come abbiamo scritto e non ci stancheremo di ripetere, sui grandi e fondamentali temi che definiranno il futuro del Paese sarebbe utilissimo e auspicabile un minimo accordo comune. Pochi, ma fondamentali punti su cui convergere, prescindendo da qualsiasi impostazione ideologica, rivalità di partito o personale.

**In una democrazia matura, una simile presa d’atto e di responsabilità garantisce stabilità e credibilità.** Chi dovesse chiamarsi fuori, sarebbe fuori anche dalla possibilità di ricoprire cariche di governo. Nulla di trascendentale, è la storia di decenni di politica inglese, francese, dell’allora Germania occidentale e degli stessi Stati Uniti d’America. Non a caso, il fatto che negli Usa sia recentemente venuto meno questo patto fra opposti schieramenti ha gravemente intaccato l’equilibrio e la credibilità della democrazia americana.

Di *Fulvio Giuliani*
